lunedì 11 agosto 2014

E' Occidente - Mostar Beach


Non dico una delusione, ma quasi.
Il primo sguardo e' da sotto il ponte: l' arcata e' rifatta con pietre nuove, e fin qui pazienza: forse durera' altri 500 anni ma anche no.
Sul ponte una folla in tutto e per tutto simile a quella vista pochi mesi fa sul Ponte di Rialto: il mondo intero in formato poltiglia umana di ogni colore.
Di bello, da sotto, c'e' che la Neretva salva tutto: scorre uguale da qualche migliaio d'anni e, come forse succede da sempre, dei ragazzotti locali, che hanno in uno spiazzo di roccia a fianco al ponte costruito un trampolino artigianale con una scala di ferro da muratori e un paranco, fanno una gara di tuffi nelle belle acque di un verde intenso.

A bordo fiume, dal lato opposto, cani che giocano, qualche turista in perlustrazione e cartacce, bottiglie di plastica ormai immancabili ovunque, una dolce cascatella che s'intrufola fra alberi bellissimi e roccette andandosi a buttare nel grande fiume che accoglie tutti, tuffatori, cartacce, plastica e nuove acque, continuando indomito a scorrere verso il mare.
Sopra, che poi uno arriva fin li' e si sente in obbligo di sottomettersi al rito: un canaio.
Gente di ogni parte dell'universo: spagnoli, giapponesi con il cono gelato (non ne vedi uno senza), slavi di ogni provenienza, italiani. 
Tutti ugualmente armati di iPhone e tutti impegnati a farsi selfies da postare subito su Facebook.
Ai lati, l'identica fila di negozietti di paccottiglia varia che chiunque sia nato o vissuto in una citta' d'arte italiana (Venezia, Firenze, Roma o Torino), sfugge con malcelata insofferenza.
Via via, camminare verso la parte meno battuta di Mostar, dove si scoprono edifici fantasma con grossi fori tondi da obice riempiti da malte e edifici antichi dove non c'e' malta che possa qualcosa tanto sono stati devastati dalla guerra.
Camminare per strade quasi silenziose, intervallate da giardinetti " da meditazione" a fianco di moschee immerse nel silenzio e minareti, vecchi o nuovi, a punteggiare quartieri residenziali puliti (cicche per terra a parte).
E li', camminando e camminando, scopri l'indicazione che conduce a un vecchio vicolo dove puoi visitare un'antica casa ottomana perfettamente allestita per il turista che s'e' perso e trova pero' qui un momento di pace:interni in legno e tappeti, divani, tavolini disposti ad accoglierti come l'antico ospite di passaggio veniva sicuramente qui accolto dal bey che vi abitava (e del quale alle pareti si vedono le foto con l'antica moglie) a patto tu abbia come allora la buona abitudine di toglerti le scarpe prima di salire le vecchie scale.
Cosa che a quel punto risulta un piacere.
Poi tocca tornare, camminando e camminando, nella bolgia umana che transita su e giù dal ponte e c'e' una sola cosa che a quel punto puoi fare: arrenderti.
Cioe' fermarti un paio d'ore a bere un qualcosa seduto proprio li', ai piedi dello Stari Most, lasciando che il tempo e il mondo ti passi davanti in tutto uguale a quel mondo di turisti sfatti dal gran camminare che trovi qui come a Rialto o sul Ponte Vecchio (Stari Most, appunto) a Firenze.

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