mercoledì 18 maggio 2016

Le renne ferite e le puttane

Seconda Guerra Mondiale.
Curzio Malaparte è a un pranzo al Palazzo del governatore della Lapponia finlandese, a Rovaniemi.
Entra nella sala da pranzo insieme ad altri militari al seguito degli Alpenjäger del Generale Dietl, un amico italiano dell'autore, Federico, giovane ufficiale di nemmeno trent'anni.
Dapprima si riconoscono a stento, la barbarie della guerra ha fatto invecchiare precocemente entrambi. 
Malaparte vede nel viso di Federico, Friki, che ancora ricorda bambino quando insieme giocavano sulla spiaggia di Forte dei Marmi, gli occhi di una bestia ferita, di una renna selvatica ferita.
Fanno un tentativo di evitare di dirsi reciprocamente degli amici morti in guerra di cui sono a conoscenza, e proseguono chiedendosi: "E Tizio, l'hai visto? Che fine ha fatto?...".
Federico mi guarda col suo occhio di renna, col suo occhio umile e disperato di bestia selvatica con quel misterioso sguardo da bestia che hanno gli occhi dei morti; e sorride, dice:" Lo sapevo già che Ugo era morto. Lo sapevo già da molto tempo innanzi che morisse. E' una cosa meravigliosa esser morto."
Mi riempie il bicchiere, io prendo il bicchiere che Federico mi porge, e la mano mi trema. "Nuha" disse Federico.
Io dissi: " Nuha".
"Mi piacerebbe tornare in Italia per qualche giorno" dice Federico dopo un lungo istante di silenzio. "Mi piacerebbe tornare a Roma. E' una città così giovane Roma". Poi aggiunse: "E Paola, che fa? è molto tempo che non l'hai vista?"
"L'ho incontrata al golf, una mattina, poco prima di lasciar Roma. E' bella Paola. Io voglio molto bene a Paola, Friki".
"Anch'io le voglio molto bene" dice. Poi mi domanda: "E la Contessa Ciano che fa?"
"Che vuoi che faccia? Fa come tutte le altre."
"Vuoi forse dire..."
"Oh niente, Friki."
Mi guarda sorridendo. Poi dice: "E Luisa che fa? e Alberta?"
 "Oh Friki" rispondo, "fanno le puttane. E' di gran moda oggi, far la puttana, in Italia. Tutti fanno la puttana, il Papa, il Re, Mussolini, i nostri amati Principi, i cardinali, i generali, tutti fanno la puttana in Italia."
"E' sempre stato così, in Italia" dice Federico.
"E' sempre stato così, sarà sempre così. Ho fatto anch'io la puttana, per molti anni, come tutti gli altri. Poi quella vita m'é venuta a schifo, mi son ribellato, son finito in galera. Ma anche finire in galera è un modo di fare la puttana. Anche far l'eroe, anche pugnare per la libertà è un modo di far la puttana, in Italia. Anche dire che questo è una menzogna, un insulto per tutti coloro che sono morti per la libertà è un modo di far la puttana. Non c'é scampo, Friki."
 "E' sempre stato così, in Italia" dice Federico, "è sempre la stessa patria sventolante di bandiere in fondo allo stesso ventre bianco:
In fondo al tuo ventre bianco / la mia patria mi chiama / con tutte le bandiere al vento.
"Non sei tu che hai scritto questi versi?"
"Sì, sono versi miei. Li ho scritti a Lipari"
"E' una poesia molto triste. Si chiama Ex-voto, mi pare. E' una poesia disperata. Si sente che è stata scritta in prigione." Mi guardò, alzò il bicchiere, disse "Nuha".
"Io dissi: "Nuha."
Questa è ancora, l'Italia.
Non so che guerra stiamo combattendo ora. Forse è sempre la stessa guerra, solo i morti li si ammazza senza pallottole e il sangue non si vede, così pare una guerra molto pulita, asettica, moderna insomma.
La misura della guerra è però forse sempre, come allora, nel numero di puttane in circolazione.
Tutte esempi di fulgida moralità, zeppe di buone intenzioni, prodighe di illuminati consigli e generose a convenienza e giusto il tempo di una sveltina. 
O di un hashtag.

1 commento:

  1. "E' mai possibile, o porco di un cane,
    Che le avventure in codesto reame
    Debban risolversi tutte con grandi puttane?"

    Carlo Matrello, Fabrizio de Andrè

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