sabato 19 luglio 2014

Arrampicate analogiche

Se, dopo aver disceso e poi risalito per tre volte dei canaloni che finivano con degli strapiombi (che si vedono soltanto all'ultimo momento), le tue gambe si mettono a tremare dal ginocchio alla caviglia e i tuoi denti si stringono, raggiungi prima qualche piccola piattaforma dove tu possa fermarti al sicuro; e richiama alla memoria tutte le ingiurie che sai e lanciale alla montagna, insomma insultala in tutti i modi possibili, bevi un sorso, mangia un boccone e ricomincia ad arrampicarti, tranquillamente, lentamente, come se tu avessi tutta la vita davanti per tirarti fuori da quella brutta situazione.
La sera, prima di addormentarti, quando ripenserai a tutto questo, vedrai allora che era una commedia: non era alla montagna che parlavi, non è la montagna che hai vinto. La montagna non è che roccia o ghiaccio, senza orecchie e senza cuore. Ma quella commedia ti ha forse salvato la vita.
Spesso, d'altronde, nei momenti difficili, ti sorprenderai a parlare alla montagna, ora lusingandola, ora insultandola, ora promettendo, ora minacciando; e sembrerà che la montagna risponda, se le hai parlato come dovevi, addolcendosi, sottomettendosi. Non disprezzarti per questo, non aver vergogna di comportarti come quegli uomini che i vostri dotti chiamano dei primitivi e degli animisti.
Sappi soltanto, ripensando poi a quei momenti, che il tuo dialogo con la natura non era che l'immagine, fuori di te, di un dialogo che si svolgeva all'interno.
Il Monte Analogo - René Daumal - Adelphi pagg. 140-141 

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