sabato 27 febbraio 2016

La città delle mosche

Avendo con le mosche un conflitto sempre aperto, potete immaginare il mio sollievo nel leggere ieri sera la pagina che segue. 
Scritta da Joseph Roth per il Frankfurter Zeitung il 12 ottobre 1926, e riportata nella raccolta Viaggio in Russia, mi sono ritrovata a immaginare le battaglie da musca-killer che avrei dovuto fare lì, in quegli anni, perdendole ovviamente tutte.
"Senza questa pasticceria non avrei potuto lavorare: per scrivere, la materia prima più importante è il caffè. Le mosche, invece, sono superflue. Eppure erano sempre lì, mattino, mezzogiorno e sera. Le mosche, non i pesci, costituiscono il novanta per cento della fauna di Astrachan. Non servono proprio a niente, non sono oggetto di traffici, nessuno vive di mosche; ma loro vivono di tutti. In fitti sciami neri ricoprono cibi, zucchero, vetri delle finestre, piatti di porcellana, avanzi, cespugli e alberi, pozzanghere e letamai, e perfino tovaglie del tutto spoglie, sulle quali un occhio umano non riesce a scorgere nutrimento di sorta. La minestra rovesciata che ha impregnato la tovaglia, anche quando ormai asciugata da un pezzo, le mosche riescono a succhiarla dalle molecole della stoffa come da un cucchiaio. Sui camiciotti bianchi indossati qui dalla maggior parte degli uomini le mosche si posano a migliaia, sicure e trasognate, non volano via quando il loro ospite si muove, restano due ore sulle sue spalle, sono esseri senza nervi le mosche di Astrachan, hanno la calma dei grandi mammiferi, o forse dei gatti, e dei loro nemici nel mondo degli insetti, i ragni...
Mi meraviglia, e anche mi ricresce, che i ragni, questi animali intelligenti e umani, non vengano in fitte schiere ad Astrachan, dove potrebbero entrare utilmente a far parte dell'umana società. A dire il vero in camera mia vivono otto ragni crociati, animali silenziosi, intelligenti, gentili compagni delle mie notti insonni. Di giorno dormono nei loro abitacoli. Sul far della sera vanno a occupare i loro posti di guardia - due, i più importanti e pericolosi, nelle vicinanze della lampada. A lungo e pazientemente stanno a guardare mosche ignare, con le zampe sottili come capelli salgono su funi fatte di niente e di saliva, tessono e stanno all'erta, fanno attorno a una preda un giro largo, larghissimo, si attaccano con destrezza alle minime protuberanze sabbiose della parete, lavorano con impegno e sagacia - ma, com'é magra la loro ricompensa! Mille mosche ronzano nella stanza, vorrei che di ragni velenosi ne arrivassero ventimila, un esercito di ragni! Se restassi ad Astrachan li alleverei, dedicherei più cure ai ragni che al caviale.
Ma gli abitanti di Astrachan si interessano soltanto al caviale. Le mosche non le sentono neppure. Stanno a guardare quegli insetti diabolici mentre divorano la loro carne, il loro pane, la loro frutta, e non alzano un dito. Ma sì, le mosche gli passeggiano sulla barba, sul naso, sulla fronte, e loro conversano e ridono amabilmente. Nella pasticceria hanno rinunciato a ogni forma di lotta contro le mosche, non chiudono nemmeno più le vetrine, le nutrono generosamente a forza di zucchero e cioccolato, le viziano addirittura. La carta moschicida, che è stata inventata da un americano, e che io odiavo più di ogni altra benedizione della civiltà, mi appare ad Astrachan come un prodotto nobile e umanitario. Ma in tutta Astrachan non c'é una sola striscia di quella preziosa materia gialla. Nella pasticceria domando:" Come mai non avete della carta moschicida?". La gente accampa dei pretesti e risponde:" Ah, se lei avesse visto Astrachan prima della guerra, solo due mesi prima della rivoluzione!" - E' l'oste che lo dice, e anche il commerciante. Dare man forte alle mosche è il loro modo di opporre resistenza, una resistenza passiva. Un giorno o l'altro questi animaletti divoreranno la grande Astrachan, col suo pesce  e il suo caviale..."
Qui le storiche ma inutili battaglie 1 2 e 3 della blogger moschicida con l'insetto nostrano.

3 commenti: