lunedì 16 novembre 2015

Wu-wei

Da Lo Zen - di Alan W. Watts
Questa dottrina (del Tao) può facilmente degenerare nel puro laissez faire, e così il Taoismo finì col diventare un comodo fatalismo, che non ha più nulla a che fare con l'insegnamento originario. Perché alla dottrina del Tao va unito l'insegnamento del wu-wei, il segreto di dominare le circostanze senza opporvisi. Wu-wei è stato tradotto da troppi studiosi occidentali come non-azione, e in questo senso lo intesse anche il Taoismo corrotto. In realtà esso è il principio su cui si basa il ju-jutsu (un sistema infallibile di sopraffare un avversario nella lotta), il principio cioè che insegna ad arrendersi a una forza che ci assale, ma in modo da impedire che ci colpisca, e nelle stesso tempo a farle cambiare direzione premendo da dietro, invece di cercare di resistere di fronte. Così, colui che sa dominare la vita non si oppone mai alle cose; non cerca mai di mutarle affermando se stesso di contro ad esse; si arrende alla loro forza quando lo assalgono in pieno, e le spinge leggermente fuori dalla linea retta o anche le volge così che prendano la direzione opposta, senza mai affrontarle direttamente. Vale a dire, egli le tratta in modo positivo; le cambia accettandole, prendendole in confidenza, mai opponendo loro un netto rifiuto. Forse il wu-wei si può comprendere meglio nel contrasto con il suo opposto, lo yu-wei. Il carattere che indica la parola yu è composto da due simboli (mano e luna) a significare l'idea di afferrare la luna come se la si potesse prendere e possedere. Ma la luna elude tutti i tentativi, e non può mai essere tenuta ferma nel cielo, non più di quanto le circostanze possano essere costrette a non mutare da uno sforzo cosciente. Dunque, mentre yu è il cercare di afferrare ciò che è elusivo (e la Vita come Tao è essenzialmente elusiva), wu è non solo il non afferrare, ma anche l'accettare il fatto che le cose siano elusive e mutevoli. La più alta forma di umanità è dunque quella dell'uomo che si fa vuoto così che le cose siano attratte verso di lui; egli accetta ogni cosa finché, abbracciandole tutte, ne diventa il padrone. E' il principio che insegna a controllare le cose camminando di pari passo con esse, a dominarle adattandovisi. (...) Se è grande abbastanza da abbracciare tutti i cambiamenti, rimane in se stesso immutabile.
Bodhidarma - Immagine tratta dal sito casamushin.it

2 commenti:

  1. Fosse così facile!
    E poi spesso il puzzo di ciò che non ci piace, è insopportabile.
    Come rimediarvi?

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    1. No, per niente facile.
      Per l'eliminazione del "puzzo insopportabile" un rimedio ci sarebbe, facile e al tempo stesso quasi impossibile: smettere di elucubrare sulle puzze e passare all'azione. Da sole non passeranno, questo è ormai certo. E agire è molto Zen.
      Un'azione, giusto per essere concretamente Zen, potrebbe essere non pensare alle puzze, smettere di seguirne le evoluzioni, dedicarsi a qualcosa di più "creativo" che metta a silenzio il cervello a in funzione le mani: fare, fare, fare. Senza chiedersi cosa o perché o se ne valga la pena.
      Fare è in ogni caso più Zen che pensare, e tanto basta.
      Intendo cose semplici o complesse (imparare qualcosa di nuovo che non si ha mai fatto, dedicarsi a un orto, a un giardino, al bricolage, alla pittura o alle pulizie di casa. Qualsiasi cosa impegni il corpo fa dopo un po' chiarezza nella mente, ed è decisamente questo lo scopo dello Zen: smetterla di crucciarsi per le puzze cui non c'é rimedio.

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