martedì 5 maggio 2015

Paduk e il Mondo sinistro

La Min. Giannini dice che quello di oggi del personale della scuola è uno "sciopero politico".

Esatto!

Ci mancherebbe che non lo fosse: ogni sciopero è un atto politico perché esprime la posizione politica di chi lo fa rispetto a quella che si intende con lo sciopero contestare.

Però pare di capire che la Min. Giannini ritenga la contestazione espressa con uno sciopero sconveniente, quasi che le motivazioni dello sciopero fossero non lecite proprio perché connotabili come "politiche".
Eppure, dovrebbe ben saperlo la Ministra, data l'età, che "il personale è politico".

E questo è il punto che pare sfuggirle: il suo ruolo nel governo è un ruolo politico; ogni decisione del governo di cui fa parte ha valore politic; ogni proposta di legge qualunque governo e ogni votazione in aula su qualsiasi tema ha sempre e solo un valore politico.
Lo ha quando è pro groverno, ma anche quando l'aula esprime pareri contrari all'opera di governo.
Ha valore politico un voto di fiducia imposto all'aula e ne ha uno il ricatto a votare quella fiducia per non far cadere quel governo.
Politico è il votare, il non votare, il protestare e quindi anche lo scioperare.

Impolitico è invece non riconoscere il diritto ad opinioni diverse dalle proprie, soprattutto quando non di proprie idee si tratta ma di decisioni imposte per conto terzi all'intera nazione, da un ristretto gruppo di signori, in carica temporanea e abusiva, e agli ordini di autorità estere.

La politica è dialettica, o non è nulla.
E se non è dialettica, è dittatura: voglio, pretendo, esigo, comando.
Tutti allineati e chi esce dalla fila va preso bacchettate sulle mani (o a manganellate in testa) per l'accusa surreale di "fare politica".
Ecco dove siamo arrivati: al dominio del pensiero unico, figlio naturale della logica binaria 0-1, dove zero vale zero e 1 vale qualcosa ma dipende se quell'uno che sta in cima alla scala o nel sottoscala.
Via dalle piazze, smettere di "scioperare" e genuflettersi all'illuminato pensiero del nostrano Paduk*.

* Rif. al personaggio del romanzo Un mondo sinistro, di Vladimir Nabokov, equivalente (meno conosciuto ma contemporaneo) del più noto Grande Fratello (1984) di G. Orwell.
Romanzo che consiglio perché più adatto a descrivere la perversa deriva nazionale del volemose tutti ben, per cui il mondo è un posto magnifico per legge e tanto più adatto in un paese, cresciuto fra Barbie e posticci mulini bianchi, dove basta schioccare le dita per far scendere in piazza 20 mila cittadini i quali, volonterosi e sommamente civili come si conviene, si prestano a fare gli spazzini municipali a costo zero o in cambio di una pacca sulle spalle più due parole false ma in mondovisione sulla ritrovata pace sociale. 
Tranne poi tornare a casa e sorprendersi questi, ma senza scendere per questo mai in sciopero né osare tanto più dirlo in tv mentre spazza le strade, che non è bello ed è troppo "politico", nel ritrovare intatti conti da pagare, disoccupazione e code alle mense pubbliche, riduzione delle pensioni e perdita di valore dei quattro euro incassati, quando si incassano, a fine mese.
La bontà ha spesso esiti più feroci di qualsiasi evidente e sincera violenza.
C'è di che meditare se valga la pena ambire a un paradiso obbligatorio o se non sia preferibile un incerto inferno...
Il purgatorio?
Perché, cos'è mai questo? Una pena infinita che si trascina senza possibili scadenze pena.

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