martedì 8 luglio 2014

Fronte quotidiano

1. A fine maggio l'azienda per cui lavoro non ha rinnovato il contratto ad alcune colleghe, spedendole quindi a ingrossare le possenti fila della non-occupazione nazionale. 
Fra queste, una collega la quale mi racconta che un paio di settimane fa ha dovuto recarsi nella notte al pronto soccorso per un'insistente tachicardia con difficoltà respiratorie. 
Di lì a qualche giorno l'azienda ospedaliera (Azienda che deve produrre fatturato vendendo salute) le ha inviato a casa il conto: 172€. 
Cornuta e mazziata.
Prima ti tolgono i soldi e il sonno, poi per non lasciarti morire ti presentano in anticipo il saldo così da accelerare le tue esequie.

2. Un'altra collega, laureata in psicologia e da anni col lavoretto temporaneo a progetto, decide di rifare l'esame per l'abilitazione già fatto lo scorso anno e che allora non aveva passato. 
500€ buttati allora, 500€ ributtati oggi, dato che per oscure ragioni non l'ha di nuovo passato nonostante fosse su materia in cui è ferratissima per aver dato su questa 2 ottimi esami. 
Pare che per lavorare dopo la laurea tu debba rifare gli stessi esami già dati dimostrando allo stato, che ti riconosce la laurea, di meritare di poter mettere una targa fuori dalla porta. 
1000€ di tangente da pagare facendo lavoretti precari e intanto la vita passa, in attesa che si compia il miracolo ormai raro di potersi dire vivi a tutti gli effetti.

3. Vive con il compagno, architetto da due anni in un grosso studio della zona con un contratto a progetto più dignitoso, cioè uno da 1.800€ al mese. 
Stipendio dignitoso sì, ma non a gratis. 
Alzatacce ogni mattina intorno alle cinque per essere nei cantieri all'alba e con l'accordo verbale (che le fregature mica vengono messe nel contratto) di una disponibilità tale da non poter far conto su rientri a casa per cena prima delle 9 di sera (se gli va bene). 
L'ultimo rinnovo del contratto gli scadeva il 30 giugno. 
La sera del 30 torna a casa intorno alle 8 e mezza e mentre sta per mettersi a tavola gli suona il cellulare: è lo studio, che gli comunica che quello appena finito è stato il suo ultimo giorno di lavoro perché il contratto non gli sarà più rinnovato. 
Dal giorno dopo va a zero di tutto: zero ammortizzatori, zero liquidazione, zero disoccupazione, zero mobilità, zero cassa integrazione. 
Zero.
Fine del contratto fine del tuo diritto a un tetto sopra la testa e al gas per cuocerti due spaghi, visto che non hai più con che pagarli.
Poi la (prevista) sorpresa. 
Il pomeriggio del giorno seguente gli risuona il cellulare ed è nuovamente lo studio: gli propongono di tornare al lavoro, anche la sera stessa, se vuole: stesso contratto a progetto per un anno ma a soli 800€ al mese. 
1000€ spariti dalla sera alla mattina.
E' successo che nel mese di maggio lo studio ha assunto, sempre a progetto, un neo-laureato poco più che ventenne il quale va a lavorare in studio anche di notte per appunto 800€ al mese. 
Lo studio non vede quindi perché dovrebbe pagare a lui tanto di più, viste inoltre le sue continue richieste di poter essere a casa per cena almeno un paio di sere la settimana.
Se vuoi un lavoro, lavoro ce n'é. 
Soldi no, quelli per averli mi devi dare interi sia il corpo che l'anima e in cambio ti do comunque molto meno di quanto realmente ti serva per campare. 
E' il bisogno che rende più facilmente disponibili e pronti a leccare la mano pur di servire un padrone.

4. Un'altra collega mi racconta ieri che domenica sera si è dovuta recare anche lei al pronto soccorso perché al mare si era fatta un piccolo taglio che sanguinava molto e l'emorragia non dava segni di fermarsi. 
Medicazione sì ma prima la dc, giusto?  
Tu pagare subito 25€, poi avere la medicazione
Come qualcuno ricorderà, 25€ sono l'equivalente di poco più di 4 ore di lavoro per un precario a contratto co.co.pro. (fasullo).
Sapendolo prima, forse era meglio se si cuciva il taglio da sola in casa con ago e filo. 
Si risparmiava la botta di rabbia impotente e pure i soldi per una spesetta al supermercato: tanto, chi se la può permettere più una vita sana?
E' appena il caso di ricordare che saper cucire e cucinare può salvarti la vita più del pronto soccorso che non ha come primo obiettivo il cucirti gli sbreghi ma la riduzione dei costi e l'aumento dei guadagni.

5. Oggi devo andare dal dentista per un'estrazione.
Il pronto soccorso odontoiatrico mi chiede 42€ di ticket: per la serie tu mettere moneta, io cavare dente. 
Chiamo poco fa uno studio privato di cui ho visto la pubblicità su internet: estrazione a 49€, senza obbligo di tesserini sanitari e codici fiscali per dimostrare il diritto alla parziale esenzione per arrivare al ticket da 42€.
Opto per la convenienza: niente attese di ore nella sala buoi, niente fila per il ticket, niente supponenze sprezzanti del personale per cui pare sempre tu sia il fastidio quotidiano e quella sensazione di uscire sempre in debito per qualcosa che però ti sfugge: se pago, sono un cliente o un paziente? Se sto male e vengo da te per le cure, sono un costo o un beneficio per le casse della sanità?
Son tutte domande ormai prive di senso.

1 commento:

  1. E' proprio ora di finirla. Solidarizzo con tutte le persone portate a esempio e coi milioni che rappresentano.

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