venerdì 11 dicembre 2015

Pecorelle da salvare (previa tosatura)

"Infatti, oltre ai benefici, non c'é ora della giornata nella quale i preti non spillino al popolo indifeso altri quattrini. Vediamo i tempi, i modi e gli effetti della ininterrotta spremitura:
[...]Diciamo per un essempio che in quelle valli vi siano cinquanta mila anime, tutte queste, le quali a voi non pagano gravezza alcuna o pagan poco poco, sono tributarie non di una sola ma di molte angarie all'anno a preti, frari e papi, e in diverse parti delle età, e vivi e morti, si son obbligati di dar a quella generatione hora denari hora roba, e non fanno mai altro che dare, se vogliono far battezzare o cresimare un figliolo pagano. Se si vanno a confessare pagano, se fan benedire (come dicono) la carne e le uova pagano, se si maritano pagano per solennizzare il matrimonio, se introducono le donne nella chiese dopo il parto pagano, se si fanno dare quella certa untione estrema pagano, se fan la raccomandation dell'anima pagano, se si fan seppellire (oh qui ci è più d'affar che altrove) pagano per il suono della campana, per quei due bracci di terra, per il fumo dell'incenso, per l'acqua salata, per i canti, per i lumi mostrati ad un morto. Vero è che in vita sogliono anche all'incontro di tanti denari dare della cenere, di rami di olivo, qualche agnus Dei. Ma diciam della messa, si sa quei sacrificuli* avere i benefici e le rendite certe per doverla dire ogni dì, e nondimeno quella una medesima per la quale già han avuto il pagamento lo vendono anchora tre o quatro volte, e hora la dicono per i morti, o nel giorno delle essequie, o nel settimo, o nell'anniversaio, o per un estraordinario, hora per impetrar gratie ai vivi e gratie di tante sorti, che sarebbe troppo tedio a riferirle, e sempre ne cavan danari come sanguisughe. Andiam più oltre. Esse due valli non hanno manco di sessanta o settanta fra buone terre, castelli, e villaggi che abbino parrocchia, e non c'é alcuno così povero, il quale non ispenda quaranta o cinquanta fiorini all'anno solamente in accender nelle chiese lampadi, candele e torchie...(...) Ci sono poi le fabriche delle chiese con le circostantie e accessorij, torri campanili, monasterij, sacristie, paramenti, calici, patene, tabernacoli, monstanze, turiboli, celostri, candelieri, cesendelli, croci, stendardi, nelli quali cose si spende un danaro incredibile, e tutto vanamente, et contra le espresse voluntà di Dio, e di Christo, e si nutrisse la superstitione e la idolatria...(...) Ma aggiungiamo a questo che se uno dei vostri sudditi si è voluto maritare in alcuni di quei gradi che si è detto esser prohibito dal papato, gli è convenuto andare a pagare come un taglione o una gabella di otto o dieci scudi e talvolta più. E se ha voluto poter mangiar carne nel tempo che esso papato la prohibisse, un'altra taglia da pagare gli è convenuto. Et un'altra anchora quando ha voluto redimer o li propij peccati o liberar le anime fuori d'un purgatorio che non è, e pagar le bolle delle false indulgentie e non solo frati e monache forestieri che non fan altro che portar fuori formento, vino e danari, ma diversi ceretani** e furfanti...e altri venditori di bolle e assassini d'anime e delle sostantie...." 
* i sacerdoti dei sacrifici pagani
** Cerretani, da Cerreto in Umbria: ciarlatani

Da Il male viene dal Nord di Fulvio Tomizza - A. Mondadori Ed. 1984

In corsivo, quanto scrive in una lettera a Ferrante Gonzaga il vescovo Piero Paolo Vergerio (il romanzo ne racconta la vita) il quale, polemizzando con quel Giovanni Calvino "che si vuole iniziatore del regime capitalistico", si diverte a elencare le entrate della chiesa romana dell'epoca, ché quanto a capitalismo il papato non ha mai avuto niente da farsi insegnare da nessuno.
Non è cambiato molto quanto a gabelle, rispetto all'elenco del Vergerio. 
E viene pure il sospetto che, nell'ininterrotto suo produrre leggi e leggine, decreti e decretini, classificandosi fra le più astruse burocrazie del pianeta, lo Stato italiano abbia preso il papato a proprio modello.
Tanto, quanto a pecorelle da tosare siamo già pronti per l'uso, no?

10 commenti:

  1. che dire di più, e di più chiaro?!
    grazie della tua incomparabile lucidità!
    cri

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  2. A me sembra che sia cambiato parecchio, quanto a gabelle. Che, tra l'altro, per confessarsi e comunicarsi durante la S. Messa non mi risulta ci siano mai state.
    Ma, certo, quello che citi è un romanzo, e capisco che personaggi come il vescovo Micciché possano eccitare la fantasia di alcuni Dan Brown de' noantri. O meglio, precursori de' noantri del Dan Brown global-galattico attuale.

    Poi, vabbe', anche i sacerdoti svolgono un lavoro a tempo pieno e Gesù affermò chiaramente che gli operai hanno diritto al loro salario. Non vorrai adottare il modello cinese di sviluppo anche per loro, no?
    Anche perché in quel caso significherebbe non solo sfruttamento schiavistico nei laogai-lager che non accennano a chiudere, ma anche tortura sistematica 'rieducativa'
    dei pericolosi eversori colpevoli di attività anti-patriottiche.

    Ciao cara Ross. alla prossima!
    marilù

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    1. Il libro di Fulvio Tomizza è, più che un romanzo, una storia romanzata. E se l'elenco delle gabelle è parte di una lettera in stile divertissement del Vescovo Vergerio a Ferrante Gonzaga, è proprio nel leggerla che mi è parsa incredibilmete attuale. Certo oggi le gabelle "papali" sono diminuite (non si pagano più le indulgenze, ed è un vero disastro, perché Dio sa quanto oggi ce ne sarebbe bisogno...), ma non scomparse (che io sappia, si pagano ancora battesimo, cresima, comunione, matrimonio, funerale, messe per il defunto, ecc). Senza contare il fatto che (mi dicono) il parroco bussa alla tasca dei propri parrocchiani per rinnovo paramenti sacri, ristrutturazione canonica, riparazione o rinnovo banchi in chiesa, ecc.).
      Va tenuto presente però che oggi il papato condivide con lo Stato alcune gabelle cui è tenuto il suddito credente quanto il laico, così che le gabelle sono ormai bipartisan e pace et amore dei...

      Sfruttamento schiavistico dei preti?
      Cosa vuoi Marilù, qui siamo tutti in qualche modo schiavi di qualcuno o di qualcosa, e i preti essendo parte di una società che ancora cerca un Dio certificato giustamente devono che si paghi la certificazione che viene fornita. Perciò nulla avrei da obiettare a se il peccatore dovesse pagare anche per l'assoluzione dai peccati che non sa esimersi dal commettere.
      Fosse per me, certo i preti sarebbero alla fame: non pecco, così da risparmiare su tutto. E faccio prima, nel caso mi capitasse, a rivolgermi direttamente al Direttore Generale, il quale non mi chiede un centesimo offrendomi un servizio migliore e di più lunga durata nel tempo...

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    2. Visti solo ora i miei errori al commento precedente, recito un Pater, Ave, Gloria affidandomi alla tua e alla Sua clemenza...(forse è meglio che attenda di smaltire il panettone prima di fidarmi troppo dell'innocente tastiera...)

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  3. Sì sì, intendevo proprio sfruttamento schiavistico e non in senso metaforico-astratto-figurato: no, proprio in senso molto attualizzato e storico, infatti subito dopo ho accennato ai laogai cinesi, che sono concretissima e drammatica cronaca del presente. Mi riallacciavo, così, a un tuo recente post in cui parlavi proprio del modello cinese di sfruttamento del lavoro (è uno degli ultimi, non ricordo con esattezza quale, ma tu che li hai scritti sicuramente lo ricordi).

    Poi, sai, io non credo ai "preti" in quanto strano club di esaltati e circuitori di poveri lobotomizzati, ma all'annuncio di salvezza e di vita eterna manifestato da Gesù, così come descritto e riportato nei vangeli.

    Tu forse hai la fermissima fede che quei reportage di duemila anni fa siano dei clamorosi falsi costruiti a bella posta dai soliti perfidi oligarchi nascosti nell'ombra e tormentati dal solo e unico pensiero di spillar soldi al prossimo con un inganno dietro l'altro, io ho invece una fede completamente riposta proprio nella veridicità e affidabilità di quegli scritti e di quelle esortazioni (tra queste: "Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi" -- Vangelo secondo Giovanni, capitolo 20, versetti 22-23).

    Se tu ami spendere i tuoi soldi, oltre che in testi di filosofia e commenti alla filosofia Zen di questo o quel maestro nipponico, anche in testi di sberleffo e pseudo-denuncia (pardon: denuncia romanzata) dei "creduloni" di altre fedi, io invece preferisco investirli nel lavoro di chi dedica alla costruzione del Regno di Dio, nell'al di qua e nell'al di là, tutta la sua vita, o gran parte di essa.

    Tra l'altro, il contributo a questo impegno che è soprattutto -- ma non solo -- imperniato sulla dedizione di sacerdoti e consacrati/consacrate in tutto il mondo, non si misura affatto in tariffe e tasse precostituite e inderogabili: per battesimi, matrimoni e funerali, l'offerta è libera, commisurata alle proprie possibilità e anche alla propria taccagneria; che è sicuramente un grave peccato, ma a meno di non trovarsi di fronte a notori proprietari di palazzi, yacht, mercedes, maneggi e quant'altro è molto difficile per un parroco rimproverarlo al colpevole, a meno di non fare come secondo lavoro l'ufficiale della Guardia di Finanza o l'impiegato di Equitalia.

    Per comunione e cresima a me non risulta si debba pagare alcunché. La cresima l'ha ricevuta pochi anni fa mio marito e pure in una parrocchia e in una città distanti da quelle di nostra appartenenza, ma non ha dovuto versare alcuna gabella. Lo stesso ricordo essere accaduto, sia per la cresima che per la prima comunione, di nostra figlia, molti più anni addietro.
    Infine, per il matrimonio religioso che abbiamo celebrato mio marito ed io pochi anni fa, ricordo che abbiamo dovuto insistere parecchio col nostro parroco di allora perché accettasse la nostra offerta, di certo non faraonica. E dire che si era dovuto scomodare alle otto di sera, in un periodo in cui, anziano e cardiopatico com'era, era occupatissimo nella conduzione dell'oratorio estivo, in cui ovviamente erano "parcheggiati" ragazzi e bimbetti dalla prima elementare alla 3 media, per nulla obbligatoriamente "certificati" come cristiani per esservi accolti.
    Ricordo infine che per mia figlia, decenni fa, era necessario pagare 5000 lire a settimana solo per l'assicurazione (obbligatoria per legge dello Stato) contro eventuali infortuni.

    Se poi c'è da ristrutturare la canonica o i banchi di quella chiesa che i fedeli utilizzano regolarmente per le funzioni, dov'è il dolo nel chiedere il loro contributo economico per evitare di restare in piedi durante tutta la messa o di far crollare il soffitto sulla testa del loro parroco? Io proprio non riesco a vederlo.

    Ciao Ross, stammi bene (non esagerare col panettone, ché poi ti viene da dare la colpa a queste balorde feste cristiane che ti inducono in tentazione...).
    marilù.

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    1. Ricordo infine che per mia figlia, decenni fa, era necessario pagare 5000 lire a settimana solo per l'assicurazione (obbligatoria per legge dello Stato) contro eventuali infortuni.

      Qui mi riferivo all'unica pre-condizione indispensabile alla frequentazione dell'oratorio estivo per bambini e ragazzi; avevo omesso di specificarlo, sorry.

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    2. Se tu ami spendere i tuoi soldi, oltre che in testi di filosofia e commenti alla filosofia Zen di questo o quel maestro nipponico, anche in testi di sberleffo e pseudo-denuncia (pardon: denuncia romanzata) dei "creduloni" di altre fedi, io invece preferisco investirli nel lavoro di chi dedica alla costruzione del Regno di Dio, nell'al di qua e nell'al di là, tutta la sua vita, o gran parte di essa.

      I "creduloni di altre fedi", nel caso in questione, era un teologo e un Vescovo cattolico del '500 il quale, per quanto abbia poi passato momentacci proprio per la sua costante ricerca di una fede più autentica di quella ambigua del papato dell'epoca, non è stato certo un buddhista né un seguace dello Zen, e definirlo un "credulone" mi pare decisamente azzardato, data la monumentale riconosciuta erudizione.
      Quanto a gabelle non faccio distinzioni fra cattolici, Zen o Buddhisti, dato che questi ultimi non sono da meno quanto a richiesta di oboli.
      Che poi le gabelle oggi si chiamino "offerta libera" o "donazione", "contributo", ecc., rimane che non costando a me un solo centesimo non vedo perché mi dovrebbe disturbare se tu o chiunque altro ritiene giusto pagare fosse anche per un paio di candele o due incensi per avere certezza di un proprio luogo di rifugio spirituale.
      Si tratta di scelte così personali e intime che non ritengo di dover entrare nel merito.
      P.S. Sui costi di cresime o matrimoni, riporto notizie di seconda mano di amici cattolici con figli in età scolastica e con matrimonio in chiesa alla spalle.
      Non essendo appunto né una frequentatrice di chiese cattoliche né di gompa buddhisti o monasteri Zen, non discuto sui denari altrui, ma sulle similitudini fra gabelle statali e gabelle spirituali.
      Questo il focus del post, non se siano o meno lecite le gabelle.
      Come scrvevo all'incipit del commento precdente, in qualche modo siamo tutti schiavi di qualcuno o qualcosa, di qualcche idea o qualche credo, perfino (spesso) di qualche illusione...

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    3. Ah, dunque quella lettera era un documento autentico e certificato del 1500 inserito nel suo romanzo da Fulvio Tomizza? Perchè tu stessa hai asserito, in un tuo precedente commento, che si tratta di "storia romanzata", cioè non di un volume di studi storici sulla Chiesa -- suppongo italiana -- del XVI secolo.

      Inisto nel chiedere precisazioni perché non basta che il vescovo e monumentale erudito Pier Paolo Vergerio sia realmente esistito per trasformare quella sua lettera in un documento storico. Anche Manzoni mette in bocca a san Carlo Borromeo discorsi e affermazioni che sono romanzate, cioé funzionali alla storia inventata dall'autore e NON documenti storici accertati e reali.

      Del resto, almeno stando alla biografia che ne traccia Wikipedia, Tomizza era un romanziere, non uno storico.

      Poi, a proposito di vescovi umanisti e riformatori, anche san Carlo Borromeo, contemporaneo del Vergerio, lo fu, senza per questo finire, scomunicato, ad ingrossare le schiere dei protestanti. Si deve a lui l'istituzione dei seminari per la formazione umana e spirituale dei futuri sacerdoti e anche il varo di leggi ecclesiastiche molto severe nei riguardi di quanti, tra questi, angariavano il popolo per il proprio profitto e tornaconto e/o conducevano una vita per niente esemplare e consona alla dignità dell'incarico ricevuto.

      Circa le "gabelle", a me sembra decisiva la differenza tra offerte libere e tasse prefissate e ineludibili (se non si vuol incorrere in sanzioni o nella mancata erogazione dei servizi richiesti, p. es. medici), come appunto sono le gabelle e i contributi da versare per IMPOSIZIONE di legge dello Stato; altrettanto importante mi pare sottolineare che le esperienze dei tuoi amici cattolici e le mie divergono, in tema di "liberi (o, secondo loro, obbligatori) contributi" per più rispetti e in misura rilevante. Concordo solo sulle messe di suffragio per i defunti, che in genere non vengono mai prenotate gratis.
      Ma non escludo che qualche bravo parroco (e ce ne sono tanti di più di quelli che forse rimpiangeva di non aver incontrato il Tomizza) possa concederne più d'una a chi non può permettersi quei 10/15 euro standardizzati dall'uso (e non da regole imprescindibili).

      Infine la questione non è che tali contributi, a te assolutamente indifferenti, ti "disturbino". Sono io che trovo insinuanti – in modo non proprio benevolo – certe tue affermazioni come quella che definisce i preti quali “parti di una società che ANCORA (povera massa di trogloditi!) cerca un Dio certificato”. La mia povera opinione di vagabonda del web è che qui ci sia -- eccome! -- un bel po' di disprezzo per chi si lascia abbindolare da "certificati" di così dubbia validità.

      Ma devo essere sicuramente io che mi lascio annebbiare la vista dal peccato dell'ira, e non tu da quello della superbia. Sicuramente è così: tu non pecchi, hai detto. E perchè mai dovresti mentirmi? Di più, non PUOI proprio farlo, dal momento che la menzogna è un peccato. E tu non pecchi, è assodato.

      Non mi sento, in tutta sincerità, di augurarti di andare avanti così. Però gli auguri per un buon 2016 te li faccio lo stesso; pochissimo del nostro bene e della nostra pace di singoli, dipende da noi, eternamante connessi a tutto il resto come siamo.
      Perciò, buona fortuna, cara Ross, e grazie di questi tre anni di passaggio sulla tua zattera.
      marilù

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    4. Ma quali peccati e quali menzogne...Confermò quanto scritto sul bisogno di "certificazione" di un Dio (o Buddha o altro a scelta): mi stupisce che chi crede affidi una cosa così grande alla mediazione di un umano, per quanto preparato al compito o illuminato esso sia. Ma non disprezzo nulla e nessuno, non avendo alcuna certezza su nulla. Faccio dell'ironia, questo sì. E se questo offende la tua sensibilità me ne scuso pur non ritenendolo appunto un peccato.
      Grazie a te per essersi presa la briga di perderci del tempo, su questo bloghetto di periferia.
      Buon 2016 e...buone cose.

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    5. "mi stupisce che chi crede affidi una cosa così grande alla mediazione di un umano, per quanto preparato al compito o illuminato esso sia."

      Sì, anche l'apostolo ed evangelista Giovanni era pieno di stupore, quando, ancora a distanza di decenni dalla morte per crocifissione, dalla resurrezione ed ascensione al cielo di Gesù, nella sua prima lettera conservata e giunta fino a noi, scriveva: "Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita -- la vita infatti si manifestò, noi l'abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi -- quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi."

      Era pieno di stupore ancora a distanza di anni, aveva assistito alla persecuzione e al martirio crudele di tanti 'compagni di avventura', ma nondimeno coniugava ancora quell'antico, invincibile stupore con la fede e non con l'incredulità.
      E anch'io mi stupisco di come, insieme con la consapevolezza certa e ineludibile di tutti i miei peccati e della mia debolezza, io, al tempo della mia conversione e così anche oggi, abbia considerato non solo possibile ma doverosa, la mia partecipazione alla comunione con un simile Verbo, una simile Persona.

      Concordo con te: è un mistero, E la fede è un dono, non può che essere un dono. E nessuna persona, con la "p" minuscola, o quello che fa e che dice e scrive/legge, è una perdita di tempo. Casomai di denaro, ma è cosa molto meno duratura e decisiva del tempo.

      Adesso devo accudire un malato col febbrone, quindi chiudo di corsa.

      Buon anno nuovo e buone cose anche a te, Ross.
      marilù

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