venerdì 13 giugno 2014

"Me lo chiede(va) il Partito"

Visto lo strepitoso successo del "Ce lo chiede l'Europa" con il quale ci hanno ipnotizzato al punto da imporci come fosse virtù loro ogni nefandezza possibile ora, ringalluzziti da tanto insperato successo a costo zero, spunta il nuovo mantra "Me l'ha chiesto il Partito" (con la P maiuscola, che di Partito ce n'è solo uno e come lui non ce n'é nessuno).
E si sa: se te lo chiede il Partito tu esegui, sospendi in te ogni ragionevole dubbio sulla liceità di quanto ti chiede e agisci.
Agisci in così totale abbandono di ogni umana residua curiosità da nemmeno voler sapere cosa contengano le buste che ti portano in casa: niente, le passi paro paro a quelli del Partito che te lo chiede i quali le ritirano perciò intonse, vergini, mai toccate dallo sguardo innocente e puro.
Nobile, perfino. 
Colpevole a sua insaputa, come è ormai consuetudine di difesa.
Innocente perché nemmeno interessato agli importi contenuti nelle buste, pur chieste ma non certo per proprio interesse e solo in spirito di servizio al Partito, il quale solo sa cosa serve e cosa va fatto, tant'é che sa anche, è appurato, come scegliersi i candidati ideali: in base al non vedo, non sento, non parlo.
E chi è uno di quelli del Partito che te lo chiede?
Oh, tu guarda: un braccialetto bianco!
Uno degli eletti del Partito nel 2013 che nell'occasione ha promesso di riformare la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) entro i primi cento giorni di attività parlamentare.
Va be', che vuol dire?
Una cosa è il voto di scambio politico-mafioso, tutt'altra è andare a far pressione su un candidato, peraltro innocente perché non sapeva, affinché chieda e ottenga dai propri sponsor degli oboletti a sostegno delle spese elettorali sostenute dal Partito dei poveri e dei derelitti.
Nel senso che dopo averne coltivati tanti ora si potrà ben permettere, vivvaddio, di metterli all'incasso, i de-relitti.
O no?

A seguire le cronache giudiziarie c'è sempre da divertirsi: sembra di seguire le intricate evoluzioni di un gioco del quale non si capisce più chi vince, chi perde, chi tradisce, chi s'arrampica sugli specchi e chi invece scivola giù dall'altalena del parco giochi più spettacolarmente remunerativo che sia mai esistito senza farsi nemmeno un'ammaccatura.
E mentre loro scivolando finiscono puntalmente dentro la piscina con le bolle dell'idromassaggio, che tutti 'sti su e giù stancano le loro povere membra noi, intontiti a furia di seguirne le acrobatiche peripezie, svaniamo pian piano dall'orizzonte dei vivi.
Scompariamo dalla scena, ne siamo risucchiati via per insignificanza economica e quindi sociale.
Non giochiamo con loro, quindi siamo inutili o al più siamo pedine di basso/nullo valore da buttare sul piatto giusto per distrarre l'avversario nobile, cioè l'altro, il "Ce lo chiede l'Europa".
Il mondo è la loro app, e noi non c'entriamo una beneamata mazza con le loro configurazioni finali.
E se per caso ci venisse la folle idea di invece contare qualcosa, ecco che azionano puntuali il click che ci sposta nel cestino ripulendo subito dopo anche la cache.
Così che di noi, nulli a perdere, non rimanga nemmeno un cookie tracciante il quale magari, nascosto a loro insaputa nel loro lindo hard disk, si possa un dì riprendere pronto a infettare alla prima occasione i loro dorati retro-schemi di gioco.
Non è cosa: via, sciò, andare.
In quanto de-relitti ci spettan al più le pene: quelle dell'assistere inermi ai finti giochi al massacro fra gli allegri salta-banchi (non sono un politico, non ho la tessera, me l'ha chiesto il partito) e le tre perenni innocenti scimmiette sempre attivissime (non vedo, non sento, non parlo). 
P.S. 
Ovvio che se invece poi uno parla, è fuori gioco e viene subito isolato e messo all'indice come fosse il solo e unico lebbroso. 
E' un gioco così: mai uno che parli senza finire per pagare da solo il dazio per tutti.

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