giovedì 11 giugno 2015

L'offerta che non si può rifiutare

Procede in accelerazione l'escalation all'incontrario del diritto di esistenza dei poveri, cioè dei disoccupati.
L'ultima letta stamattina è questa:
"...Tutti coloro che usufruiscono di ammortizzatori sociali come l'indennità di disoccupazione e la mobilità saranno iscritti al nuovo portale web che dovrà gestire l'Anpal, l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro che il governo va a costituire con il decreto (v. decreti attuativi Jobs Act in votazione al Consiglio di Ministri nei prossimi giorni)
In buona sostanza, pare che l'idea sia di un portale interamente dedicato ai disoccupati (ma anche a chi è a rischio di perdere il lavoro), nel quale verranno riversati non solo curriculum ed esperienze lavorative di questi, con il fantomatico scopo di diventare il luogo digitale da cui tutti possono attingere forza lavoro disponibile, con tanto di dettagli sulle effettive abilità e sui percorsi formativi del disoccupato, etc., ma di rendere pubblico il ricatto sottinteso: al primo lavoro rifiutato il disgraziato perde ogni diritto a eventuali sussidi in ragione della sua colpevolissima povertà 
(Istat: Le persone in povertà relativa sono il 16,6% della popolazione (10 milioni 48 mila persone), quelle in povertà assoluta il 9,9% (6 milioni 20 mila).

Insomma, si sta realizzando il sogno dell'offerta che non si può rifiutare: fai quello che dico io, e mangi. 
Non ti sottometti al ricatto, crepi e crepi male.

Grazie al bisogno di pane creato dal (voluto) fallimento dell'industria produttiva italiana e con la privatizzazione e svendita dei servizi pubblici essenziali (grazie UE!), che ha messo sulla strada milioni di persone, chiunque non abbia più di che vivere diventa finalmente ricattabile.
Pare che non desti molta attenzione né indignazione il metodo, che si va consolidando, di imporre puntualmente il ricatto di accettare qualunque cosa per avere di che campare.
Non solo l'obbligo di accettare lavori sottopagati quando non direttamente gratuiti (le uniche proposte lavorative sono oggi nel volontariato sociale, con retribuzioni da elemosina con cui non camperebbe nessuno rimanendo quindi costretti a dipendere dalla carità pelosa dei santi e dei miracoli), ma la gogna tecnologica.
Non solo il dover accettare lavori gestiti ormai in via esclusiva da associazioni e cooperative che sulle disgrazie altrui hanno trovato di che campare (e rubacchiare, a quel che dicono gli ultimi scandali nazionali), ma esposti al giudizio morale della plebaglia sanguinaria che sulle disgrazie altrui trova di che godere mentre sferruzza davanti a un pc.

Eppure, chissà perché nessuno ha ancora ideato un portale dove a essere elencate e descritte nella loro natura economica e produttiva siano tutte le aziende che ricevono sussidi pubblici, con i dettagli degli importi ricevuti, in quale data, per quale appalto e da terminare entro quale data, così che i cittadini (cioè la plebaglia sferruzzante) siano in grado di controllare il destino del denaro elargito dallo Stato alle migliaia di avide bocche che di denaro pubblico campano (e rubano).

Si imponesse, tale portale di trasparenza sull'uso dei sussidi pubblici alle aziende, alle cooperative, alle associazioni e alle bocche varie, si scatenerebbe l'inferno: come osiamo noi, miserabili poveri e quindi disonesti di default,  mettere il naso nei libri contabili di chi, grazie ai fondi statatli, costruisce strade e ponti metafisici o magnano vendendo il sostegno ai poveri ed è pertanto un benefattore della società?

Dovrebbe essere il minimo sindacale, rispetto alla valanga di denaro che passa per quelle tasche.
Ma il povero (perché disoccupato) viene meglio esporlo al pubblico ludibrio, tanto non ha partiti di riferimento e non ha santi che lo proteggano dalle fauci spalancate e voraci della Beneficenza Spa.
In più, diventa più efficace stornare l'attenzione sui magnoni disoccupati, sui poveri, sugli evasori di scontrini del caffè da 0,80 centesimi, sulle ricevute da 5€ non emesse dal calzolaio o da quelle di 15€ del fruttivendolo sotto casa.


Ma non indignatevi, state tranquilli, va tutto bene.
Tanto, prima o poi toccherà anche a voi la gogna per aver mangiato un piatto di minestra.
E sono certa che troverete che sarà tutto molto giusto, molto bello, molto civile.
Alé.

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