mercoledì 2 dicembre 2015

Fra Perry Mason e Calimero

Leggo che giovedì scorso c'é stata a Padova la prima udienza della causa intentata alla British American Tobacco Italia Spa dai figli di un uomo deceduto nel 2007 di adenocarcinoma polmonare. 
Tumore causato, secondo la perizia di parte, dal fumo di 15/20 sigarette al giorno fin dalla prima sigaretta nel 1951, all'età di 14 anni (morto a 71 anni con 56 anni di fumo attivo e "inconsapevole", e 15 di attivo ma consapevole, da quel che si capisce).
La scoperta del tumore è del 2006, mentre la legge che impone sui pacchetti di sigarette messaggi sul rischio di cancro al polmone provocato dal fumo è (credo) del 1991.

Si suppone quindi che l'uomo abbia continuato a fumare 15/20 sigarette al giorno per altri 15 anni dopo aver saputo, da ogni pacchetto comprato e fumato, che il fumo è la prima causa di cancro al polmone. 

La sentenza del Tribunale di Milano che cita il Corriere (link a inizio post), ha riconosciuto un bel po' di euro a moglie e figli di un altro uomo, morto sempre per tumore al polmone a 54 anni, il quale fumava 1 pacchetto e mezzo di sigarette al giorno da quando ne aveva 15. Il giudice ha ritenuto che la sua personale responsabilità nel continuare a fumare anche dopo l'entrata in vigore della legge del '91, pesi solo per il 20%, cioè solo per gli anni dal '91 della legge al 2004 in cui è morto.  La responsabilità per la sua morte ricade per l'80% sull'industria del tabacco perché sono stati molti di più gli anni in cui ha fumato 30 sigarette al giorno senza sapere, ufficialmente e per legge, che fumare fa male. Continuare a farlo per altri 13, dopo averlo saputo, pesa giuridicamente meno e in proporzione.
Siamo alla responsabilità personale pesata un tanto per anno di incoscienza.
Non male.

Da questo comunque si comprende che far causa ai produttori di tabacco p rivelarsi, anche nell'Italia pre Ttip, una bella svolta per chi abbia un parente fumatore prossimo alla dipartita e si trovi magari in ristrettezze economiche.

Come a dire che i fumatori, se da vivi non sono amati dalla legge e rompono le scatole negli uffici, da morti diventano un lucroso "affare di famiglia".

Ora, per fare uno sragionamento a spanne, trovo vi sia una certa discriminazione post-mortem: mentre infatti i parenti dei morti per tumore da fumo possono intentare cause con buone possibilità di incassare cifre sostanziose, per quelli dei morti per cancro all'intestino, per dire, non c'é speranza di tirar su una lira.
Senza considerare quelli cui il parente è morto di un misero raffreddore e nel suo letto, e senza aver mai fumato una singola sigaretta in vita sua da poter mettere percentualmente all'incasso.
Insomma, bisognerà decidere per tempo di che morte morire, se vogliamo lasciare una speranza ai posteri.
Per continuare a sragionare sul macabro, oggi sappiamo ad esempio che il salame e l'hamburgher (le carni rosse e lavorate) possono far venire il cancro. 
Mi chiedevo: e se nonostante nei giorni scorsi la notizia sia stata diffusa via web, carta stampata, tv, radio, sms, whatsapp, twitter, google + e facebook, qualcuno decidesse di continuare comunque a mangiarsi pane e salame per altri 15 anni così da avere una ragionevole probabilità di coltivarsi un cancro, i futuri eredi potranno poi intentare un'uguale causa alla Macellai Riuniti** perché i salami mangiati dal caro estinto gli ha provocato sì, quel tumore all'intestino che l'Oms ritiene oggi altamente probabile, ma fino a oggi lui non ne sapeva niente? E varrà lo stesso metro per cui il defunto l'ha sì poi saputo, ma solo negli ultimi 15 anni di vita, quando ormai era irrimediabilmente addicted al salame nostrano al punto da non poter smettere di mangiarne nonostante gli avvisi dell'Oms così che la sua responsabilità per ciò che ha mangiato sapendo vale 20, e quella del produttore di salame 80?
Sono questioni di giustizia nutrizionale che bisognerà pur porsi, visti i tempi...

E se invece che di tumore al polmone il padre gli moriva di diabete, i figli facevano causa all'industria dello zucchero?
E se moriva di asma causata da polveri sottili, facevano causa a chi? All'industria automobilistica? Ai guidatori scellerati perché lui andava anche in bicicletta per ridurre l'inquinamento mentre c'è chi untore in bici non ci va mai? O portavano in tribunale i produttori di petrolio?

Se di norma si nasce sani e si muore sempre di qualcosa, com'é che alcuni di questi qualcosa di cui si muore fanno cassa mentre altri qualcosa meno trendy valgono zero?
Capisco che se uno cade dalle scale non è molto elegante fare causa all'impresa edile che ti ha costruito la scala; e anche che far causa al pescivendolo per la spina che ti si è infilata di traverso facendoti finire strozzato per un niente sia di difficile sostenibilità in giudizio (ma non impossibile, dico io, se un avvocato spiritoso avesse voglia di dar battaglia a botte di creatività e innovazione).
Ma credo conti molto la valenza etica (per come oggi intesa) dell'oggetto del contendere: oggi il tabacco è in declino mentre l'insalata, ad esempio, vista la restrizione cancerogena dell'Oms sulla salama da sugo, è valutata come notevolmente etica. 
Sostenere in tribunale che si ha diritto a un'insalata senza vermi caserecci, oltre che senza pesticidi, non potrebbe dunque fruttare qualche migliaio di euro a botta se vi scovo un vermino piccolo piccolo?
Mica si vogliono tutte cause milionarie: c'é causa e causa, e morir di spavento per un vermo non vale certo quanto una spina di traverso o 50 anni di tabagismo sfrenato.
Poi è chiaro che l'arrivo del Ttip stroncherà sul nascere ogni azione legale contro le spine di pesce d'oltre Atlantico, dato che non si trovano spine nei pesci ogm e che, nell'insalata da pura coltura idroponica, sarà raro trovare un vermetto purchessia ma, finché siamo in tempo, si trovasse uno studio legale all'altezza della sfida, si potrebbero riesumare, portandoli agli onori del pubblico giudizio, tutti i fin qui sconosciuti casi di verme accidentale che accidentale non dovrebbe essere mai, se ci fosse giustizia agroalimentare a questo mondo e così non è.

Magari qualcuno a questo punto penserà che insomma, non è bello fare dell'ironia su chi è stato così sfortunato da morire e che il dolore per la morte dei propri cari non si dovrebbe toccare.
Ma non è su questo infatti che sragiono. 
Semmai, sul fatto che dopo il primo Carosello della tv in bianco e nero, di innocenti non ce ne sono più.
Finiti, esauriti, dilapidati dal verme tossico di Calimero finto nero per convenienze commerciali e sedotti dall'acume a puntate di Perry Mason, siamo anche nei momenti più drammatici della nostra vita solo copie dell'innocenza che avevamo quando Dirk Bogarde fumava senza pudori in bianco e nero e nessuno gli rimborsava un dollaro per la tosse o le dita gialle che gliene venivano.
Oggi, viviamo da tremebondi puntando a deprezzare come marginale la responsabilità di noi stessi ma pesando in bilancia giuridica postuma quante migliaia di euro varranno gli anni di consapevole irresponsabilità.
Poi, che volete che vi dica: tutti prima o poi andremo a trovare chi ci ha preceduto e per me, non conta come muori, ma come vivi e quanto lasci vivere.
Infatti, ecco che vi servo il disclaimer finale.

Disclaimer:
- Non sono pro né contro niente: fumatori o vegani, tossici o ieratici, carnatici o pollastratici, pescimangioli o zuccherandoli, pensate voi a cosa volete fare con voi stessi, cosa volete mangiare, fumare, bere, adorare, sgargarozzare. 
Non me ne curo né giudico quelle che ritengo espressioni vitali che saltuariamente colpiscono tutte le persone sane.
Le contraddizioni sono personali, come lo sono i credo e le scelte. 
Che uno sia vissuto in salute non lo salverà dal morire, e il come muore dipende solo in misura marginale dalle sue contraddizioni.
Molto invece dal caso, da certi dolori inespressi, da sbadataggini fatali, da momenti che valevano una vita e infatti se la sono presa.
Il gusto per l'ammericca telefilmica ci ammorba l'immaginario al punto da trasformarci in personaggi da serie tv quando non sappiamo cosa fare o come comportarci di fronte a situazioni troppo umane e considerate ormai fuori standard tv.
Su tutto, il denaro pare giustificare ogni desiderio trasformandolo in quattro e quattrotto da mera fantasia in problema giuridico.
Così anche i morti, quelli magari un po' così, fuori standard e quindi ripudiati o scansati in vita, diventano un mezzo per il fine. 
E, se l'ottieni, giustizia sarà fatta, Perry Mason avrà vinto e arrivederci alla prossima puntata.
Carosello, e poi a nanna.

** Nome di fantasia, non so se esista una ragione sociale così e, nel caso, nulla di personale: basta semplice richiesta via commento e rimuovo.

3 commenti:

  1. ah, la tua acutissima, icastica ironia!
    mi è piaciuto talmente questo post che vorrei condividerlo su fb,
    me lo permetti?
    un abbraccio
    cri

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    1. Carissima Cri, come dire di no a un poeta, in questi tempi magri di poesia?
      Un abbraccio anche a te e grazie per l' "icastica": stamattina mi suona bene...

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  2. "Oggi, viviamo da tremebondi puntando a deprezzare come marginale la responsabilità di noi stessi ma pesando in bilancia giuridica postuma quante migliaia di euro varranno gli anni di consapevole irresponsabilità."

    Io, che sono face-book-priva ma salumi-addicted (Jacovitti sarà il mio virgilio nell'al dilà....) mi vedo costretta a copiare questo filo di perle di vera saggezza solo nel commento. Potrei concludere con un "è un'ingiustizia peròòòò!", ma capisco che non è abbastanza Zen, ed evito.

    Ciao Ross, al prossimo gioiello!
    marilù

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