lunedì 6 giugno 2016

Questo o quello, per me pari sono...

Qualcuno davvero crede ancora che votare sia il mezzo "democratico" per poter cambiare politicamente qualcosa?
Nemmeno a livello locale, ha ormai senso, visto che le stesse amministrazioni comunali possono, se il budget glielo consente, decidere al più se far ritoccare con una leccata di asfalto le buche delle strade paesane, se spendere denaro pubblico per la nuova giostrina del parco giochi o per rasare le aiuole delle rotonde.

Se la finanza pubblica locale non è completamente libera di disporre dei propri fondi, e non lo è, tanto meno lo è per quanto attiene la spesa per sanità locale, scuola locale, pensioni, welfare, ecc, tutte materie sulle quali a decidere sono Unione Europea e, a discesa, Governo e Regioni che a quella ormai rispondono.

Può forse un sindaco decidere autonomamente, ad esempio, la gestione della raccolta rifiuti?
In teoria sì. In pratica, dovrà tener conto delle direttive nazionali ed europee in materia di ottimizzazione della spesa e, a breve (v. Ttip), degli interessi nel settore da parte di società che sulla gestione rifiuti avessero il loro core business e si sentissero danneggiate dall'esclusione dai profitti che questo business genera.
L'obiettivo, come ormai dovrebbero sapere anche i sassi, non è poi più quello di una più efficace e meno dispendiosa raccolta comunale, ma quello di andare in tempi brevi verso max 4/5 grandi Multiutility nazionali in grado di gestire in cloud tutti i servizi pubblici essenziali quali rifiuti, fornitura energia/gas, trasporti locali/provinciali/regionali, ecc. così da garantire a queste società buone performances in Borsa e quindi buoni guadagni agli azionisti.
La questione è ovviamente più complessa di così, ma il risultato è sempre il medesimo: estrarre più denaro possibile dalle tasche dei cittadini che dei servizi pubblici essnziali hanno bisogno, non certo il ridurre i costi (che infatti continuano a lievitare nonostante la notevole riduzione della rumenta nazionale raccolta).

L'esempio dei rifiuti può essere applicato a ogni gestione dei servizi pubblici locali: privatizzare, eliminare il piccolo e far convergere ogni servizio verso grandi società è l'obiettivo.

Cos'é allora questa esaltazione da stadio post elezioni amministrative?

L'elezione di un sindaco non ha nulla a che fare con destra e sinistra così come non ne ha a livello nazionale.
Votare non ha più nulla a che fare con la politica, non si tratta più di schieramenti o partiti che rappresentano una diversa visione del mondo e della società ma, a ben vedere, ha tutto a che vedere con l'elezione di amministratori, siano questi locali, regionali o nazionali, da assumere al servizio di quella cessione di sovranità cui ci sollecitano apertamente e da tempo politici, economisti, ex presidenti della Repubblica e teutonici leader europei

Poco/niente potrà fare di testa sua un diverso sindaco eletto sotto diverso simbolo elettorale: eseguirà, alla fine, come quasi tutti quelli che lo precedono attualmente, esattamente ciò che gli è richiesto.
Nulla potrà di diverso, almeno nelle questioni che stanno più a cuore ai cittadini (salute, casa, scuola, sanità, ecc), che sono invece ben chiare nelle direttive di Bruxelles e, in ultima istanza, degli UE-Usa.

D'accordo, asfalterà strade, fare ripulire i tombini, sarà impegnato a presenziare a inizi di anno scolastico, a tagliare nastri alle inaugurazioni di opere pubbliche che non appartengono però ai cittadini ma sono patrimonio a bilancio di cui può disporre l'amministrazione contabile nazionale e, in ultima istanza, Bruxelles, se dovesse servire a recuperare crediti nazionali. Il sindaco parteciperà alle fiere del paese e si assumerà in proprio le rogne derivanti dal primo evento catastrofico che si dovesse verificare, per la cui gestione dovrà chiedere comunque permesso al governo in franchising e poco importa se avrà i soldi o meno per mettere subito all'opera aiuti o cantieri
Alla peggio, come ormai è d'uso, aprirà un conto corrente sul quale far convergere aiuti economici di volontari benefattori e donazioni di enti o fondazioni, e alla fine, pur sempre di altro denaro estorto, sotto la bandiera della Beneficenza Spa alla cittadinanza, si tratta.
Sue le responsabilità della gestione rogne, sia chiaro, ma né più né meno di quanto non sia ritenuto responsabile della buona gestione economica un qualunque responsabile di una filiale in franchising di una multinazionale.

Ciò che si vota, quando si vota alle amministrative, è appunto un amministratore per conto terzi, che gli stanno sopra nella catena di gestione del territorio.
Il quale amministratore si accolla l'onere di rispondere ai cittadini delle sue mancanze, più della metà delle quali non dipendono però da lui, ma da organismi UE-Usa che gli stanno sopra e dai quali prende le direttive sulle cose che davvero contano (e costano).

C'importa quindi che a Roma sia in testa la Raggi 5S o se la giochi al ballottaggio con Meloni destra e Giachetti Pd?
Cos'é tutta questa caciara sulle percentuali e cosa sono tutte le ore di sproloqui sui media?
Chiunque "vinca", chiunque abbia vinto o vincerà, avrà solo vinto al concorsone per un posto di amministratore locale di interessi extra nazionali.
Con buona pace del tifo e degli appelli alla pratica di democrazia del voto.

Ah, ecco, sì: ora mi arrivano quelli che bisogna combattere la corruzione nelle pubbliche amministrazioni e mandare a casa i disonesti.

A volte mi viene il dubbio che, in questa Unione Europea, voluta certo dalla vecchia combriccola di servi ancora al potere, l'unico modo di sopravvivere di un Comune sia appunto tirar su migranti, così da poter lucrare qualche euro extra in compagnia di cooperative e associazioni volontarie ma a pagamento.
Tanto rimane tutto nella stessa pentola de' noantri, no? 

P.S. 7.06.2016 - h. 9.52

Sintonia perfetta con l'autore di questo pezzo su Libreidee dal quale copio/incollo quanto qui sotto:

"...Nessuno, tra i principali candidati italiani delle amministrative, ha declinato in modo chiaro, a livello locale, l’opprimente quadro sovranazionale, da cui dipende anche la sofferenza quotidiana dei Comuni, a prescindere dal colore politico dei suoi amministratori di turno."

11 commenti:

  1. I sindaci decidono dove e come costruire, nominano i componenti di commissioni e partecipate ed hanno voce in capitolo sulla sanità. La cosa principale è comunque quella di essere, in un sistema piramidale del potere, a diretto contatto con i cittadini clienti, quelle stesse clientele che votano alle politiche. E' un grosso errore sottovalutarli.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non sottovaluto affatto i sindaci, anzi.
      Proprio perché, volessero, per via appunto del "sistema piramidale del potere", potrebbero farsi attori di un rovesciamento della piramide.
      Spostando il potere dal basso verso l'alto e condizionando, grazie al controllo del territorio e alla stretta vicinanza con i cittadini, ogni decisione politica, a tutti i livelli.
      La tragedia è che si accontentano di nominare qualcuno dei loro nelle commissioni e nelle partecipate, ben sapendo che le partecipate agiscono non nell'interesse dei cittadini, ma per quello degli azionisti.
      Sulla voce in capitolo sulla sanità: peccato che si limiti a non disturbare e, al più, a ratificare quanto deciso in altra sede (v. a titolo di esempio il silenzio dei sindaci dei comuni vicentini e padovani sull'inquinamento da Pfas: faceva troppo brutto dare ascolto agli studi presentati ancora nel 2013 da un singolo medico e andare contro le rassicurazioni della Regione, che li dichiarava "non pericolosi per la salute umana")

      Elimina
    2. Non è che li sottovaluti, non contano proprio nulla, sono degli idioti facenti funzione.

      Elimina
    3. Sì, è ciò che sostengo nel post...

      Elimina
  2. Non ho mai creduto che il mio voto significasse qualcosa, perciò non sono mai andato a votare, e tanto meno che le elezioni fossero democratiche. Poi cos è 'sta democrazia?
    Considero tutti coloro che si occupano di funzione pubblica degli emeriti stronzi. Posso eleggere degli stronzi?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vanesi, cioè stronzi in buona fede.
      perché il dramma è che credono davvero alle stronzate che dicono e fanno, e si offendono pure se fai loro notare che non esiste 2la buona amministrazione" e che ogni loro decisione è una scelta politica, non un mero "atto amministrativo".

      Elimina
    2. Non credo alla buona fede, bensì alle smanie di potere e di arrivismo.

      Elimina
    3. Sì, nemmeno io sono davvero convinta della "buona fede". Ambizione, vanità, arrivismo e desiderio di potere sono ben occultati in quei discorsi e comportamenti "consoni" alla veste di servi volontari dei primi cittadini, di qualunque parte politica siano.
      A volte, nella mia follia, mi trovo a pensare che perfino un Gentilini abbia un tasso di onestà intellettuale superiore alla media dei sindaci: almeno rende chiaro a tutti chi è e cosa pensa.
      Poi, sia chiaro, mi fa orrore.
      Ma chi mi fa orrore mi rende chiaro contro chi devo combattere, mentre la melassa da bravi lupetti dei sindaci di ultima generazione sono così viscidi da non sapere mai con certezza come prenderli, tanto sono scivolosi e infidi...

      Elimina
  3. La politica é semplicemente un teatrino delle marionette, persone che per un lauto stipendio non disturbano i pomodori in faccia, ma i fili sono gestiti da mangiafuoco senza scrupoli, il loro unico dio é il denaro, il profitto...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un vecchio saggio indiano diceva che, se la politica fosse il governo della cosa pubblica nell'interesse più alto dei cittadini, nessuno si candiderebbe volontario e, in ogni caso, non presterebbe servizio che per i pochi anni di servizio richiesti.
      Per me, che saggia non sono, se la politica fosse il governo della cosa pubblica nell'interesse di tutti, invece che delle elezioni basterebbero dei concorsi per buoni amministratori con incarichi specifici e a tempo determinato.
      Ma se poi tutto andasse come dovrebbe, di che camperebbero i media?

      Elimina
  4. Hai ragione, la stampa é il braccio armato della politica e opera per il mantenimento dello status quo a loro cosí ben funzionale e congegnale. Il saggio indiano vorrei contraddirlo ma riesce difficile se non impossibile. Nel mio modo di vedere le cose il re dovrebbe essere il più grande servitore, se non é questo il caso allora viviamo cosí come vediamo dinanzi agli occhi ogni giorno. Io penso che sia un immenso onore il potersi occupare del benessere comune. In effetti penso che in una società sana ed ottimale tutti si occupano del benessere comune: "il mio benessere é una cosa sola con il benessere delle altre persone", ma purtroppo so che sono solo utopiche fantasticherie.

    RispondiElimina