sabato 6 dicembre 2014

Letargo

Sembra incredibile ma ci stiamo avvicinando di nuovo a Natale.
Sembra roba di pochi mesi fa, il Natale scorso.
Oppure, sembra una cosa solo immaginata, una visione del futuro avuta lo scorso anno uguale, ma in peggio.
Il tempo, intendo.
Uguale.
Grigio piombo con rarissimi sprazzi di cielo bianco e puntuale acqua ogni notte.
Il meteo pare avere un cronometro programmato come la caldaia: va a piovere a ore fisse, da una certa ora di notte a una certa ora di mattina. 
Poi basta fino alla stessa ora della notte seguente...e così via.
Anche il vento va e viene a ore fisse: più freddo e intenso al mattino, calante e meno freddo verso sera, quando inizia a salire una sorta di nebbiolina chimica che di lì a poco si tradurrà in pioggia scrosciante.
Altri fenomeni singolari avvengono...
Come si sa, ho la depressiva abitudine di scattare una foto del panorama fuori dalla finestra ogni mattina al risveglio.
Su quella di tre giorni fa si nota la siepe ancora ben pasciuta di verde.
In quella di stamattina si nota invece che un punto della stessa siepe è completamente defogliato, con l'intreccio dei legnetti dei rami così nudi che sembrano essere stati immersi direttamente nell'agente Orange, mentre il resto della siepe continua a essere verde come prima.
Che si tratti della pisciata acida di un'aquila di passaggio?
Tutto può essere, tranne si tratti di quella di un passero, vista la significativa azione defoliante su un preciso punto.
Del prato non ne parliamo: è ormai una zona paludosa a rischio sprofondamento verso il magma terrestre (e magari si asciugherebbe qualcosa...).
Non assorbe più acqua, la terra.
E l'unica cosa che si nota, nel verde residuo dell'erba dicembrina, sono gli alti riccioli di terra prodotti dai vermi, che immagino in emersione perché a rischio annegamento pure loro.
E delle travi di legno del portico, vogliamo dire?
Marcite, tracollano sbriciolandosi esauste d'acqua verso terra e trascinandosi dietro tralci di viticci spogli insieme a lunghi artigli nudi di quel che non è più un gelsomino. 
I muri esterni si vanno ricoprendo di verdino muffa e i lastroni di granito lungo il perimetro collassano verso il fondo, formando così degli laghetti stagnanti dove a volte sguazzano rospi di un brutto colore bruno maculato.
Da qualche terrazzino delle case vicine crollano pezzi di cemento imbibito d'acqua, altri vicini denunciano infiltrazioni dalle tegole del tetto ormai sature.
Lo scorso Natale, quello immaginato uguale a quello che si avvicina quest'anno, già pioveva a dirotto e da allora non ha mai smesso.
Non parliamo dello scorso Capodanno: roba da rischiare di passarlo in un centro profughi, con lo spumante annacquato e il panettone fradicio.
Dieci a uno che non sarà molto diverso quello di quest'anno.
Il fu Bernacca oggi sarebbe solo un distinto signore disoccupato, vista la pressoché unica stagione delle piogge che va da dicembre a dicembre, con appena qualche giorno di solicello verso ottobre solo per dare modo agli schiavi volontari di procedere all'ultimo taglio del prato prima dellinondazione che lo ridurrà a una palude acquitrinosa.
Ma va tutto bene: sai che dormite sul divano?
Quando finisce questo lungo grigissimo letargo, avvisatemi.
Fino al prossimo mondo soleggiato lasciatemi dormire, che mi manca la luce e tutto mi pare andare dal brutto al bruttissimo.
In ogni ambito e settore.
Che il meteo è roba umana e terrestre che risente, secondo me, di ogni umore e di ogni orrore che la terra e gli umani inventano.
Come potrebbe mai sorgere felice il sole sopra a un mondo dominato da idioti che amano la guerra e la morte più di tutto?

Intanto, a Chioggia è andato in tilt il Baby Mose , così l'acqua alta s'è beffata dell'ingegneria idraulica e ha fatto il suo elegante ingresso in piazza.

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