giovedì 13 novembre 2014

Twinkle Twinkle, little star...

"Imposta una zona e ricevi un avviso se il Twinkle esce dai confini"

Non è tanto il Twinkle, cioè il robo qui sopra, che non deve uscire dai confini, ma la persona, l'animale o la cosa embedded al Twinkle .
Ok, non esattamente "incorporato".
Non si tratta infatti di un microchip inserito sotto pelle ma di un dispositivo, meno cruento ma altrettanto invadente, che può essere programmato per svolgere più o meno le stesse funzioni.
Nella presentazione dell'aggeggio, destinato a favorire l'idea che tenere dentro a un recinto chi ami è un atto d'amore, nella homepage del nuovo giocattolo tecnologico si legge:
"...grazie alla geolocalizzazione, ti mantiene in contatto con il tuo mondo"
Con "il tuo mondo" si intende che:
"...Lo puoi usare in tutta tranquillità, non è nocivo e non trasmette radiazioni, bambini e animali sono protetti."
In sostanza, se hai un figlio piccolo (o un cane), e vuoi essere sempre sicuro di dove si trovi, gli metti il Twinkle a tradimento in cartella, in una tasca cucita ad hoc, dentro il cestino della merenda o agganciato al collare (ma solo al cane) e, se si allontana dal recinto invisibile che gli hai stabilito intorno, un allarme sullo smartphone ti dice esattamente dove s'è dileguato il ribelle.
Il bimbo cade in un pozzo e il Twinkle si rompe?
No problem: il Twinkle sarà meno preciso se si rompe il gps, scherza l'inventore interpellato,  ma il Twinkle ti localizza con la sim. Se però si rompe anche la sim, ti perdiamo.

Simpatica l'idea di perdersi rompendo anche la sim, in effetti.
Fine delle bigiate adolescenziali, ragazzini monitorati anche mentre si rubano i primi baci di nascosto; e fine dei rendez-vous amorosi anche per i cani, localizzati anche loro pur in assenza di smartphone, bancomat, carta di credito o tessera sanitaria.
Perché, oltre al comprensibie entusiasmo per il nuovo giocattolo, l'inventore mi conferma che l'ossessione per il controllo e la sicurezza sono ormai penetrati così profondamente nel nostro inconscio da inventarci noi stessi nuove gabbie dentro le quali rinchiudere chi più amiamo pensando con questo di proteggerlo.
Da cosa?
Dal Ba-Bau, l'uomo nero, sempre lui...

Dall'11 settembre ad oggi, viviamo ormai tutti costantemente spiati da telecamere ad ogni angolo, microchip che ci geolocalizzano, che taggano ogni nostro acquisto via bancomat, che spiano quali farmaci usiamo grazie alla tessera sanitaria e all'obbligo delle ricette telematiche, che registrano con chi parliamo e con chi siamo in relazione grazie a informazioni che disseminiamo noi stessi in rete o via cellulare, via Big G o via Twitter, Facebook, etc.
Insomma, pare che stare in gabbia ci piaccia molto, in definitiva.
Tanto al punto da consegnarci quali ostaggi volontari alla potente macchina del super-controllo orwelliano.
Non ci basta. 
L'ossessione sicurezza/controllo ha così talmente condizionato la nostra percezione del mondo da recintare elettronicamente pure il cane e anche i figli, creandogli intorno un'invisibile rete così che del mondo intorno conosceranno solo ciò che noi abbiamo deciso di consentirgli di esplorare e sotto il nostro costante controllo.
Ostaggi noi, pensiamo la salvezza come una forma di prigionia volontaria, ci diciamo sicuri dentro a un recinto e ci raccontiamo di esser liberi di muoverci come vogliamo ben sapendo di non poter essere più soli con noi stessi in nessuna circostanza. 
Tranne quando avremmo bisogno di aiuto, ça va sans dir...
 
Recintiamo i nonni, cioè le persone che sono il nostro mondo, mettandogli al collo il Twinkle con il pulsante "Allarme" attivo esattamente come recintiamo elettronicamente biciclette, moto, auto, computer, iPad che controlleremo da oggi contro i tentativi di furto direttamente dall'app del nostro inseparabile smartphone.
E se ti perdi lo smartphone?
Niente paura, puoi recintare pure quello e localizzarlo collegandoti a Twinkle dal tuo computer.
Pensate di sfuggirgli oltrepassando la frontiera?
Nada, impossibile: la copertura arriva fino all'ex cortina di ferro, più o meno.
Per sfuggirgli, non resta che chiedere asilo politico a uno dei paesi dell'ex Unione Sovietica, possibilmente non l'Ucraina, che potrebbe andare sotto copertura a breve.
"Versatile, pratico, sicuro. Con Twinkle puoi rintracciare in ogni istante le persone che ami. Fallo indossare al tuo bambino, aggancialo al collare del tuo cane o posizionalo nella tua auto. Apri l' app e in un click saprai dove si trovano"
Sinceramente, ma di cosa abbiamo paura?
Di perderci i figli? I cani? La bicicletta o il nonno?
Statisticamente è più facile perdersi un calzino facendo dell'altro uno spaiato a vita, che perdersi il nonno. 
Capita, ma è piuttosto raro. 
Spiacevole, drammatico. Certo.
Ma non è che le strade siano intasate di figli che si perdono o nonni che vagano.
Più facile perdere le chiavi di casa, che ci costeranno di fabbro ben più di un Twinkle con cui non le ho potute recintare. 
O magari capita di perdere la testa per qualcuno, cosa che non ce la farà ritrovare che dopo anni, e comunque non sarà mai più la stessa che si è persa e non ci sarà alcun Twinkle che quella persa me la possa far ritrovare.
Mi fa tornare in mente, questo ennesimo coso elettronico che promette sicurezza e tracciabilità a scopo protezione dal mondo del tuo mondo, quel video sulle false paure dell'ossessiva tiritera sul terrorismo. Che qui non c'è, essendo questo un prodotto creato dall'Occidente produttore di armi usate clinicamente (cioè cinicamente) nei paesi poveri e/o arabi.
Ve lo ripropongo qui a scopo terapeutico quale cura intensiva e gratuita contro l'intossicazione devastante da gps, figlia illegittima di quel 9/11 di cui siamo da allora tutti incinti senza ancora riuscire a capire cosa partoriremo davvero.
E sarebbe il caso di chiederci cosa ci sia successo, per volerci da allora sempre più rinchiudere da soli dentro ai recinti invisibili ma ben più minati di qualsiasi trincea nemica immaginaria.



Ops! Mi segnalano una notizia alquanto sconfortante che resta sul tema:pare che da ottobre 2015 l'UE imporrà l'installazione di dispositivi di allarme nelle auto che si azioneranno in caso di incidente in modo automatico.
Lo scopo è ovviamente "salvare vite umane" e "ridurre i costi della Sanità".
L'UE che manda a picco le azioni dei colossi finanziari farmaceutici e sanitari? 
Dai, sù...

7 commenti:

  1. Notizia inquietante ed irritante!
    Penso che l'ossessione della sicurezza, come tutte le ossessioni, vada combattuta. E' il sintomo di una società malata, paranoica che non fa altro che innalzare muri: mentre cadono quelli di mattoni, ne innalza di tecnologici.
    A volte i nuovi muri sono barriere di controllo come quell'odioso aggeggino, ma sopravvivono anche i vecchi, “cari” sistemi: come il manganello, o il muro che “protegge” il confine tra Usa e Messico, quello tra Israele ed i palestinesi ecc.
    Personalmente, pur vivendo in una città quasi-minuscola come Cagliari, (e pur aggirandomi sul mezzo secolo) continuo a perdermi nelle sue viuzze e la cosa mi piace molto, perché ogni volta scopro qualche viottolo che non conoscevo.
    Da piccolo, con gli amici esploravo la campagna e se avessi avuto quell'ordignetto appresso, non mi sarei gustato niente.
    E purtroppo, avrei imparato a non perdermi.
    Salutone
    Riccardo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Riflettevo qualche giorno fa, in occasione del 25° della caduta del Muro di Berlino, che l'occidente continua ad avere una memoria colpevolmente selettiva pure sui muri, visto che pochi ricordano tutti quei muri (o "barriere", che fa meno impressione ma più male, dato che sono per lo più elettrificate) che ancora stanno ben in piedi.
      1. la "barriera" che separa l'America dal Messico
      2. quella che divide Corea del Nord da Corea del Sud
      3. quella che divide in due Cipro
      4. quelle di Ceuta e Melilla, che al confine fra Spagna e Stretto di Gibilterra "proteggono" l'Europa dall'immigrazione africana
      5. quella in Cisgiordania, eretta dagli ebrei per "proteggersi" dai palestinesi
      6. quella fra Arabia Saudita e Yemen
      7. quella fra Botswana e Zimbabwe (che c'è sempre qualcuno di più miserabile da cui "proteggersi")
      8. quella militare fra India e Pakistan, asetticamente chiamata "Linea di Controllo"
      Ora pare qualcuno, visto che quello che divideva Berlino è passato dalla storia al mito, stia pensando di costruirne uno fra Ucraina e Russia, così da "proteggere" le installazioni militari Nato dall'Orso Russo assetato di terre e mercati da conquistare con la forza sottraendoli all'Europa (letto poco fa in un pezzo sul NYT, per dire...)

      ...continuo a perdermi nelle sue viuzze e la cosa mi piace molto, perché ogni volta scopro qualche viottolo che non conoscevo...
      E' questo il dolore: avere ogni giorno di più la precisa consapevolezza che siamo forse l'ultima traccia di memoria di quale bellezza riservi il "perdersi per trovarsi".
      Le generazioni nate fra fine anni '80 e '90, sono già adattate all'idea che si è vivi solo se si è in rete, cioè dentro la rete, di qualunque tipo sia.
      Quelle nate negli anni 2000 già non sanno di che parliamo, quando raccontiamo il piacere di camminare lungo un fiume sentendo solo il fruscio dei propri passi sull'erba, senza un iPod infilato nelle orecchie e il telefonino a portata di mano per parlare con qualcuno anche mentre si è immersi nel silenzio di un prato o di un bosco.
      La prossima, quella che nasce in questi giorni e sarà adulta quando noi saremo a Villa Arzilla, si convincerà facilmente, sentendoci parlare si "perdersi nei campi", che si tratta senz'altro di sgradevoli allucinazioni senili.
      Ieri ero su un autobus all'ora in cui salivano liceali di ritorno dalla scuola: nessuno era "solo": tutti erano incollati fissi sul display del loro smartphone. Uno di loro, con qualche residuo umano", ha chiesto a una ragazza di inviargli un sms in risposta al suo appena inviato. Vicini, è vero solo ciò che sta scritto sul display. Come se ogni azione dovesse essere confermata per iscritto, l'sms come valore legale del dialogo, la necessità di avere testo da archiviare a futura memoria come prova di un possibile tradimento alle premesse originarie.
      L'incerto e il vago non hanno diritto di esistenza finché non sono definiti almeno in 140 caratteri.
      Riccardo, siamo l'ultima generazione che sa cosa sia e come sia, la vita senza rete di protezione. Con i suoi pro e i suoi contro.
      Dopo di noi, il microchip e il gps...

      Elimina
  2. Tutto vero, ma è vero anche che se scappa il cane e fa danni da qualche parte, il padrone è penalmente responsabile.
    Quindi ben venga un dispositivo che mi dice dove trovarlo...

    RispondiElimina
  3. La cosa tremenda è che sono totalmente d'accordo con te, ma piuttosto che perdere la gatta per i tetti e non sapere che fine ha fatto, preferirei metterle un tuìnchel.

    Ora, se persino io faccio (astrattamente) un ragionamento del genere, vuol dire che siamo destinati a subire il controllo totale, perché ognuno di noi ha un motivo per preferire il dispositivo che controlla, alla vita e alla libertà.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il binomio "sicurezza/controllo" apre così tante diramazioni che districarsene è operazione da frati in ritiro permanente.
      Per me, se il gatto scappa, avrà le sue ragioni, e non è detto che coincidano con quelle che mi do io per mettergli il tuìnchel al collo.
      Vita e libertà sono poi due termini chimera, privi come sono di un soggetto proprio che ne individui inequivocabilmente il senso.
      Forse sono solo due residue mantriche che ci ripetiamo l’un l’altro per sopravvivere a un'esistenza in cattività tentando di diventare un branco.

      Rimane che oggetti (e pubblicità) che fanno appello alla nostra fragile e iper-manipolata pancia, (in questo caso all’ancestrale bisogno di sicurezza dell’uomo delle caverne, rimasto uguale nonostante l’evoluzione dalla caverna al tuìnchel), sono socialmente devastanti perché bypassano totalmente la razionalità rivolgendosi direttamente alla nostra paura dei lupi.
      Se un oggetto mi rimanda all'amore che ho per mio figlio (o per il mio cane), sono indotto a comprarlo perché, nel dubbio se sarà poi utile o meno, voglio esser sicuro di garantirgli ciò che posso per proteggerlo.
      Da cosa? Dalle mie proiezioni mentali su oscure minacce che nel 90% dei casi non hanno alcun riscontro nella realtà: i figli sono pedinati 24h24 e ai gatti tagliamo le unghie, così che hai voglia che i primi scappino e i secondi tornino a salir sugli alberi.
      Come fanno tristezza (a me, ovvio), certi gatti perennemente accoccolati sul divano del salotto e nutriti a crocchette, mi fanno tristezza anche i bambini apparentemente vivaci e a volte perfino aggressivi, che vivono ostaggi di un amore che non li ama che a condizione che siano comme -il-faut.
      Cioè, come dice il dizionario: convenienti, opportuni, decorosi.
      Adattati, insomma.
      Salvi perché in gabbia.
      Liberi è un'altra cosa.
      Vivi, è un'altra cosa.

      Elimina
  4. Ecco, sì, la precisazione secondo cui l'aggancio del dispositivo "acchiappa-fantasmi" al collare è da intendersi solo per i cani è sicuramente una lacuna inspiegabile del foglietto illustrativo della casa produttrice del marchingegno per esodati ante-litteram e forse anche ante-nati.
    Però, caspita, l'uso della little-star-è-sempre-con-te come portachiavi è un'idea geniale. Francamente comincio a essere stufa di frugare nei bidoni della spazzatura e del riciclo della carta, è roba per giovani disoccupati o per specializzandi iper-laureati, ma sempre sotto i quaranta (facciamo pure cinquanta); io c'ho una certa età, ed è l'unica cosa che non riesco a perdere (insieme a qualche chilo di troppo, si capisce).
    Per il resto, non rimane che un solo, des(u)olato grido: aridatece Slimer!
    (e se il piccolo grande "T" fosse un segno della fine dei tempi?)
    Ciao Ross, abbraccione.
    marilù

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Slimer indubbiamente è il padre putativo e pure ideologico del Twinkle, ma quello si limitava ad acchiappare fantasmi, mica acchiappava cuccioli umani e pure cuccioli canini.
      Se poi il grande "T" sia segno della fine dei tempi onon sia invece l'inizio dei tempi nuovi, cioè quelli dell'upgrade da Umani a Umanoidi, è questione aperta: sono già fra noi o lo siamo già noi? Tha's the question...

      Elimina