domenica 18 gennaio 2015

Greta e Vanessa di ritorno dalla guerra

Scrive Roberto Saviano su Greta Ramelli e Vanessa Marzullo:
"...Greta e Vanessa, due giovani donne, non due ragazzine viziate, non due amanti dell'uomo con il kalashnikov, fondano, insieme a Roberto Andervill, Horryaty, un progetto di assistenza con l'obiettivo di portare medicine e generi di prima necessità alla popolazione siriana. Ecco perché partono, per portare aiuti alla popolazione che sta subendo gli attacchi di Assad. Ma al commentatore medio che ci siano centinaia di migliaia di persone a cui manca tutto non interessa..."
La "popolazione siriana" che Greta e Vanessa si proponevano di aiutare era, nero su bianco, nell'obiettivo dichiarato della ong fondata dalle due cooperanti insieme a Roberto Andervill e riportata da Il Fatto Quotidiano:
Greta Ramelli e Vanessa Marzullo erano partite per la Siria non solo allo scopo di aiutare i civili vittime della guerra, ma anche con l’intenzione di distribuire “kit” di salvataggio destinati ai combattenti islamisti anti-Assad. Così le due 20enni potrebbero esser rimaste vittime proprio di quelli che volevano soccorrere sul campo di battaglia. Questi i retroscena inediti dell’ancora oscura genesi del sequestro delle due cooperanti rapite questa estate e liberate il 15 gennaio a quanto si legge in alcune informative riservate dei carabinieri del Ros che il Fatto ha visionato.
Ancora più chiaro l'obiettivo delle due risulta da quanto riportato più sotto nello stesso pezzo:
Le due ragazze erano infatti partite per Aleppo con l’idea di svolgere “un lavoro in favore della rivoluzione” piuttosto che restare neutrali rispetto al conflitto interno al Paese. L’informativa del Ros sintetizza così una telefonata tra Greta Ramelli e Mohammed Yaser Tayeb: “Greta precisa che un primo corso si terrà prossimamente in Siria con un operatore che illustrerà ai frequentatori – circa 150 persone tra civili e militari dell’esercito libero – i componenti del kit di primo soccorso e il loro utilizzo. La donna dice che ha concordato con il leader della zona di Astargi (fonetico) di consegnare loro i kit e che a loro volta li distribuiranno ai gruppi di combattenti composti solitamente da 14 persone, facendo in modo che almeno uno degli appartenenti a questi gruppi fosse dotato del kit e avesse partecipato al corso”.
Più sotto ancora, stesso pezzo:
È datato 26 aprile uno dei colloqui più interessanti. In questa telefonata Greta illustra a Tayeb dettagli e spirito del progetto che lei e Vanessa hanno in mente . “Greta dice a Tayeb – annotano gli investigatori – che quello a cui tengono di più, soprattutto lei e Vanessa, è far capire che il loro lavoro si svolge in favore della rivoluzione e dell’aiuto umanitario, che il loro sito ha come simbolo la bandiera della rivoluzione a differenza di tutti gli altri che lavorano sotto l’egida della neutralità; che sono state protette dall’Esercito Libero e che loro (quelli dell’Esercito Libero, ndr) non sono l’Isis, infatti in alcune zone non indossavano neppure il velo”.
Se dichiari apertamente (pare lo avessero scritto anche sulla loro pagina Facebook), che la parte verso la quale ti schieri è una, e quella stessa parte mette in opera un tuo rapimento a scopo riscatto, sarai ingenua e sprovveduta fin che vuoi ma certo non sei completamente innocente rispetto all'ottenimento del riscatto a favore di chi ti rapisce.
Sbagliare valutazione in buona fede può succedere, non è questo il punto.
Il punto è che dichiararando il tuo sostegno a una sola parte, nel fare la portatrice di kit di soccorso ai rivoluzionari, ti arruoli direttamente a fianco di quell'Esercito Libero Siriano, le cui azioni e ragioni sostieni contro l'altra parte, che rimane pur sempre anche l'altra parte di "popolazione siriana".

Poi, anche ammesso che fossero ingenue le intenzioni, rimane la domanda essenziale: la popolazione siriana che sei andata a sostenere con kit  di soccorso non neutrali, è pur sempre quella parte in lotta contro l'esercito legale della Siria. 
Cioè, per quel che ne so, l'esercito regolare che combatte per il governo legale di Assad ancora sostenuto da molta della popolazione siriana.
E rimane più a monte il fatto che le due cooperanti sono entrate in Siria senza alcun visto ufficiale, in un paese con il quale l'Italia ha rotto ogni relazione diplomatica e grazie ai ribelli in lotta contro il governo legale in carica.
Se invece di cadere nelle mani dei ribelli fossero cadute, di vendita in vendita e da gruppo a gruppo, in mano all'esercito regolare di Assad, cioè nelle mani dell'esercito del governo legale, sarebbero state sbattute minimo in una prigione in quanto immigrate clandestine, nella migliore delle ipotesi, o direttamente fucilate in quanto nemico nella peggiore.
Quando si decide di entrare in un conflitto per sostenere solo una delle due parti, ci si mette con ciò stesso nella condizione di patirne le conseguenze in base a quanto previsto dalla legge di guerra.
E in Siria, comunque la si voglia mettere, è in atto una guerra.
Con tutte le sue leggi.
Quindi, fare delle due cooperanti delle vittime cui mettere l'aureola perché andavano in aiuto alla "popolazione civile", è ragionare a valle senza prendersi la briga di analizzare i fatti a monte: entrate clandestinamente in un paese in guerra per portare aiuto a una delle parti in conflitto che si batte contro il governo legale.
Gli è andata bene, e siamo tutti contenti che siano sane e salve a casa.
Stupisce però che si dipingano le due come odierne sante nostrane eludendo completamente il contesto in cui tutta la faccenda nasce, si dichiara e si sviluppa, quasi che fosse marginale l'implicita condanna di una parte di popolazione nel momento in cui ci si schiera apertamente a favore dell'altra, in un contesto di guerra civile i cui esiti sono tutti ancora da scrivere.
Gli è andata bene ema, piaccia o meno, avrei una migliore considerazione se si fossero direttamente arruolate per combattere con il Libero Esercito Siriano.
Giocare alle crocerossine, senza esserlo fino in fondo e con la neutralità richiesta dal ruolo, ne fa ai miei occhi delle pericolose innocenti delle cui buone intenzioni diffiderei qualunque età avessero.
E questo è il punto.

14 commenti:

  1. Comunque a dispetto della prigionia, le due ragazze sono tornate più ingrassate e..più carine! :)
    Mistero.....

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    1. Significa solo che non le hanno lasciate morir di fame, credo, e di questo voglio sperare siamo tutti contenti.
      Fermarsi a commentare dettagli insignificanti come questo, a lungo andare, neutralizza la nostra capacità di capire qualcosa di appena oltre lo spot per undicenni o il cartone animato per adulti.
      Non lamentiamoci poi del modo in cui ci trattano...

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  2. Saranno anche "dettagli insignificanti", su cui però si sta scatenando una polemica, soprattutto da parte della "destra" per via del riscatto che sarebbe stato pagato per liberare....due fiancheggiatrici di un gruppo sunnita ostile ad Assad!
    Gruppo sunnita che, forse, inizialmente godeva di un tacito consenso di quegli ambienti occidentali che volevano (vogliono ancora?) rovesciare Assad, e con lui l'asse "russo-shiita"....
    Guardando i loro bei volti pieni, tutto mi sono sembrate fuorché due povere prigioniere....

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    1. Le polemiche sull'aumento di peso sono, per come la penso, molto diverse da quelle sul pagamento o meno di un riscatto. O no?
      Sul resto (fiancheggiatrici, etc) è il punto sul quale vorrei provare a ragionare perché se non si chiarisno prima le motivazioni e i passaggi confusi da cui questa storia parte, diventa poi difficile non perdersi in dettagli pruriginosi tipo quanto ha fatto bene alla loro salute il sequestro o se abbiano o meno scopato con i rapitori.
      Le mie domande di partenza sono:
      1. chi le ha finanziate? Dicono di aver racimolato i soldi da donazioni volontarie: chi sono i donatori?
      2. leggevo poco fa che il terzo socio della Horryaty, Roberto Andervill, avrebbe chiarito che la loro società non è né una onlus né una ong, ma una società che nasce intorno al progetto di portare aiuti alla popolazione siriana e ai combattenti anti-Assad.
      3. Chi ha dato loro il permesso di recarsi in una zona di guerra entrando clandestinamente, cioè presumibilmente grazie all'aiuto dei ribelli anti-Assad stessi?
      4. La Farnesina era informata su questo progetto?
      5. le 2 si erano registrate sul sito della Farnesina prima di recarsi in Siria clandestinamente?
      6. Chi le ha sostenute prima della partenza e ha contribuito economicamente alla realizzazione di questo progetto di portare aiuto ai ribelli, che a quel che ne so dovrebbe essere ufficialmente vietato, sapeva cosa stava finanziando?
      Se non si sa chi ha consentito che queste due partissero per andare a portare aiuto ai ribelli, cioè a una precisa parte della popolazione contro l'altra, pro-Assad, che ad oggi risulta ancora al governo legittimamente, non si capisce nulla e tutte le polemiche sui chili guadagnati o sulle relazioni delle 2 con i sequestratori finiscono per distrarmi dalla vera questione in ballo: com'é possibile che il governo arrivi a pagare un riscatto per salvare 2 di cui non dovrebbe sapere niente visto che hanno fatto tutto da sole e andando contro quanto previsto dala legge in materia di "aiuti" in zone di guerra soprattutto in un paese da cui l'Italia ha ritirato l'ambasciatore da circa 2 anni?
      Immagino che dopo la liberazione ora inizierà un'indagine seria e forse, se smettessimo di alimentare inutili distrazioni sui chili di troppo o sul sesso con il nemico (o l'amico), magari potremmo aumentare la pressione verso uan maggior trasparenza sugli esiti di queste indagini.
      Questo per come la penso...

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  3. Le cose possono essere benissimo collegate, proprio per ciò che dici.
    A me non hanno affatto dato l'impressione di due povere ingenue prigioniere provate...
    E questo lo si vede proprio dal loro aspetto non certo da reduci da una lunga e dura prigionia.
    E in quale contesto poi!

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    1. Concordo: molti sono i dettagli che "parlano", e l'aspetto sicuramente dice qualcosa.
      Tuttavia, insisto: l'aspetto non può e non deve catalizzare la nostra attenzione.
      Non sarebbe il primo caso di vittima che coltiva relazioni emotive per il proprio carnefice, e fermarsi al dettaglio ultimo può svilire la ricerca di ragioni sottostanti che a mio avviso sono molto più significative e coinvolgono responsabilità a più livelli.
      Uno su tutti: come diavolo si fa a parlare di "sicurezza" e di "terrorismo islamico" che ci costringe ad accettare restrizioni alla nostra libertà di movimento o di espressione se poi non si è in grado nemmeno di controllare (e nel caso punire) dei civili occidentali che, di propria iniziativa e all'oscuro delle autorità competenti, organizzano progetti di sostegno a un esercito rivoluzionario in un paese in guerra?
      Vero che l'occidente (l'Italia in particolare) è da sempre molto ambigua anche nello schierarsi con una o con l'altra forza in campo, però, accidenti!, se è stato possibile a queste due tirare su denaro, organizzare e mettere in piedi una società che dichiara come scopo il sostegno ai ribelli di un paese in guerra e di partire, attraversare clandestinamente un confine in questo momento fra i più ambigui al mondo (fra Siria e Turchia sostano presenze le più varie, compresi campi addestramento e campi profughi, ong e corpi speciali vari), venir rapite nel giro di pochi giorni proprio da quelli che andavano ad aiutare e venir rimpallate per aumentarne il riscatto finale fino a una liberazione anche questa dai contorni ambigui (leggevo che esiste un filmato, girato appena un giorno prima della liberazione e mai visto da nessuno, tranne quelli a cui è stato inviato, che parrebbe essere stato determinante per la conclusione della vicenda).
      Azzardo una ipotesi fra le tante: chi mi dice che questo rapimento non sia stato uno dei mezzi proprio per finanziare i ribelli senza far passare il denaro da conti pubblici che per loro natura devono essere trasparenti?
      Volere chiarezza su questo fatto, che ritengo diverso da altri simili precedenti, è voler capire non solo il ruolo delle due nella vicenda, ma anche il ruolo dei nostri servizi e dei nostri conti, nella vicenda.

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  4. Pienamente d'accordo con te.
    A me infatti la storiella da romanzetto rosa delle due povere ingenue cadute prigioniere non mi convince affatto, visto che non sono poi così sicuro che prigioniere lo siano state per davvero.
    Mentre invece è più verosimile che siano state parte di un ingranaggio "garibaldino" più grande di loro e che le ha utilizzate per scopi tutt'altro che umanitari....

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  5. Non so, a me Greta Ramelli, con gli occhi sempre bassi nei filmati e nelle riprese circolate/i finora, mi è parsa realmente molto scossa e provata. Anche il faccino pieno di Vanessa, con quel sorriso standard stampato sopra, ha una fissità per niente rassicurante. Non riesco a vederle come complici, al più come vittime di un perfido inganno, ordito anche con la connivenza sorniona dei nostri servizi e del nostro governo, secondo le modalità che tu stessa, con acuta osservazione dei vari fattori coinvolti nella vicenda, hai prospettato come probabili o almeno possibili. Purtroppo il machiavellismo è "cosa nostra" (sigh!).

    Ciaoi Ross, con affetto, marilù.

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    1. Come dicevo, pericolose anche dove volessimo vedere ingenuità, proprio per l' essersi messe volontariamente nella condizione di poter essere usate per scopi altri. In ogni caso, colpevoli pure i servizi, se pur sapendo l' obiettivo sgangherato delle due non hanno fatto nulla per impedire che partissero mettendoli così in dubbio sull'efficacia del loro lavoro.
      Ciò che intendo è che, comunque la giri e fatto salvo che è sempre bene che sia finita bene, risulta piuttosto seccante vivere in una società che trova mille ragioni a difesa dell'ambiguo comportamento di queste due ma mai altrettanta foga per dibattere sui civili siriani vittime sia di (forse) Assad, delle bande a nome multiplo e variabile e pure di due che gli aiuti li concepiscono solo per i ribelli armati che, lo volessero o meno, riescono perfino a largamente finanziare.
      In altri tempi, meno perdonisti e ipocriti, al ritorno in patria sarebbero state prese a legnate sia dallo stato che dai genitori.
      I quali, unici, compatisco...

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    2. Vista l'informativa dei Carabinieri che, a quanto pare, spiavano le telefonate delle due ragazze da mesi prima della loro partenza e ne conoscevano nei dettagli i progetti, è per me impossibile compatire lo Stato -- inteso come apparati, non come cittadinanza ignara e succube, è chiaro.

      I genitori invece sì, che li compatisco, intrappolati nella forbice della solidarietà con i progetti/ideali delle figlie, da un lato e, dall'altro, della non meno urgente necessità di proteggerle dalla loro stessa avventatezza, come pure di tutelare la legalità e l'equilibrio diplomatico tra due nazioni che le due giovani sarebbero andate a infrangere con la loro "migrazione clandestina".

      Detto questo, non me la sento di innalzare un peana di lode ad Assad e alla popolazione rimastagli fedele (se anche esiste). Nel web puoi trovare qualcosa, in inglese, sulla vicenda dell'avvocatessa Rayzan Zaytouni e di suo marito, fondatori di un'associazione a difesa dei diritti umani più elementari, eppure sistematicamente calpestati dalla 'legale/legittima' amministrazione di Assad in Siria da tempo immemorabile. La coppia è stata arrestata o sequestrata (difficile stabilire il discrimine tra le due situazioni) nella notte tra il 9 e il 10 dicembre 2013 in casa propria, insieme a due altri attivisti della loro associazione, loro ospiti, e da allora se ne sono perse le tracce.

      Nessuno è stato finora disposto a pagare riscatti succulenti in cambio delle loro vite, divenute così pericolosamente d'intralcio per la legalità e la pacifica convivenza nel loro Paese.

      Ciao cara Ross, alla prossima,
      marilù.

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    3. No, infatti: nemmeno su Assad so dire niente non avendoci capito un beato nulla.
      Ciò che so è che fino a un paio di mesi prima era ricevuto e onorato da tutte le corti occidentali e che il giorno dopo era il dittatore da combattere perché sanguinario ( e questo mi ricorda un altro capo di stato il cui dubbio prestigio internazionale è finito più o meno con la velocità e che ha fatto una fine comunque indecente, se decisa da chi si erge a campione di democrazia e civiltà).
      Non mi è facile schierarmi da una o dall'altra parte di queste barricate di cui so poco o nulla tranne ciò che si legge sui quotidiani.
      Non è facile nemmeno capire quanto si legge, dato che in questi frangenti sono all'opera controinformazioni dalle due parti.
      Ciò che capisco è nell'area è in atto da qualche anno una sorta di guerra continua ora verso questo ora verso quel dittatore, e che quelli che stanno appena più giù, non meno dittatoriali e non meno repressivi e sanguinari, non se li va a combattere nessuno e anzi, sono partners ritenuti affidabili dai consessi occidentali. Fino a quando non si sa.
      Leggevo giusto ieri sera un libercolo scritto da quella Amina che fece tanto scalpore per aver postato su Facebook la propria foto a seno nudo in stile Femen: interessante, più che la sua storia, è la sua consapevolezza che la tanto tweettata rivoluzione tunisina è finita per favorire dei governi molto più dittatoriali di quello di Ben Alì che hanno combattuto fino a farlo decadere.
      Oggi si ritrovano con una legge islamica che hai voglia le tette su Facebook, del vanto di essere fra i pochi paesi dove, pur con tutto il peggio del governo, si poteva almeno camminare per la strada senza essere costretti a rispettare divieti e tabù che entrano fin nei minimi dettagli della vita personale.
      Insomma, proprio per la difficoltà di capire cosa stia davvero succedendo, trovo che mettersi a sostenere una delle due parti in un conflitto locale è da irresponsabili.
      Per sé e per chi poi deve venirti a tirar fuori dalle peste.


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    4. "Insomma, proprio per la difficoltà di capire cosa stia davvero succedendo, trovo che mettersi a sostenere una delle due parti in un conflitto locale è da irresponsabili.
      Per sé e per chi poi deve venirti a tirar fuori dalle peste".

      Queste mi sembrano considerazioni molto centrate e sagge. Non so se i genitori delle due ragazze in questione ne sono o ne sarebbero stati all'altezza. Comunque, da mamma, ti assicuro che è davvero molto difficile frenare gli entusiasmi e la cocciuta determinazione di due poco più che adolescenti, forti anche del fatto di essere più che maggiorenni, per la legge, ormai. L'unico modo efficace sarebbe stato la denuncia delle figlie alla polizia o ai carabinieri. Io stessa non so se ne avrei avuto il coraggio.

      Vorrei aggiungere che, fino più o meno a settembre dell'anno scorso, sulla storia della Sig.ra Zaytouni era possibile trovare una gran quantità di materiale, scritto in inglese e in altre lingue, tra cui anche il tedesco, mentre ieri ho fatto una gran fatica a trovare qualche vago, pallido accenno al suo caso in un paio di articoli, tanto che non mi sono nemmeno decisa a inserirti, nel commento, uno straccio di link che valesse la pena di segnalare. Eppure solo a settembre scorso, avevo letto lunghi articoli imperniati quasi esclusivamente su di lei e la sua associazione; in uno si raccontava anche di un premio che le era stato assegnato da qualche parte, negli States, per la sua eroica battaglia a fianco di tanti suoi concittadini e delle loro famiglie (un po' tipo le mamme argentine di plaza de Mayo) a cui aveva prestato ogni forma di valida assistenza attraverso la sua associazione e anche col suo talento e le sue conoscenze di avvocato. Avevo letto che a ritirare il premio era andata la sorella, perché lei non aveva voluto spostarsi un centimetro dalla sua "postazione" di guardiana e protettrice dei diritti dei più deboli e dei perseguitati. Avevo trovato anche numerose sue foto, in questo e altri post sul suo conto.

      Adesso, oscuramento totale o quasi. Non c'è una sua foto in tutto il web neanche a pagarla oro (scusa l'ironia, ancora una volta involontaria).

      A proposito di pagamenti, mi sorge il dubbio che le trattative con le "forze ribelli" (!) da parte del nostro e altri governi abbiano imposto, tra le altre condizioni, anche questo assurdo silenzio stampa o tabula rasa. Altro che "Je suis Charlie Hebdo".

      Ciao cara Ross, grazie sempre del TUO impegno a favore della riflessione approfondita e dell'autentica ricerca della verità, anche quando stabilrne con nettezza i contorni è reso quasi impossibile dalle circostanze.
      Con affetto, marilù.

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    5. Forse quanto letto ora chiarisce un po' la confusione nell'area e forse la confonde ancora di più. Però credo vada letto il pezzo, visto che riguarda il tema "cooperanti".
      Sulla difficoltà dei genitori nulla aggiungo, tranne che capisco bene il loro dramma (e le tue ragioni, condivisibili al 100%) e per questo sono gli unici in questa storia a muovermi a compassione...

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    6. Nel ringraziarti della segnalazione dell'articolo, mi scuso per la gaffe dei giorni scorsi. Nel ricercare notizie sull'avvocatessa siriana, ho fatto qualche errore di trascrizione del cognome o del nome (ricorrendo alla versione 'Zaytouni' invece che a quella, a quanto pare più corretta o solo più usata, Zaitouneh), e così mi è parso che ci fosse stato un oscuramento informativo a suo danno. Ho preso un enorme abbaglio: sotto la voce "Razan Zaitouneh", google sciorina una lenzuolata di articoli e riferimenti che non finisce più. Bene, meglio per lei, per suo marito e per i loro ottimi collaboratori -- di cui, comunque, non si sa più nulla dal dicembre 2013. A questo punto, spero per loro che abbiano fatto in modo di diffondere la falsa notizia del loro arresto, per potersi più efficacemente nascondere o rifugiar in un paese confinante o anche più lontano, insieme con tutta la documentazione sulle malefatte del regime di Assad raccolta in questi anni, in attesa che in patria si calmino le acque. Anche se questa mossa non mi sembra nello stile di una testarda 'pasionaria' come la sig.ra Zaitouneh o Zaytouni.

      L'articolo della giornalista che segnali è gremito di riferimenti e dati di cronaca recente molto accuratamente raccolti e concatenati, ma da quanto scrive sembra che gli Usa e i loro alleati, con tutto il loro arsenale sia di armi che di aiuti umanitari finti e pretestuosi (almeno in parte), abbiano finito col tramutarsi in meri strumenti passivi nelle mani delle petromonarchie arabiche e dei loro interessi -- anche anti-israeliani -- nell'area. Tuttavia, se è vero che "con il conflitto si sono fermate le attività di produzione ed esplorazione e anche i progetti per la costruzione di oleodotti e gasdotti sono stati accantonati", non penso che siano solo le dittature della penisola arabica a beneficiarne; anche quel Vladimir Putin che segnalava allarmato al NYT un eccesso di forniture di armi ai ribelli (come riportato dall'articolo) ne potrebbe trarre sicuro vantaggio.
      Eppure la spiegazione non mi convince ancora. Ricordo un pezzo su L'Espresso di molti mesi fa, in cui si sottolineava l'abilità strategica del sedicente "Califfo di Baghdad" nello sfruttare i giacimenti petroliferi delle zone iraquene fino ad allora conquistate dalle sue truppe, per finanziare la guerra espansionista dell'IS.

      Alla fin fine, i mercanti di armi, di tutte le nazionalità, sono quelli che più di chiunque altro gongolano per il perdurante caos siriano. Ma anche i mercanti di carne umana -- sia nel settore dello sfruttamento sessuale che in quello, pare fiorentissimo, del traffico di organi -- non possono che brindare ogni giorno al radicamento di quel conflitto. Tra questi ultimi, me ne vengono in mente un paio, nella penisola balcanica, che non solo il vantaggio economico, ma anche il rancore e l'avversione politica direi endemica, potrebbero spingere a cercare di addossarne tutte le responsabilità al blocco geopolitico degli U.S.A. e dei suoi tradizionali alleati, manipolati come autentici bietoloni a forza di cortine di fumo e falsi bersagli.
      Come dire: "mafia capitale" è morta. Viva le capitali (senza nome) della mafia!

      Ciao cara Ross, alla prossima,
      marilù.

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