mercoledì 5 aprile 2017

C'è di peggio che il cioccolato

Alle prese con un complicato cambio stagione, mi perdono a malavoglia qualche chilo imbarazzante ricordandomi che giorno verrà in cui inizierò a dimagrire, proseguendo senza scampo fino a che di me non resteranno che le ossa.
E arrivata a quel punto, seppur più lentamente, proseguirò sicura fino alla polvere...

Mi entrerebbero allora anche i jeans dei ventanni, ammesso che indossarli dopo essermi ridotta a un mucchietto d'ossa avesse ancora un senso.

Perché c'è questo: a me piacciono le ossa che sporgono, e però mi piace anche la parmiggiana di melanzane. 
Adoro entrare larga in una taglia 42, ma fatico a resistere a una zeppola con crema di pistacchio.
Vorrei a ogni primavera una silhouette impeccabile, ma non passa inverno senza che mi consenta la gioia innocente di un pasticcio di carciofi.

Temo si tratti della nota sindrome da occidentale dai costumi corrotti: aspiro all'ascesi ma, al dunque, vivo la rinuncia al cioccolato come il più imperdonabile dei peccati capitali.

Così, forte di una consapevolezza frutto di anni di frequentazione letteraria dei grandi mistici orientali e occidentali, i quali tutti predicano l'importanza di una morigerata via di mezzo per raggiungere la santità, mi rassicuro con una delle poche certezze che avrò mai: tutto passa, passeranno anche i pochi chili di troppo. 
Nulla è eterno, l'unica certezza nei tempi lunghi è l'impermanenza dell'adipe.

Oggi non è ieri e non è domani; e se l'unica vita possibile è oggi, che sia allietata, ove possibile, da un fumante piatto di lasagne, da un godurioso tramezzino alla polpa di granchio, o almeno da un paio di cioccolatini al gianduia di quando in quando.

Pazienza se poi in alcuni graziosi capi primaverili non entro più: che sarà mai, questo piccolo dolore inflitto alla mia vanità, di fronte alla certezza di una magrezza eterna in sæcula sæculorum?
Amen.

(Il bellissimo cadavere qui sopra è la prova che dalla vanità della magritudine non ci si salva ormai neanche dopo morti: l'opera/corpo è di Gunther Von Hagen al quale, se volete una garanzia di potervi conservare fichi in eterno, potete lasciare il vostro cadavere. Ve lo plastinerà così bene che il Giudizio Universale vi coglierà nella vostra forma migliore)

4 commenti:

  1. Orpa, che bei muscoli in bella vista, la signora!
    Aggrappata alla regina travicella per l'eternità. Risparmia anche sul prezzo del passaggio di Caronte, oltre che sulla palestra. Insomma è la prova più lampante di come Arte Moderna e New Economy viaggino a braccetto. E chi, se non un artista tedesco, poteva sottolinearlo con tanta, sfacciata chiarezza?
    Chissà se a Roberto Calasso è già venuto in mente di scriverci su una monografia; col titolo di "Rosso Tiepido" secondo me farebbe furore, al prossimo salone del libro di Francoforte.

    Ciao, mia cara e scarlatta Ross, un sorriso e alla prossima.
    marilù

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  2. La magrezza è bella mentre il sovrappeso è automatismo ad ingoiare...beh sei quello che mangi da li non si scappa...

    Slob Slob

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    1. Sai, ci pensavo giusto ieri sera a quella del siamo ciò che mangiamo. E se è vero che a mangiar cioccolato si paga in chili il piacere sensoriale di un minuto, è dubbio che a mangiar sedano si diventi sedano (o carota o scaloppina, ecc).
      Cioè, se mangi sedano colazione pranzo e cena, sedano in qualche modo lo diventi, nel senso di verde, secco e con le costole di fuori. Ma c'è poi qual fatto per lo più trascurato che oltre a nutrirci di ciò che ingoiamo, siamo nutriti anche da ciò che respiriamo.
      E respirando aria respirata da altri umani (e da gatti, cani, galline e maiali), alla fine il risultato è che per quanto sedano mangiamo una qualche parte di noi rimane sempre animale, grazie all'inevitabile nutrimento che traiamo dalle miriadi di cellule animali, perse inconsapevolmente dai nostri simili e dagli altri animali, che svolazzano nell'aria finendo per nutrirci di cellule altrui, così che sedano non lo saremo mai completamente, non c'è niente da fare, non si scappa.
      Noi non siamo solo ciò che mangiamo, ma (anche), ciò che respiriamo e ciò che tocchiamo e ciò che ci piove addosso.
      Poi pensa al potere della mente: possiamo mangiare di tutto senza mettere su un chilo, e ingrassare anche solo a guardare dolci zeppole alla crema di pistacchio (ultimamente sono ossessionata dalle zeppole al pistacchio: dovrei decidermi a mangiarle, anziché guardarle in pasticceria soffrendo poi di ossessione visive).
      Va be', era per dire...

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  3. Mischiare gli alimenti fa ingrassare, 2etti di burro se non vanno in diarrea comunque non vengono assimilati, altrettanto nella polenta lo assorbi...

    Pistacchi~diabete informati senza sale sono un toccasana...

    Il cioccolato scuro bio è ottimo...la mela meglio, sazia e snellisce pulendo i denti...eccetera

    L'alimentazione..mia passione

    Slobbysta

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