giovedì 27 novembre 2014

Primo: non fare

"Gli antichi resoconti di viaggi diventeranno preziosi come le più grandi opere d'arte; perché sacra era la terra sconosciuta, e non può mai più esserlo"
La provincia dell'uomo - Elias Canetti (1942)

Che dire delle altre cose oggi non più sconosciute?
La Luna,  ad esempio: violata dallo zombie in tuta spaziale, ha perso il segreto fascino che ha incantato l'umanità per millenni facendosi oggetto di un desiderio scientifico tutto teso a prostituirla, cioè a svenderla a pezzi al miglior offerente.

Non parliamo poi della terra: da quando la sapienza contadina ha ceduto la vanga alla scienza "sociale" in cambio di un posto nella meccanica, tutto si è andato progressivamente trasformando in deserto.
Umano, ambientale, culturale, spirituale.
Hanno chiamato allora progresso ciò cui oggi non sanno rimediare che con il decesso.

Ma abbiamo una speranza: la disoccupazione.
Il non fare è l'occasione che la terra offre all'uomo per riequilibrare l'eccesso di approccio scientifico alle cose del mondo (il marketing è quella scienza il cui unico scopo è, detta in estrema sintesi, rimbecillire gli eschimesi al punto da riuscire a vendergli ghiaccioli, però alla menta) ha sepolto la terra di merda a buon prezzo.
La disoccupazione ne è il risultato, il disoccupato non è che una cellula sana di ecologia sociale forzata dal divino per indicarci ciò che è su tutto sacro e inviolabile: la vita sulla terra.
Fosse per me, premierei quindi non più il fare, cioè l'esser attivo, cioè produttivo (cioè, ecologicamente dannoso); ma il non fare.
Si è fatto fin troppo, e l'eccesso ci sovrasta al punto da toglierci di sotto ai piedi ogni diritto di abitare su questa martoriata terra.
Rivoluzionario oggi sarebbe non lottare per un lavoro, ma solo per quel reddito che consenta a chi svolge il durissimo compito di riequilibrare gli eccessi di merda, prodotta da vanesi, egoisti e spreconi, di continuare a far niente per salvare il mondo dei vanesi da se stessi.
Chi non fa, ha quel compito di pareggio ecologico universale che solo un drogato di sé, uno di quelli capaci di definire l'uomo merce umana senza arrossire, può ritenere un'inutile bocca da sfamare.
Nell'equilibrio delle cose, oggi la disoccupazione è necessaria perché lo è smettere di fare qualunque cosa così da recuperare alla terra quella sacralità ormai sconosciuta e astiosamente combattuta dall'imperante religione della scienza, dalla quale ormai non si salva più niente e nessuno.

La Luna violata era l'inizio della fine per la terra, e per gli umani che la abitano.
Un segno, un avviso, un undici settembre senza il technicolor e un'anteprima per tutti.
 
Onoro oggi chi non fa, cioè chi è fuori da qualunque forma di produzione: egli provvede, spesso in solitaria e scientificamente boicottato, a quel compito ingrato che ogni altro fugge perché teso solo alla propria quotidiana panza.
Lui invece, il disoccupato, in silenzio pareggia per tutti, con il suo forzato far niente, la follia umana dell'aver sempre fatto tutti fin troppo.

7 commenti:

  1. Bellissimo post, saggissime considerazioni che mi trovano completamente d'accordo. A essere davvero socialmente utile, anzi: umanamente utile, cerco, nel mio piccolo, di contribuire impegnandomi strenuamente nella mia attività preferita: l'ozio, e cercando di produrre il meno possibile. Non mi aspetto un premio: lo è già poterci in qualche modo andare vicino.

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    1. Mi impegno anch'io, ma farsi certo meno fatica se avessi una piccola stampante per euro a portata di mano...prossima vita arrivo meglio attrezzata...

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  2. Concordo anch'io.
    Però ho qualche dubbio che l'uomo sulla Luna ci sia andato per davvero.
    Oppure i costi sono stati superiori alle aspettative di saccheggio, visto che poi non ci si andati più.....

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    1. Se non ci è andato voglio indietro i soldi e pure I miei sogni...

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  3. Però nel mio ozio un po' di scienza - magari filologica - ci starebbe bene :-)

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    1. E infatti, a questo serve l'oziare: a coltivar interessi che hanno per noi un valore senza dover starne a calcolare il prezzo.

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  4. Be', ma solo per quella scampagnata caracollante da palombari per niente chic, non crederanno mica di aver fatto davvero a pezzi tutto il mistero della Signora della Notte, vero? Ci sono ancora così tanti lati oscuri di così tante lune, reali o simboliche, da esplorare, che la fantascienza batterà sempre la scienza dieci a zero; e non si accettano scommesse.
    Ciao cara Ross, che la notte ti sia lieve, con tutto il suo carico di sogni inossidabili.
    marilù

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