giovedì 12 maggio 2016

Ore d'ozio - 25

     …In questo mondo, incostante come le bassure e le profondità del fiume Asuka, il tempo scorre, le gioie si alternano ai dolori e quelle che erano località fiorenti si trasformano in lande deserte.

   Le case, immutate, accolgono nuovi inquilini, e non essendo né i peschi né i susini dei loro giardini in grado di parlare, con chi rievocare il passato? I venerandi ruderi di un tempo che noi non abbiamo vissuto ancor più ci fanno avvertire il senso di precarietà delle cose.

   Il palazzo del Kyōgoku e il tempio Hōjo, per esempio, erano destinati, nelle intenzioni del loro costruttore, a lunga vita, ma le vicissitudini li hanno ridotti allo stato miserevole in cui noi li vediamo.

   Il signore del Midō li fece costruire con magnificenza e li dotò di latifondi pensando che, poiché solo la sua famiglia era il sostegno dei sovrani e la salvaguardia dei loro regni, essi sarebbero durati in eterno. Poteva forse immaginare che durante un qualsiasi regno futuro tutto sarebbe andato in rovina, e in tal misura?

   Il Grande portale e l’Aula d’oro del tempio esistevano ancora in epoca recente; poi, durante l’era Shōwa, un incendio distrusse la porta meridionale, e infine anche l’Aula d’oro crollò e non fu ricostruita. Ora tutto ciò che rimane è il Muryōju-In.

   Le nove statue del Buddha, tuttora venerate, si ergono in fila. L’iscrizione tracciata da Kōzei e quella dipinta da Kaneyuki sulla porta sono leggibili come un tempo, ma al vederle ti si stringe il cuore.


   Pare che resista l’Hokkedō, ma fino a quando?

   In altri luoghi, dove non c’è traccia nemmeno di rovine come queste, ma rimangono delle fondamenta, nessuno sa con precisione cosa vi si ergesse.


   Da ciò appare chiaro quanto sia vano far piani per un futuro che non potremo mai prevedere.


    Da Ore d’ozio – di Kenkō

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