domenica 4 gennaio 2015

Mostri

Per tutte queste ragioni, sono a chiedervi un deciso intervento di approfondimento che possa costituire un segnale di speranza per i cittadini di Vicenza i quali, per le ragioni sopra addotte, vivono un forte senso di frustrazione e di impotenza essendo sempre più convinti che la gran parte delle istituzioni internazionali sono realtà astratte, incapaci di sostenere le comunità nel loro impegno per la tutela del patrimonio culturale e per la qualità paesaggistica e ambientale delle realtà locali.
Così si chiude la lettera di Francesca Leder - University of Ferrara - Committee Member of OUT Osservatorio urbano territoriale - Vicenza, indirizzata all'Unesco, in cui segnala la forte preoccupazione destata dal progetto ferroviario promosso dal Comune di Vicenza, dalla Camera di Commercio e sostenuto dal Ministero delle Infrastrutture, e pubblicata su Eddyburg.

Leggo la lettera stamattina dopo aver terminato nella notte Se Venezia muore, di Salvatore Settis.

Non so se la mia ipersensibilità al tema "mostri" sia dovuta solo all'amore per il terrirorio dove vivo, forse viscerale perché troppo recente: può essere, sono anzi certa che è anche questo.
Ma non è solo questo.
Perché la mia crescente preoccupazione per ciò che sta facendo alla nostra vita la devastazione del paesaggio per via dell'intrinseca connessione che sento esserci fra ambiente, architettura urbana e la nostra psiche, mi accorgo di trovarla sempre più spesso presente in persone più qualificate di me.
L'orrore mi sta crescendo intorno grazie all'ignoranza, alla superficialità e al totale cedimento dello Stato e delle Amministrazioni Pubbliche alle logiche del "mercato".
Il nuovo dio, la rendita in termini economici di ogni cosa e persona, pare essere il mezzo principe per giustificare tutto e il contrario di tutto, generando mostri che deturpano la nostra mente, non "solo" l'ambiente che ci circonda.
Tutto è ammesso, purché girino denari.
Se a Venezia si possono consentire i passaggi di Navi mostro a pochi metri da Palazzo Ducale e dalla Basilica di San Marco (mentre gli "inchini", cioè il passaggio a pochi metri dalla costa, sono stati vietati dal Governo Monti subito dopo i fatti del Giglio, ma questo curiosamente non vale per le Grandi Navi che transitano in Laguna a pochi centimetri da Riva Schiavoni)
Se a Venezia possono passare a pochi metri dalla riva i grattacieli del mare, a Firenze, come ci informa Kelebek nel suo blog, si può costruire un parcheggio proprio là dove un antico giardino abbandonato viene recuperato grazie agli abitanti del quartiere, che così gli restituiscono una storia che nessuno conosceva e ora, sapendola, imporrebbe a un'amministraziane intelligente di salvarla così da "valorizzare il patrimonio pubblico" più di quanto sarà mai in grado di fare costruendo invece un parcheggio (manifestazione in Oltrarno il 10 gennaio, v. notizie qui)
Se a Vicenza si può scavare una collina, sede di un antico complesso storico/religioso, come quello del Monte Berico
e far passare un tunnel proprio sotto a due fra le più belle ville venete, cioè la palladiana La Rotonda
la cui bellezza degli interni lascia senza fiato
e Villa Valmarana ai Nani
al cui interno si trovano ben conservati dipinti del Tiepolo
per essere barattate con un tunnel, si ha l'impressione che gli amministratori pubblici siano tutti vagamente affetti da una sorta di schizofrenia. 
Da una parte straparlano di "valorizzazione del patrimonio artistico e culturale" mentre dall'altra vaneggiano di "sviluppo del territorio", intendendo quest'ultimo come il necessario sventramento dello stesso identico territorio che vogliono anche "valorizzare".
Passandoci qui sotto un tunnel, là l'ennesima tangenziale, qui un'autostrada e là costruirci l'ennesima cittadella commerciale di moderno vetro, acciaio e cemento, oppure qui un nuovo parcheggio (ma se nessuno compra più auto, a chi servono tutti 'sti parcheggi?), là invece un nuovo hotel/grattacielo.

Ciò che preoccupa è che, nonostante ogni giorno vi siano persone, più di loro preparate e competenti sul valore del patrimonio pubblico di quanto lo sia un qualsiasi amministratore pubblico (il quale dimentica subito dopo l'elezione di essere stato eletto in quanto politico: l'amministratore diventa asettico, innocente come lo sono i numeri e le tariffe), e nonostante queste persone offrano a dimostrazione di valutazioni sbagliate degli amministratori anni di studi, accurate argomentazioni su quanto siano mostruose certe idee di sviluppo che minano il territorio peggio delle bombe a grappolo disperse in Bosnia, queste vengono sistematicamente negate o silenziate.
Nemmeno li si ascolta, i veri esperti; al più li si sminusice come seccatori o come rematori contro l'ultimo progetto "necessario" per l'uscita dalla crisi, unico vero successo planetario ai tempi della globalizzazione.
Nel migliore dei casi, li si snobba come vecchiacci colpevoli di restare aggrappati a idee che vanno contro la "modernità".
Nel peggiore, li si recinta e li si militarizza (v. Valdisusa).
E' un po' sempre la storia del Ponte della Costituzione, cioè dell'orribile Calatrava a Venezia.
Quando ancora era un progetto non mi capacitavo delle sperticate lodi di amici mestrini, "architetti" che quindi ne sapevano, i quali vedevano nel ponte di Calatrava bellezza, genio, visionarietà di progettazione, etc. 
Se obiettavo che quel ponte a me pareva fin dalla carta un pugno in faccia alla già traballante precarietà di Venezia, venivo schernita in quanto non capivo niente di opere di questo genere, non essendo un architetto e neppure un'appassionata di costruzioni in vetro acciaio plexiglass (la passione per la modernità da fantascienza mitiga, per l'"architetto", l'ignoranza tecnica ed è segno di intelligenza).
Insomma, detestare grattacieli in vetro riflettente bluette (ora però vanno di moda anche grigio fumo o addirittura marrone: quanto più lugubri, tanto più intelligenti) è segno di poca razionalità, mi accusavano allora.
Ora è invece chiaro pressoché a tutti che il ponte di Calatrava è come un ponte mobile che traballa nella bocca all'anziana Venezia più che i suoi vecchi denti.
Anche ingegneristicamente, pecca di una presunzione, di un'arroganza e di un'ignoranza del territorio degna del noto bisogno di grandezza di chi, avendocelo piccolo, deve...compensare.
L'ultima vista, di quel ponte che evito sistematicamente anche di sbirciare (esistono altre magnifiche calli e deliziosi ponti, per arrivare dove si vuole a Venezia, senza doverci passare sopra), è di pochi giorni fa su Venessia.com: il Ponte Calatrava "chiuso per neve".
Non è un ponte.
E' un costosissimo giocattolo, uno scherzo della fantasia dell'archistar che ce l'ha piccolo e che può andar bene solo (ma sempre a rischio di scivolarci sopra) con il bel tempo. 
Se invece piove (o peggio nevica), scivolarci sopra è matematico. Quindi va chiuso.
Se è scontato scoprire a distanza che il Mo.Se, che doveva essere finito già negli anni '90, è invece uno scherzo costosissimo di cui non si vedrà forse mai la fine.
Se è considerato "moderno" sventrare l'antico graticolato romano, ancora perfettamente esistente e percorribile, per farci sopra il Veneto Green City.
Se è normale per un primo cittadino obiettare nel 2012 che "...la Torre Cardin non deturperà Venezia...".
Allora è normale che prima o poi finiscano tutti indagati o agli arresti domiciliari, ed è scontato che si sentano e si dichiarino tutti puntualmente innocenti e all'oscuro di trame corruttive.
Perfino offensivo pensare sospettassero almeno di essere il punto di snodo per compravendite di diritti a scopo di lucro proprio là, giusto dove proprio loro, in quanto primi cittadini, avrebbero dovuto prevedere i possibili danni, essere il punto d'arresto di ogni progetto di devastazione di quel territorio che si impegnano a conservare e tutelare perché amministratori pubblici del bene pubblico, cioè del patrimonio di tutti su cui nessuno dovrebbe decidere senza aver prima sentito quei tutti che sono i cittadini.
Anche se colpevoli non fossero, con il solo non sapere, innocenti non lo sarebbero comunque:sapere è il loro dovere.
Ciò che consentono di fare al territorio, al patrimonio architettonico e culturale di un territorio, lo depredano non solo terre agricole, parchi, ville, fiumi, vigne e monti, ma all'anima e alla memoria storica di ogni cittadino che vengono barattate, queste sì a loro insaputa, per quattro denari e una futura rielezione, un incarichetto, una pensioncella aggiuntiva.
E non si tratta mai solo di chi abita a Firenze, a Venezia o a Milano, etc.
Si tratta di patrimoni ambientali, artistici, architettonici, culturali che appartengono all'intera Umanità anche quando sono lontani migliaia di chilometri e anche quando non sono ancora tutelati dall'Unesco.

1 commento:

  1. mmm.. già...
    e poi quel geniaccio non ha neanche pensato di farci una rampa,
    dico mica per dei genitori col passeggino, ma almeno per chi è in carrozzina...
    ma l'archistar non c'ha mica tempo per pensare a robe così 'pratiche'...

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