Indipendentemente dal fatto che siamo felici o infelici, il nostro organismo ci spinge ad aspirare all'immortalità; ma poiché sappiamo per esperienza che moriremo, andiamo alla ricerca di situazioni capaci di farci credere che, nonostante l'evidenza empirica, siamo immortali.
E' un desiderio che ha assunto molte forme : la credenza dei faraoni che i loro corpi rinchiusi nelle piramidi fossero immortali; le innumerevoli fantasie religiose di una vita dopo la morte, nei felici territori di caccia delle società venatorie; il paradiso cristiano e islamico.
Nella società d'oggi, a partire dal XVIII secolo, la "storia" e il "futuro" hanno preso il posto del Cielo cristiano: la fama, la celebrità, persino la cattiva nomea - insomma, tutto ciò che sembra assicurare almeno una nota a pie' di pagina nel registro della storia - costituiscono un frammento di immortalità.
L'aspirazione alla fama non è semplice vanità mondana: contiene in sé una qualità religiosa, agli occhi di coloro che non credono più al tradizionale aldilà, e lo si nota particolarmente nel caso dei leader politici. La pubblicità prepara la strada all'immortalità, e gli addetti alle pubbliche relazioni divengono i nuovi sacerdoti.
Ma, forse più di ogni altra cosa, il possesso di proprietà costituisce la realizzazione del desiderio di immortalità, ed è per questo motivo che l'orientamento all'avere ha tanta pregnanza. Se il mio sé è costituito da ciò che ho, sono immortale se le cose che ho sono indistruttibili.
Dall'antico Egitto a oggi - vale a dire dall'immortalità fisica, ottenuta con la mummificazione del corpo, all'immortalità legale, assicurata dal testamento - la gente è sopravvissuta al di là della durata della propria esistenza fisica e mentale. Tramite il potere legale dell'ultima volontà, l'assegnazione delle nostre proprietà è prestabilita per le generazioni a venire; tramite le leggi che regolano l'eredità, io, in quanto sono proprietario di capitali, divengo immortale.Da Avere o Essere, di E. Fromm -pag. 96/97 Ed. Oscar Mondadori 1995
Pensavo: forse è questa la ragione della nota prolificità dei poveri e dei derelitti.
La naturale aspirazione umana all'immortalità li spinge, non possedendo che il loro stesso corpo, a riprodursi nella mai doma speranza che saranno un giorno i possessi terreni dei loro figli, a testimoniare di essere loro stessi vissuti un giorno.
Pronta insomma a realizzare in qualsiasi momento la mia idea di immortalità riunendo il mio allo spirito senza nome, quello che tutto avvolge e abbraccia.
Un'eterea sostanza, lo spirito, di ben difficile lascito testamentario, ma ragione invisibile del mio dibattermi quotidiano per il pane.

Scusa Ross, sarà l'ora tarda, saranno le angosce legate alle prospettive del mio personale futuro (o piuttosto a quello di alcuni tra i miei più cari affetti in particolare; il rispetto dovuto alla loro sacrosanta privacy non mi permette, qui, di chiarirti meglio il punto), ma quando leggo che è "lo spirito senza nome" a costituire "la ragione invisibile" del tuo "quotidiano dibatterti per il mero pane" mi si stringe il cuore...
RispondiEliminaPiù che una spinta all'immortalità, quello spirito sembra essere un severo carceriere, o l'ultima diga nei confronti di un istinto che non definirei di autoconservazione.
Mi sto arrampicando sugli specchi, e mi dispiace riuscire ad essere nient'altro che goffamente diplomatica davanti a tanta amarezza.
Ciao Ross, ti abbraccio.
marilù
Ciao Marilù...
EliminaSicura che a far entrare in azione la "goffa diplomazia" non sia un'interpretazione, appunto notturna, del "grande spirito"?
Eppure, pensa: è da questo che attingiamo ogni inspirazione ed è a questo che la restituiamo a ogni espirazione.
Nulla ci è più carceriere comune, e nulla è più amato e decisivo: senza, nulla ci è più possibile, in nessuna ora del giorno o della notte.
Ci nutriamo di questo più che di ogni altra cosa, altro che slogan expo a nutrire il pianeta. Attingiamo ormai inconsapevoli a una fonte così alterata di vita da pensare che ci bastino i km zero (finti) o una (finta) green energy.
L'aria è il primo nutrimento.
Nell'invisibile ha radici la nostra vita.
Lì risiede il "grande spirito" cui mi riferisco (quello dal quale voglio credere tu possa attingere tutta l'energia e la forza per molto carnalmente, e senza alcuna diplomazia, mandarmi lì, cioè a f....., se lì ti viene da mandarmi quando leggi a notte fonda).
Un abbraccio.
No Ross, non c'è carnalità che giustifichi, da parte mia, finte attenzioni simil-grillesche nei tuoi riguardi. Non con una.... grande persona come te, e non con tutta la vera tristezza che, tuo malgrado, mi avevi...ispirato, stanotte.
RispondiEliminaQuindi, a maggior ragione: Viva il sole!
E un altro abbraccio.
marilù