lunedì 16 marzo 2015

La blasfemia del Potere (House of Cards)

 La vita, la morte e la giustizia, ci diciamo in cuor nostro, sono nelle mani di Dio.
Qualunque cosa sia e comunque lo si chiami, tutti siamo indotti fin da bambini a pensare (a credere), che il supremo destino delle nostre esistenze debba stare in mani ultraterrene, che il giudizio finale debba appartenere a qualcuno (i posteri) o a qualcosa (Dio) che sta oltre il nostro limitato istante di vita.
Solo così, lasciandone le sorti in mano a un giudice altro che sia al di fuori della limitata vita umana, riusciamo a sopportare le perenni ingiustizie ad opera dei potenti.

Innocenze o colpe, giustizie e ingiustizie, ogni religione li mette idealmente fuori dalla nostra portata così che la vita buona rimane sempre e solo una incerta promessa.
Il Potere invece, o avoca a se stesso ogni decisione, o non è.
Cos’altro potrebbe dire di più esplicito, Frank Underwood, nella scena in cui sputa sul crocefisso (fine della puntata 30 - 3a serie)?
Lui, non dio, ha dato l’ordine di azione ai droni che hanno ucciso.
Sua la responsabilità della morte di civili innocenti e sua quella per l’handicap del sopravvissuto che intenta causa e che, un paio di minuti prima della scena del crocifisso, Frank riceve alla Casa Bianca.
Ma la sceneggiata del "buon Presidente" che recita con il sopravvissuto non gli riesce come vorrebbe: quello gli chiede, oltre alle scuse (che Frank non porge), un impegno a non colpire più, chiede cioè un impegno sul piano etico e morale, sul piano spirituale in definitiva, più ancora che un’immediata giustizia terrena che già gli è appena stata negata dalla Corte.
Così, quando Frank entra in chiesa per parlare con il prete, cerca da questi conferme alla sua idea sui limiti del potere, non consigli spirituali.
E il prete, infatti, gli dice che pur essendo il “non uccidere” uno dei più importanti comandamenti (non solo cristiani), resta il fatto che la Bibbia stessa è disseminata di omicidi e questo perché, pare, di fronte alla minaccia alla propria vita, tutti hanno il diritto di difendersi uccidendo i propri nemici.

(Così, per uccidere e auto-assolversi, basta avere il potere di decidere chi è il nemico e poi sceneggiare una minaccia di questi alla nostra vita - o alla "nostra sicurezza nazionale" - per ucciderlo senza un'ombra di peccato o di colpa).

Non è un atto di contrizione a portare quindi Frank, subito dopo lo scambio di osservazioni con il prete, davanti al solitario crocifisso.
E’ se mai la conferma (ottenuta proprio dal prete), che sta a lui decidere chi sono i nemici e a lui quindi spetta il decidere chi uccidere.
Per questo sputa al crocifisso: per Frank Underwood, il potere del Presidente degli Stati Uniti da lui incarnato è maggiore di quello del Cristo (“Cosa vendi? Amore?” dice rivolto al crocifisso prima di sputargli addosso).
Non riconosce al Cristo in croce alcuna giurisdizione morale sulle sue decisioni.
La “coscienza” è un orpello che il potere ha in orrore, l’intralcio ultimo da superare per mantenere il potere nelle proprie mani.
Le sue decisioni, fin dalla prima puntata della prima serie, non sono determinate dal senso di giustizia né dallo scopo difensivo né da alti ideali: vuole solo il potere ultimo, quello che sta sopra ogni altro, quello che farà di lui il suo stesso dio. 
E per questo, una volta eletto presidente della più grande potenza terrena, deve ora misurare quel potere con chiunque gli stia sotto (o idealmente sopra, nel caso del crocifisso) nella scala gerarchica.
Un no all’azione dei droni, cui assistiamo nella puntata precedente, l’avrebbe messo in difficoltà rispetto allo Stato Maggiore, il quale lo consiglia di agire subito, senza troppe remore, e lo spinge a un ok a uccidere anche nel dubbio, pur di non rischiare di lasciare in vita l'incerto bersaglio.
E’ forse questa, la prova del fuoco del potere: superare gli ultimi spuntoni acuminati della propria coscienza.
Meglio un po’ di morti innocenti, che trovarsi a essere un Presidente degli Stati Uniti che ha contro l’intera Difesa degli Stati Uniti.
La sua sopravvivenza politica dipende da come si relaziona con tutti gli altri poteri dello Stato.
"Trattare" è per il potente manipolare fatti e persone torcendoli ai suoi obiettivi di sopravvivenza politica. 
E dove non c’è spazio di trattativa, davanti a un no, deve agire comunque, uccide (politicamente, metaforicamente o realmente), chiunque lo intralci, pur di difendere la propria suprema posizione sulla scala del potere.

Il suo sputo non è quindi l’atto di ribellione di un ateo a Dio (lui non è "ateo", dato che è lui stesso il suo dio di riferimento più intimo).
Lo sputo è l’atto con cui dichiara definitivamente chiusa la partita fra Dio e la sua residua coscienza, lo scacco matto che taglia fuori dal gioco ogni altra voce che non sia la sua, la quale sta sopra a tutte, quella di Dio compresa.
E' la parola fine a quell'ultraterreno a cui gli umani, fin dai tempi più remoti, lasciano l'ultima parola sulla vita, sulla morte o sulla giustizia.
Quando nel tentativo di ripulire lo sputo (così che nessuno possa sospettare sia il suo, ché la rappresentazione scenica del potere non tollera sbavature), il crocefisso va in frantumi ai suoi piedi, quel crocefisso cade come cade il nemico definitivamente sconfitto su un campo di battaglia.
Quando al rumore accorrono le sue guardie del corpo, Frank uscendo dice loro di ripulire per terra dopo aver  scelto, fra i cocci, un orecchio del crocifisso quale souvenir della battaglia vinta.
E’ lo scalpo del nemico, l’appropriazione simbolica del potere sulla sua coscienza ora interamente nelle sue mani di vincitore ultimo.

Ciò che dovrebbe provocare nello spettatore un moto di repulsione di fronte alla scena, oggettivamente dura ma estremamente efficace, non è tanto la blasfemia scenica, quanto il disvelamento in tv della reale natura del Potere.

Natura reale del Potere, non fiction.

Cos’altro sono quei martedì di cui si racconta che Obama decida ogni settimana chi uccidere con gli asettici droni di morte chirurgica ma mai innocente?
Cos’altro significano, le recenti vagonate di video in cui si ripropongono (come fossero puntate di una fiction horror dal chiaro intento educativo) sanguinari tagliagole finto-islamici nelle vesti di stranianti babau luciferini?
E da dove vengono, chi scrive i copioni delle altrettante blasfemie, dalla sceneggiatura perfetta, realizzate da Femen&Co, a base di altrettanto deliranti oltraggi alla croce infilati fra le natiche?
Il Potere, per essere veramente tale, deve avere tutto il Potere.
L'illusione è credere che si possa disconoscere il potere del Dio ultraterreno dissacrando sempre e solo la simbologia del potere religioso, che è ancora terreno.
Che è altrettanto politico, ancora tutto umano.

Le immagini, tutte, formano coscienze quanto e più delle parole. 
E le coscienze, tutte, sembrano oggi spinte a dover riconoscere un solo e unico Potere, terreno e ultraterreno insieme.
Per far questo, l'idea di Dio va uccisa fin dentro le menti raziocinanti toccando corde interiori dai forti simbolismi emotivi così che non vi sia alcun appiglio per la coscienza "spirituale" né alcuna possibilità di salvarsi "dentro", di fronte alla devastante rozzezza del Potere.

E come farla sparire dalla mente (cioè dalla coscienza di sé), se non proiettando sistematicamente nelle nostre menti massicce dosi di immagini blasfeme, di tagliagole dai falsi e assurdamente oltraggiosi principi religiosi?
Non è Frank Underwood a essere blasfemo: lui è solo fiction sul Potere.
Ma come la mettiamo, invece, con il Potere reale?

2 commenti:

  1. Ciao Ross. Che dire? Tutto suonerebbe vuoto, di fronte a questa opinione profonda e che entra nel merito fino in fondo. Se poi aggiungi che parti da una fiction.....tu pensa a quanti sputi sui crocifissi si fanno e si sono fatti -nella realtà quotidiana- in posti tipo lo IOR (primo esempio venuto in mente, forse mi porto ancora appresso la lettura di "Vaticano S.p.A" di Nuzzi) ed al fatto che beffardamente è stato concesso ad un presidente USA (storicamente ed indipendentemente dalla persona o dagli anni di presidenza, il presidente yankee è sempre uno dei più grandi assassini del pianeta) il premio Nobel per la Pace: il Potere che fa l'elemosina come il mafioso che gira col santino in mano e fa le offerte alla madonna per la festa del paese........

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  2. ...il mafioso che gira col santino in mano e fa le offerte alla madonna per la festa del paese...
    Sì, uguale.
    Il sacro è profano e il profano è sacro.
    Per il Potere, qualunque sia, conta che a obbedire alle leggi e ai comandamenti siano i sudditi, per i quali leggi e comandamenti esistono.
    Il Potere è esentato da ogni credo perché è lui stesso, il suo unico credo: è insieme Padre, Figlio e Spirito Santo.
    Ma sai che c'é caro Max?
    Neanche il mafioso è più quello di una volta, che riuniva in sé valori cristiani shakerati con rimasugli di memorie pagane (l'omicidio di mafia era allora un sacrificio necessario, nulla di personale...). Ora più che con il santino il mafioso gira con l'Iban estero: versare fondi estero su estro o subire offerte che "non si possono rifiutare".
    E' l'evoluzione dalla proprietà terriera alla cementificazione: non conta dove o chi, conta che renda.
    Bello ritrovarti, un abbraccio...

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