martedì 10 novembre 2015

L'eterno ritorno (della mosca)

Una mosca, la stessa che ricompare da anni nonostante gasate di flit e giornalate in testa, se ne sta passeggiando sul vetro della porta-finestra. 
Non si capisce se guardi fuori ed aneli ad andarsene a girovagare nella nebbia, o se stia perlustrando il vetro per il mero piacere, tutto moscoide, di scivolare sul vuoto sospeso a mezz'aria che una finestra di vetro è.
Ho provato ad aprirla, la finestra, ma non se ne vuole andare.
L'ho puntualmente rincorsa minacciandola di morte, ma niente: non solo non ne è turbata, ma pare pure divertirsi ai miei goffi tentativi di suicidarla.
Se sto seduta qui al computer, puntuale come la morte arriva a girarmi intorno al naso, ai capelli, allo schermo, sul tavolo, facendomi delirare.
Se mi sposto sul divano, ricomincia lì: bzzz intorno alla faccia, bzzz sulle ginocchia e sul computer, bzzz sulle pagine del libro.
Eccola qui: credete che non sappia che sto scrivendo di lei? Certo che lo sa: infatti s'é giusto ora venuta a posare, con un'aria indifferente, accanto al computer e, come niente fosse, gira tranquilla in tondo seguendo un suo percorso provocatorio proprio a fianco della mia mano destra.
L'ho nominata scrivendone?
Eccola che si ringalluzzisce e spudorata si alza in volo venendo a sfiorarmi la mano...bzzz, e quindi a provocarmi.
Pare voler giocare, che volete che vi dica. 
Fosse un gatto, una pulce, una lucertola o un topo, farebbero esattamente così per costringerti a giocare con loro anche se non ne hai voglia.
Le ho tentate tutte per ucciderla: gas letale per mosche, minacce verbali e concentrazione yogico-telepatica ben condita da mega insulti a lei e alla sua infausta razza. 
Niente, non so più che fare.
Non perché ce l'abbia con le mosche, eh?
Per me possono vivere anche mille anni e figliare mille moschini al secondo, ma proprio qui dove già abito io devono stabilirsi ad abitare tutte le mosche dell'universo veneto?
Che poi, pare quasi che si auto-clonino: ne ammazzi una, ti assicuri che sia ben morta prima di raccoglierla con la paletta e disinfettare il luogo del decesso, ma non passano dieci minuti che ne ricompare una uguale identica, che fa esattamente le stesse piroette, gli stessi giri esplorativi sul vetro della porta-finestra e che, appena inizi a scriverne ti si piazza a girare indifferente proprio lì, a portata di mano, senza che mai si riesca a schiaffarla all'obitorio una volta e per sempre.
Dio delle mosche, ti prego e ti supplico: liberami dalla mosca eterna.
Amen


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