venerdì 27 giugno 2014

Interno di famiglia con delitto

«Può fare la mamma», la sua «capacità genitoriale è intatta», la «mamma di Cogne, ha preso coscienza della morte di un figlio. 

Per chiarire: mi sono fatta da tempo una mia personale idea sui fatti e non credo la "mamma" sia colpevole


Colpevole di "figlicidio" (termine recentemente coniato sull'onda del più noto "femminicidio", prima usava al più "infanticidio") l'ha invece ritenuta un tribunale. 

E per questo l'ha infatti condannata.

Ora, qualcuno mi spiega cosa mi si vorrebbe suggerire con quel "può fare la mamma", la sua "capacità genitoriale è intatta" o presentandola come la "mamma di Cogne" che "ha preso coscienza della morte del figlio?


Cioè, fatemi capire.

1. E' stata condannata perché un tribunale ha ritenuto che il figlio l'ha senza alcun dubbio ucciso (massacrato selvaggiamente) lei
2. Se è certo (il tribunale) che il figlio l'ha ucciso lei, mi riesce perversa l'affermazione della perizia del tribunale che ritiene la sua "capacità genitoriale intatta". 
"Intatta" 'sti cazzi, direi. 
Logica vorrebbe che se una uccide il figlio, la sua "capacità genitoriale" venga con quell'omicidio quantomeno fortemente compromessa. 
O no?
3. La mamma è sempre la mamma o la "mamma di Cogne", considerata dalla giustizia un'assassina, è anche l'infanticida? 
Le due cose possono stare insieme?
Sì? 
Boh? 
Tecnicamente è mamma di altri due figli, d'accordo. 
Ma il suono della parola "mamma" non dovrebbe evocare in noi un sentimento di protezione e amore filiale incondizionato? 
Se sapeste che vostra madre ha ucciso (massacrato) un vostro fratello, provereste quel sentimento di fiducioso affetto mentre pronunciate la parola mamma sapendola l'assassina di vostro fratello? O vi tocchereste pensando che è meglio fare come dice altrimenti...?
Un dubbio di averla solo scampata non vi verrebbe? 
4. Il fatto che per la perizia abbia "preso coscienza della morte del figlio" mi pare una specie di make-up sociale in stile pulp-trash . 
Il figlio non è che è "morto", è stato proprio massacrato. 
Selvaggiamente e brutalmente massacrato. 
E la giustizia ha ritenuto che a massacrarlo sia stata appunto la madre. 
Posso chiedere se questa ha preso coscienza di averlo massacrato lei o se invece ha preso generica coscienza solo del fatto che indubitabilmente è morto? Tipo, pluff! E' sparito...
Per me direi che fra le due cose c'è un certo abisso logico.

Ma non è stata fin dal primo momento un abisso per la logica tutta la storia del delitto di Cogne?

Ecco, a parte i plastici da Vespa con la madre-infanticida in trasmissione, che già eravamo al surreale, oggi la mettono giù che pare si sia trattato solo di una delle tante fiction  dell'orrore che impestano da tempo la cronaca italiana per cui l'omicidio non è che una puntata come altre nel corso del tran tran quotidiano.
Morti massacrati dai familiari ma che i familiari rimanenti perdonano e anzi, li riaccolgono con amore consolandoli pure per la mancanza di quel "morto" in famiglia come fosse solo qualcuno di incidentalmente assente all'inalterato affetto di chi l'ha fatto sparire dalla scena della vita a colpi di... 
Come se il fatto che quell'assenza, dovuta alla mano materna riaccolta amorevolmente in famiglia, non c'entrasse una mazza con l'assenza di quel terzo figlio mancante dall'odierno ricostituito nucleo familiare.

L'infanticida viene invece oggi presentata dai media quale vittima dell'incolmabile perdita che è sempre la morte di un figlio per ogni madre e che tale perdita, a stare alle cronache odierne, sarà alla fine la sua vera e definitiva condanna, e per questo le si chiude amorevolmente intorno il cerchio magico della protezione familiare con tanto di fanfare mediatiche a suonar l'Alleluja! per l'agognato ritorno a casa che rende la mamma "felice".

E chi ne dubitava?

Però, dico: va be' che i morti sono morti e nulla li riporterà in vita, ma tutto 'sto spreco di amore e perdono intorno al focolare da Mulino Bianco con delitto comincia francamente ad alzarmi la glicemia.  
Non ho idea di quali motivazioni abbiano indotto il perito e il tribunale a concedere i domiciliari in famiglia alla signora Franzoni, che come anticipavo non ritengo colpevole.

Ma se almeno i media la smettessero di presentare gli assassini all'uscita dalla galera come fossero emendati da un casuale peccato capitale grazie a una purificazione ottenuta risiedendo per qualche anno in un convento delle Orsoline, la mia glicemia gliene sarebbe sinceramente grata. 

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