mercoledì 12 agosto 2015

Responsabilità e Libertà

 "...la responsabilità è impensabile senza la libertà..." 

    M. Kundera - Lo scherzo - pag. 125 - Ed. Adelphi

    La libertà è inversamente proporzionale all'indipendenza e/o all'autosufficienza economica - (la blogger)

 Se ne deduce che richiamare al senso di responsabilità (civile, sociale o altro) i numerosi attuali "incapienti", è null'altro che una riedizione in chiave orwelliana dell'usuale doppia morale schiavista, quella che prima riduce le persone allo stato di "incapiente" (il termine, di nuovo conio, mi risulta perverso quant'altri mai), poi pretende che gli incapienti siano civilmente "responsabili" verso la società richiamandoli, quand'anche facciano la fame, al puntuale pagamento di tasse, imposte, costi correnti e al mantenimento degli standard "civili" della società da cui sono stati cinicamente esclusi.

Penso ad esempio alla perversione di chiedere, grazie al "Baratto Amministrativo", di ripagare con "lavori socialmente utili" quelle tasse comunali (Tasi, asporto rifiuti, ecc.) che l'incapiente non è più in grado di pagare per la scomparsa del suo reddito da lavoro.
Scomparsa di cui è responsabile un sindaco non meno del governo in quanto, eletto ai voti a rappresentanza di una precisa parte politica, si dichiara innocente "amministratore" dal giorno dopo, quasi che i suoi atti da sindaco non avessero sempre valenza politica, anche e soprattutto quando si adegua senza una critica o una resistenza a decisioni prese dal suo partito senza muovere mai, sulla base dell'esperienza quotidiana dei danni che tali decisioni provocano, la benché minima opposizione a leggi che gli calano dall'alto senza sfiorarlo che come seccature amministrative da risolvere salvando i bilanci.
Così, se vengono a mancare introiti di tasse locali o multe, ecco che anziché soccorrere lui i cittadini alla fame, che infatti rimanda a Caritas e cooperative finanziate dallo stato, chiede agli stessi di lavorare gratis per il comune fino a ripagargli le tasse non versate.

(Non fanno così anche gli schiavisti? Leggetevi I nuovi schiavi di Kevin Bales)

E' tempo, in questo caldo agosto 2015, di schiarirsi le idee: si paga allo stato nella stessa misura in cui lo stato garantisce le condizioni per provvedere alla propria autosufficienza economica (art. 4  e art. 53 Costituzione).
In assenza di tali condizioni, viene a cadere quel patto sociale per cui lo stato può chiedere nella misura in cui dà (nel senso che sta allo stato creare le condizioni perché quell'autosufficienza economica si concretizzi).
Cadendo quel patto, l'unica responsabilità possibile è quella che ognuno deve per primo a se stesso e che ci riporta alla dura legge della giungla: per la mera sopravvivenza, si lotta e si muore da soli contro tutti.
Il resto, gli "aiuti", le Caritas, le cooperative, le associazioni di volontariato, ecc. sono null'altro che artifici, raggiri contabili messi in piedi per campare sulla povertà per giustificare la propria esistenza (senza povertà, non c'é carità).
Preda del bisogno di pane, il povero è costretto a cedere anche l'ultimo residuo di dignità in cambio del mero diritto di esistere.
E oltre a questo, si impone alla miseria di pagare in natura ciò che non ha più modo di pagare con moneta.
E' schiavitù, fatevene una ragione.

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