lunedì 1 dicembre 2014

C'era una volta...

Anobii, il social dei libri e dei lettori.
Social ideale per chi ama leggere, commentare ciò che legge, avere un posto online dove inserire nella libreria ogni nuovo acquisto per commentarlo poi liberamente una volta finito di leggere.
Una comunità virtuale di amanti della lettura che, nonostante il sito fosse negli ultimi anni un po' abbandonato a se stesso, ha continuato a tenere il sito vivo con lo stesso genere di amorevole pazienza che ogni lettore appassionato dedica anche al libro più malmesso.
Poi, lo scorso anno, è arrivata Mondadori.
Ha dato probabilmente un'occhiata al numero di libri caricati (siamo oggi a 43.854.612 libri), alle recensioni autentiche di autentici lettori, alle discussioni dei gruppi che sul sito alimentano interesse per un autore, per un genere letterario o si confrontano su argomenti della più varia specie ma sempre e solo inerenti ai libri letti o da leggere, consigliati da alcuni o demoliti con stroncature fulminanti da altri.
S'è fatto due conti immagino, Mondadori, e si sarà detto: ehilà, questi comprano e leggono libri, questo sito è il mio pane. Ci metto qualche euro e incremento le vendite.
Nel giro di poco tempo sono iniziati i problemi.
La prima cosa che andava fatta era ovviamente migliorare l'operatività del sito, renderne la gestione meno titanica per l'utente.
Cambiano come prima cosa la schermata dell'homepage. 
Mentre fin lì il focus era sui nuovi libri caricati dai lettori e sulle loro ultime recensioni, tutto ora si è spostato sulle copertine dei libri caricati, come fosse il social solo una vetrina e i lettori una sorta di sponsor gratuiti.
Dopo che nell'ultimo mese le cose sono ulteriormente degenerate, con oggi mi rassegno all'addio all'unico social network che gratificava la mia perversa passione per chiunque legga e scriva di cose libresche.
E' un dolore cui mi ero preparata e a cui però faticherò ad abituarmi, però due cose le vorrei dire.
Un sito, un social, qualsiasi pagina online, è viva solo e sempre grazie agli utenti che la frequentano.
Ciò che mi irrita, è vedere invece come ogni bella cosa in rete, appena diventa appetibile per il business, che ne valuta il potenziale in base al numero di contatti e alle interazioni, diventi subito un'altra cosa.
Cosa?
Un prodotto. 
Se sono però gli utenti a tenere in vita i social, i blog, i quotidiani online con le loro interazioni, i loro commenti e anche con le loro polemiche sì, e a volte con la maleducazione di qualcuno, perché no, non si capisce perché mai chi su questo vuol fare business puntualmente ne cambi la natura, tradendo di fatto lo spirito autentico dato dagli utenti in rete.
Perché in rete, piaccia o meno, la maleducazione funziona come attrazione più e meglio della buona educazione, come in qualsiasi altro contesto: dove sprizza sangue, l'attrazione è istintiva e garantita. E per ampliare la platea di utenti di un sito funzionano spesso meglio le botte da orbi virtuali che gli inchini, le riverenze e i baci in bocca.
Anobii si è sempre salvato da tutto questo: niente o scarsissima pubblicità, zero cafoni, zero maleducazione, mai viste vere botte da orbi (al più ragionate prese di posizione sul valore di qualche autore).
Tutti sempre e solo a parlare di libri, generi letterari e autori.
Di ogni genere, dal fumetto al noir, dall'Harmony al tomo universitario ormai introvabile (e scambiabile o vendibile dal proprio account), dall'ultimo Strega al primo fino a testi di teatro e sul teatro, di musica e sulla musica, di filosofia e sulla filosofia.
Vederlo oggi in mano al business che vuol fare business di libri (obiettivo sacrosanto, sia chiaro, ma in questo caso forse un po' miope), è come assistere al crollo della torre di Alessandria.
Non vi sembri esagerato il paragone: quando si parla di libri si parla sempre e solo di passione per la lettura e quindi del sapere.
E chi ama la lettura, chi la ama veramente sa, anche quando non lo sa, di essere orfano di tutti i libri che non riuscirà mai a leggere in una sola vita e che quelli bruciati o scomparsi per l'usura del tempo, sono perdite di pezzi del proprio dna non più recuperabili.
Senza le parole, senza i libri, senza chi li scrive e chi li legge, questo mondo sarebbe un luogo di barbarie insopportabile.
Anobii, ciò che era e non sarà più, non sarebbe ancora in piedi senza i lettori anobiiani che già comprano libri, che recensendoli sono già sponsor gratuiti di libri e case editrici, rischia di non sopravvivere alla logica mercantile dell'editore che se l'è voluta comprare per farne...cosa?
Anobii è un mondo di lettori che Mondadori dovrebbe coccolare migliorando certo il sito ma ascoltando le moltissime segnalazioni di disservizi dei lettori, non nicchiando e proseguendo in un'idea che più i giorni passano e più pare essere quella di usare i lettori per piegarli alle proprie visioni su come o cosa dovrebbe diventare Anobii.
Senza lettori appassionati, Anobii rischia di diventare solo un altro sito di vendita libri, come ce ne sono già infiniti nessuno che sia riuscito a imitarne lo spirito.

Senza Anobii, ai lettori restano comunque i libri, quelli veri, fisici, sugli scaffali e sulle librerie di casa.
E questi lettori restano lettori, che troveranno ognuno il proprio modo di gestire le proprie librerie fisiche anche senza Anobii.
Questo mi fa pensare che alla fine, ciò che ha valore reale è ancora e sempre ciò che può essere conservato perché materialmente esistente.
La rete è ormai un luogo per predoni: arrivato il business, in ritardo, tutto viene manipolato in funzione di obiettivi di vendita, alterato di senso al punto da mancare alla fine quegli stessi obiettivi, soggiogato alle ragioni del mercato che impone ancora le fallimentari leggi del marketing, ormai morto e sepolto, come succede per la vendita di ogni altro prodotto in ogni altro aspetto della nostra reale esistenza.
Perché la rete funziona se funziona la vita reale.
Al più, puoi piegare un feisbucchiano al tuo obiettivo di mercato, mai un blogger, un anobiiano autentico, un cercatore di perle nel mare di fesserie che la rete è in sé.
Così, come tempo fa mi andavo convincendo che sarebbe il caso di ripristinare anarchici diari fatti di carta e penna, sarà il caso di mettere su carta anche ogni pensiero lasciato qui che volessi salvare per me stessa, per dire di averlo pensato un giorno.
Per chiudere, la sensazione è che anche per la rete siamo al "C'era una volta...".
Doveva essere un "per sempre", ai primi approcci con la rete questo si diceva:"Ciò che scrivi in rete rimane per sempre, quindi attenta a ciò che scrivi".
Figuriamoci.
E' sparito il primo vecchio blog su Splinder, di cui non esiste più traccia alcuna in rete.
Sparirà la bellezza dell'Anobii che fu.
Forse un giorno perfino Blogger diventerà un "C'era una volta..." e di ciò che qui oggi ho scritto non resterà alcuna traccia.
Tutto passa, questa l'inesorabile legge di ogni cosa che vive.

7 commenti:

  1. Rimangono gli zombie, che non sanno di essere morti.

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    1. Vero. Ma temo siano molti di più gli zombies che non sanno di esser vivi.

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  2. Chi non è non è stato e non sarà.

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    1. Sì, ma rimane da stabilire se una homepage sia, nel momento in cui è; o se non sia mai stata pur essendo noi certi di averla in un certo momento virtualmente abitata.
      E' tutto molto incerto, qui dentro la rete.
      Il web ci cattura come un ragno le mosche di cui si nutre per risputarle quando ormai non sono che involucri vuoti...

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    2. "Il web ci cattura come un ragno le mosche di cui si nutre per risputarle quando ormai non sono che involucri vuoti..."

      Bella immagine, incisiva ed eloquente.
      Però, in fondo, il web agisce (o reagisce) un po' come noi umani, come la nostra memoria individuale e collettiva: ricorrendo alla rimozione, se non proprio sempre, almeno spesso. E mi piace insistere sul concetto di rimozione, piuttosto che su quello di smemoratezza ed eliminazione irrecuperabile, perché, a dispetto delle mie inesistenti conoscenze di informatica, sono portata a pensare che un archivio completo di tutto quanto esce fuori da tutte le tastiere, foss'anche quelle in caratteri cuneiformi o braille, archivio per giunta fornitissimo e aggiornatissimo, seppure accessibile solo agli "strettamente autorizzati", permanga eccome. Sennò perché avrebbero allargato la "rete" dall'impiego dei soli laboratori e atenei di ricerca avanzata all'uso comune, aperto a tutti? Solo per far guadagnare un bel po' di quattrini a Bill Gates e Zuckerberg o ai vari inserzionisti del mega-circo pubblicitario? Non bastavano, forse, i laboratori, gli uffici, le industrie, le scuole e le università, per i primi, e la tv, il cinema, la radio e i giornali, per i secondi?

      Siamo molto più "interessanti" -- purtroppo -- di semplici involucri vuoti per certi personaggi mai sazi di nutrire il proprio ego (cioé le proprie innumerevoli, mai realmente ammesse paure) e calpestare anche la più elementare dignità altrui, pur di raggiungere quel loro nefasto, primario obiettivo.

      Ciao Ross, scusa per queste divagazioni a gogò, ma i tuoi testi sono sempre così stimolanti e interlocutori! Colpa tua, diciamocelo.
      Un sorriso e a presto, marilù.

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    3. Eh...colpa mia è sicuro che sia, non mi sottraggo alla dura responsabilità.
      Però (che c'è sempre...), non sono così certa che un "...archivio per giunta fornitissimo e aggiornatissimo, seppure accessibile solo agli "strettamente autorizzati", permanga eccome..
      Cioè, sono certa che qualcuno conservi anche ciò che viene cancellato e che ciò che non viene cancellato finisca per sparire seppellito dalla mole di testi che vengono a ogni minuto inseriti nel web.
      D'accordo.
      Ma se non sono più raggiungibili, non è esattamente come se non esistessero più?
      Se un archivio (di qualsiasi genere), finisce blindato dentro ad anfore in fondo alle grotte di Qumran e vi rimane sepolto per un paio di millenni e poi, ritrovato, viene nuovamente sepolto in archivi elitari dove quasi nessuno può vederli né tantomeno leggerli non conoscendo l'antico aramaico, di quale utilità potrà mai essere come "archivio"?
      Magari diventa un reperto archeologico e culturale di grandissimo valore ma a me, sinceramente, in quanto semplice compilatore di testi sumerici per blog, che me ne viene se quei testi non li posso più consultare quando mi servono?
      Detto questo, aggiungo (tanto si sa che parliamo fra me e te), l'altra notizia sul cui filone mi sto inoltrando da un po': ma la rete, non ci farà alla fine diventare un po' più stupidi?
      Nel senso di meno lucidi, meno abili, meno psico-attivi nel senso di capaci di fare, oltre che di leggere e disimparare a scrivere? Notavo quanto sia vero che la tastiera del pc mi renda dislessica, disgrafica, pasticciona e meno lineare nell'esprimere i miei pensieri, che invece vengono meglio con carta e penna.
      A conforto della tesi, oltre agli studi che mi avevano appassionato al primo approccio con la studiosa del genere Maryanne Wolf, autrice di Proust e il calamaro, incontrata a un Festival Letteratura di Mantova qualche anno fa, oggi ho scovato questa notizia.
      Buttaci un occhio e dimmi se non sia il caso di ripensare a un più moderato uso della tastiera e un nuovo utilizzo dei vecchi ferri per compilare un diario, invece di un blog...

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    4. Ross, ti avevo scritto una risposta lunga e articolata, ma, chissà perché, qualche malefico Folletto (non di Babbo Natale) me lo ha inghiottito e fatto sparire in un "click".
      Non ho proprio tempo di riscriverti il papiro, perciò:

      1) ti ringrazio del link all'articolo che ho letto e apprezzato, anche se trovo che si applichi sopratutto a menti e corpi in formazione, più che a quelli già comunque insidiati dai guasti di vecchiaia e decrepitezza incombenti, come i miei.

      2) ti segnalo a mia volta un link, contenente l'esposizione di curiosi avvenimenti che, a mio avviso, potrebbero ben giustificare la costruzione di un archivio globale. Lascio a te e alla tua acuta intelligenza il compito di trovare le...connessioni che ora mi duole proprio di non avere più il tempo di porre io stessa in evidenza.
      Questo è il link: http://www.informarexresistere.fr/2011/05/23/le-pietre-guida-della-georgia/

      Grazie ancora, cara Ross (per me sempre più convincente, vivida e coinvolgente di una Kitty qualsiasi), buona domenica e buon tutto.
      marilù

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