lunedì 5 giugno 2017

Torino: Q&A

Pare che a generare il caos a Piazza San Carlo a Torino, che ha procurato 1527 feriti, 2 dei quali gravi, siano stati due ragazzi per "fare una bravata".
La notizia mi disturba più di quella dell'ultimo attentato di Londra.


Continuo a chiedermi cosa non mi torna di questa Piazza devastata peggio che se fosse passata una mandria di bisonti infuriati.
Non mi tornano le bottiglie di birra in vetro che circolavano e si sono puntualmente rivelate micidiali al momento del panico.
Non mi tornano i racconti, assolutamente credibili, di gente nel panico che si muove a ondate camminando sopra a quelli che, spinti, cadevano a terra.
Non mi torna poi la totale assenza di servizi d'ordine in una piazza gremita di circa 40mila persone dove girava birra a fiumi senza che nessuno vigilasse intorno alle transenne il via vai di delinquenti fornitori di bottiglie in vetro vietate agli ingressi.

A non farmi tornare niente è però una domanda, decisamente cinica: e se invece di un paio di deficienti sbronzi che gridano Allah Akbar, ci fosse stato un reale terrorista con zainetto armato e pronto a farsi saltare, fra quei 40mila, possibile non ci fosse nemmeno un giovane aspirante eroe capace di provare a fermarlo per fermare la strage?

No, pare proprio di no: è bastato un cretino ubriaco che, a torso nudo e zainetto sulle spalle, urlasse il convenuto grido pre-bomba islamico, per scatenare solo panico, senza eroi.
Niente sangue freddo, solo irrazionale paura pavloviana conculcata a forza di attentati-lezione da imparare.
Certo, il condizionamento innesca reazioni da conigli, e ormai di fronte all'islamico armato si dimostra, come appunto nel caso della piazza di Torino, che l'obiettivo di reazioni da laboratorio di propaganda è raggiunto ed efficace nel 100% dei casi. 

Abituati a vivere in gruppo, a pensarsi come parte del gruppo, a ragionare in gruppo, a socializzare per gruppi, l'istinto di sopravvivenza individuale è ormai limitato al classico la miglior difesa è la fuga.
Non è tragico?
Ricordo i numerosi casi di singole persone che di fronte alla minaccia non si sono fatte intimorire reagendo passando all'attacco (ne cito uno per comprenderli tutti, e se cercate in rete sono parecchi).
Rischiando la vita, certo, ma con questo dicendoci anche che la miglior difesa è l'autodifesa, la reazione di fronte a un'aggressione o una minaccia, che è provare a fare scudo contro la sopraffazione e la barbarie, la civiltà; non la fuga al primo babau urlato da un imbecille.
Uno, dico uno su circa 40mila, che sapesse guardare in faccia la minaccia del terrore islamico senza indietreggiare, potrebbe forse innescare il ricordo collettivo della possibilità umana di reagire, anziché subire ritraendosi in se stessi e scappando.

L'eroe, nel 99,9% dei casi muore, si sa. 
E la sua morte serve però a ricordare alle pecore che sono tali solo perché anziché coltivare in sé il coraggio, coltivano in sé la paura anche della propria ombra.

Qui, invece, abbiamo ormai la prova che siamo solo un gregge di pecore armate di cuore&amore con cui combattere il nemico (pagandosi pure 40€ di biglietto), quindi incapaci perfino di pensare che il nemico del cuore&amore se ne strafrega, e al dunque ti ammazza comunque e pure con meno fatica.

Capisco il panico, eh? Specie se sei sbronzo e sei educato a reagire in gregge, più che farti guidare dal tuo individuale istinto di sopravvivenza.
Però, vivvaddio, almeno uno che di fronte al falso dinamitardo ubriaco gli si fosse lanciato contro nel tentativo di almeno buttarlo a terra, me lo sarei aspettato.
Uno.
Invece niente.
Tutti polli da batteria che finiscono per ferirsi l'un l'altro passandosi sopra e calpestandosi come niente fosse, e facendosi sgorgare sangue a fiumi con i cocci delle loro stesse bottiglie rotte di birra.
Un'immagine devastante, in tutti i sensi.

Finiremo sottomessi senza batter ciglio, per assenza di anticorpi emozionali e un istinto di sopravvivenza atrofizzato da buoni sentimenti un tanto al chilo.
Una gran brutta fotografia.
Tanti bravi ragazzi che, al momento della prova suprema, quella che può decidere fra la vita e la morte, quella che di fronte alla minaccia della propria e altrui sopravvivenza, non sanno salvare né il mondo né se stessi.
D'altra parte, se ti globalizzano al punto che non hai più un tuo mondo, ma solo un mondo per viaggiare, studiare, lavorare, non hai più ragione di difendere alcun mondo preciso.
Quindi, al più, di fronte a una minaccia ti arrendi.
E scappi da un'altra parte, tanto una vale l'altra.


Figurati la reazione, mi dico, se ci invadessero "li turchi "oggi...
Ah, no: i "turchi" oggi ce li andiamo a prendere e, dato che siamo quelli buoni del cuore&amore, li vogliamo "integrare".
E infatti, a integrarci sono loro, avendoci già colonizzato l'organo pensante minacciando "il nostro stile di vita" a furia di paure indotte e difesa del loro diritto alla moschea sotto casa.

25 commenti:

  1. Beh è mica capitato anche alla Mecca?

    Slobbysta

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    1. ah be', allora...(cosa mi significa, nel contesto del discorso sulla non passività, sulla reazione di fronte a una minaccia, l'esempio dei morti nella calca del gregge islamico intorno alla Mecca? Si tratta di contesti e condizioni diverse nella quali si verificano i 2 fatti solo apparentemente simili negli esiti...)

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    2. Recinto Pecore Pretesto~insomma o crei imbuti per controllare meglio eventuali terroristi o hai "fughe" senza ostacoli ma con controlli colabrodo...
      Quanti saranno in % coloro che hanno rotto vetri per terra si assumeranno l'incivile gesto come corresponsabilità di gesta buffa situazione...
      Se questo accade molta responsabilità è nella nostra incapacità di stare insieme...

      La Mecca era una metafora calcistica...sempre di fede si parla...

      Slobbysta

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  2. In base all'analisi delle immagini registrate dalle telecamere sparse nella piazza, il ragazzo a torso nudo non era un goliarda sbronzo e senza scrupoli morali di sorta nel lanciare dissenatamente un falso allarme, ma un povero ragazzotto alticcio che cercava, tra un rutto e l'altro, di placare la folla lanciata nel galoppo dell'autodistruzione.

    E' allucinante la dis-organizzazione del cosiddetto servizio d'ordine per quel che riguarda le bottiglie di vetro. E' incomprensibile la scelta di piazza San Carlo, invece che della ben più vasta e capiente spianata di Palazzo REale per organizzare la visione "di branco" della partita trasmessa su maxi-schermo.

    O forse non è così incomprensibile? Forse si voleva creare di proposito il panico per vedere l'effetto che fa, cioé per scatenare una reazione da attentato, senza però rendere possibile la scoperta di "punti di innesco" e responsabili precisi?

    Un'ultima cosa: non ho capito in che modo, in mezzo a una folla così fitta, pur sentendo un vicino urlare, per esempio, "Alla uh Akhbar", si possa far qualcosa per impedire che il criminale omicida (o povera marionetta imbottita di droga, torture e comandi irresistibili impartiti sotto ipnosi) spinga il pulsante o tiri la funicella di un meccanismo di innesco degli esplosivi che porta addosso. Forse, con un ottimo addestramento militare, si potrebbe tentare una fulminea "presa vulcaniana" al collo dell'aspirante massacratore, facendolo accasciare a terra come un sacco vuoto prima che riesca ad azionare l'innesco. Ma, in mancanza dell'addestramento di cui sopra, a me non viene in mente niente di più eroico che un rapido segno della croce e immobilità, per evitare che un numero ancora più alto di altri malcapitati, oltre a me, finiscano in mille pezzi.

    Resta comunque terribilmente sospetta la quasi coincidenza di quella tragedia da psicosi collettiva a Torino e lo scatenamento dell'ennesima furia omicida da camionista imbufalito con lo chef dell'autogrill (incapace di cucinare "halal") che si è registraro a Londra.

    Ciao Ross,
    marilù

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    1. ...un povero ragazzotto alticcio che cercava, tra un rutto e l'altro, di placare la folla lanciata nel galoppo dell'autodistruzione

      Man mano che nuovi dettagli emergono mi vado convincendo che, forse, alla fine vale l'istinto di un ragazzotto ubriaco (ma forse a suo modo lucido sulle cose essenziali) che un allah-akber imbottito e pronto a farsi saltare (fosse il caso).

      ... Forse, con un ottimo addestramento militare, si potrebbe tentare una fulminea "presa vulcaniana" al collo dell'aspirante massacratore, facendolo accasciare a terra come un sacco vuoto prima che riesca ad azionare l'innesco

      Mi ricordi che Israele, che quanto a attentati ha storia lunga, non a caso impone a tutti un addestramento militare.
      Non che apprezzi: la genesi del terrorismo è, come dimostra proprio Israele, tutta nelle ingiustizie che infliggiamo a quei popoli che alla lunga, non valendo più niente la loro vita, non temono di farsi saltare pur di provare a dire di esistere.
      Poi, però, se diamo per accettato di dover convivere con gli attentati, meglio sarebbe addestrare tutti fin da piccoli all'autodifesa, così che sia chiaro che nessuna morte violenta va accettata senza tentare una reazione.
      Ecco che se si alternasse un Erasmus a un campo di addestramento, magari fra 40mila uno che si avventa sul bombarolo anche sapendo di rischiare la pelle, magari si troverebbe.
      Perché non c'é niente da fare: in assenza di reazioni, poco conta morire da eroe o morire da vittima inerme. Sempre morto sei. Ma nel primo caso (forse) l'attentatore saprebbe che non ha a che fare con molluschi che fuggono cotti di paura per poi però dichiarare Lobve&Peace pensando che l'islamico bombarolo si converta e desista.

      ...terribilmente sospetta la quasi coincidenza

      Nonostante la mia innata predisposizione al complottismo, ammetto che in questa coincidenza vedo solo una coincidenza.
      A volte le tragedie hanno natura propria, e certo se trovano le condizioni non mancano di approfittarne.
      Quella Piazza è ormai come tutte le belle piazze italiane: tutte a rischio, vero o cretino che sia.
      La paura spesso si prova a sconfiggerla proprio sparando cazzate, e nel caso di Torino l'unica vera enorme cazzata temo sia stata la totale sottovalutazione del rischio di contenere e gestire una folla dentro un ambito a rischio.
      Qualcuno oggi scriveva in un Tweet che, vivendo nel mondo globalizzato degli attentati, sarebbe bastato che la Juve mettesse a disposizione lo stadio per piazzarvi lì due o tre megaschermi: strutturato con vie di fuga e sistemi di controllo, anche un cretino che facesse il suo show da ubriaco nella curva sud non avrebbe messo a rischio tutto lo stadio.
      Rimane che, in quanto visionaria romantica, non mi sarebbe dispiaciuto leggere di un giovanotto sbronzo che si butta di peso sul possibile attentatore massacrandolo di botte senza star troppo lì a pensare al rischio, che nel caso ci sarebbe comunque, di perdere per questo la vita.
      Insomma, una gioventù priva di eroismo mi sooncerta e mi toglie ogni speranza...

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    2. Scusa Ross, ma questa volta non riesco a non insistere sulla stranezza della "coincidenza".
      Intanto si è saputo che il comitato sulla sicurezza non si è riunito il giorno prima dell'evento e che non è stato nemmeno lontanamente preso in considerazione un piano di gestione di una possibile emergenza in una piazza che, per come è configurata piazza S. Carlo a Torino, può, tanto più se gremita di tifosi ben annaffiati di bevande alcoliche, e non di testimoni di Geova a congresso, trasformarsi in una trappola micidiale, come nei fatti purtroppo si è visto.
      Eppure, come ha rivelato in uno dei tanti dibattiti-show televisivi la deputata europea di FI Lara Comi, che si è occupata a lungo al parlamento di Strasburgo di questioni di intelligence e sicurezza nei vari paesi europei, le nostre forze dell'ordine sono, in quegli studi, risultate, insieme con i colleghi spagnoli, tra le meglio preparate e organizzate sul tema sicurezza, se poste a confronto con tutti gli altri colleghi della UE.

      Un'altra coincidenza: alcune buste esplosive, ma che non hanno portato a termine il loro "compito" per così dire, sono state recapitate proprio questa mattina (7 giugno) alla procura di Torino.
      Questo fatto mi fa rammentare il mancato attentato che avenne nel 2009 presso la caserma di Milano in via Perrucchetti ad opera di un immigrato libico, che confezionò un ordigno casalingo che, al momento di esplodere, non liberò fortunatamente tutta la potenza desiderata e gli costò la perdita di una mano e della vista. L'attentatore era un ingegnere -- non un pizzaiolo -- libico, Muhammad Game, inviperito dalla partecipazione dell'Italia all'occupazione militare dell'Afghanistan (almeno così dichiarò prima di azionare l'innesco della bomba).

      Questi attentati falliti per APPARENTI motivi di insufficienza tecnica di chi li organizza mi fanno piuttosto pensare ad avvertimenti orditi a bella posta per diffidare -- specie nel caso odierno -- gli inquirenti dall'approfondire troppo le indagini ed esortarli, sottilmente, invece, ad archiviare quanto prima l'inchiesta avviata a carico di "ignoti".

      Un'altra coincidenza? Questa ha qualcosa davvero di, apparentemente, molto fortuito e aleatorio: l'altro giorno, proprio dopo aver postato il mio primo commento qui da te, mi sono imbattuta, bighellonando per il web, in questa intervista recensione, a mio avviso molto interessante e indicativa per questo nostro dialogo: http://www.milanonera.com/intervista-a-giulio-laurenti-2/.

      Non ho letto il libro di Laurenti, ma le conclusioni cui giunge nel suo singolare docu-romanzo dovrebbero far riflettere sulle spinte a militarizzarci in stile israeliano a cui siamo sottoposti noi cittadini europei, bersagliati e angosciati dalle notizie sui continui attentati che infiammano le strade d'Europa nell'ultimo paio d'anni.

      Lascio a te di elaborare tutte le riflessioni del caso e che so non esserti per niente nuove o aliene; io putroppo devo proprio chiudere di corsa, oggi.

      Ciao, a presto,
      marilù

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    3. un rapidissimo post-scriptum: non ha forse la nostra ministra della difesa Pinotti, avanzato la proposta di reintrodurre il servizio militare obbligatorio?
      Altra coincidenza....

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    4. La coincidenza delle coincidenze è che l'intervista a Laurenti cui rimanda il tuo link, l'avevo letta anch'io, forse proprio il giorno del tuo precedente commento.
      E però, poi, chissà perché, non ho fatto i tuoi sensati collegamenti (che stia accettando l'inutilità del saperle o scoprirle o sospettarle tutte, data l'impossibilità di farci nulla? Credo sì e no, però un senso di impotenza mi pervade, lo confesso...).
      Certo che invece le due buste esplisive di oggi sono alquanto strane, come strano della piazza di Torino mi è parso fin da subito un dettaglio: pur tenendo conto delle assurde bottiglie di vetro che circolavano, come diavolo è possibile che tutti, dico tutti, quelli arrivati al pronto soccorso presentassero ferite da cocci di vetro. Da alcuni racconti letti di chi era lì, pare come se l'intero pavimento della piazza fosse cosparso di cocci di vetro.
      Ora, ci sta: girano bottiglie, nell'onda che spinge e preme, cadono a sicuramente vanno in pezzi. Ma tutte? Su tutto il pavimento della piazza?
      Non so, a volte sono minutissimi dettagli che continuano a insistere nella mente e che la ragione non vuole saperne di darli per chiariti.
      Che poi in questo paese si faccia da apripista per le sperimentazioni delle tecniche di controllo e manipolazione delle masse è un fatto che, a tornare indietro nella storia, ho ritrovato già nel furto dell'oro siciliano ricambiato con la truffa della costituzione siciliana tradita e azzerata, di cui nessuno vuole più avere memoria, così siamo cresciuti con idee abbastanza confuse anche sul sud e sulla mafia e sulle sue origini.
      Poi, più di recente, chi se la scorda la Genova del G8 e Bolzaneto? Ricordo ancora i brividi che quel giorno mi vennero mentre guardavo le immagini alla tv, come se il mio istinto avvertisse qualcosa di terribile prima ancora che si realizzasse nella notte.
      Oggi sono (quasi) arrivata a pensare che sia troppo tardi per tutto, così che spesso evito di seguire le cronache dettagliate degli attentati, ormai routine,
      perché sento che sapere senza poter agire fa male. Male allo spirito, quindi alla salute.
      E bisogna essere sani, pronti e lucidi, fosse mai che si apre uno spiraglio che possa consentire una qualche reazione (bisogna pur che uno si dia una speranza, no?)...

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    5. @marilù - post-scriptum:
      come no, e pure in forma di servizio civile obbligatorio, perfettamente in linea con l'idea di militarizzazione soft in stile israeliano.
      Pensa che bello: campano alla grande industria bellica, industria dei sistemi di controllo, industria militare. Poi pensa la bellezza: puoi dare lavoro a tutti i giovani, nuovi italiani ex migranti compresi. Tanto basta che gli dai una divisa, 3 pasti al giorno e una stanzetta spartana e hai risolto anche quel problema.
      Non è questo il gioco? In un mercato saturo, si creano problemi per offrire soluzioni.
      Il tutto con il drenaggio accuratissimo di ogni centesimo dei contribuenti.
      Tanto poi questi, se non hanno più di che pagarsi un dentista o un antibiotico, glielo si offre in cambio di lavoro gratuito nelle coop dell'accoglienza, giusto?
      Funziona alla grande, un vero circolo virtuoso...

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    6. "Che poi in questo paese si faccia da apripista per le sperimentazioni delle tecniche di controllo e manipolazione delle masse è un fatto che, a tornare indietro nella storia, ho ritrovato già nel furto dell'oro siciliano ricambiato con la truffa della costituzione siciliana tradita e azzerata (...)".

      Grande Ross: non solo mi hai capito perfettamente, ma hai anche arricchito la trama del discorso di tanti nuovi strati e prolungamenti, che a me non sarebbero venuti in mente neanche per sbaglio.
      Anzi, ad essere sincera, quando parli del furto dell'oro siciliano, non riesco proprio a capire a cosa tu ti riferisca. Posso chiederti qualche ragguaglio?
      Grazie e a presto (come spero)
      marilù.

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    7. La storia del "furto dell'oro siciliano" è di quelle che nei libri di storia scolastici non trovi, invece è importante per capire come e a spese di chi è "stata fatta l'Italia".
      In modo sintetico la trovi a questo link su wikipedia, alla voce Il crollo economico della Sicilia.
      Siamo al momento in cui il Regno delle due Sicilie viene "forzato" all'Unità d'Italia.
      "I fondi del Banco delle Due Sicilie, che era la Banca nazionale del regno borbonico (443 milioni di Lire-oro, all'epoca corrispondenti al 65,7 del patrimonio di tutti gli Stati italiani messi insieme) vennero incamerati dal nuovo Stato italiano, concorrendo a costituire il capitale liquido nazionale nella misura di 668 milioni di Lire-oro.

      In più: fino a quel momento, pur avendo già subito alcune modifiche, la Sicilia era riuscita a mantenre una propria Costituzione, che arrivava dai tempi della Magna Grecia. Talmente "illuminata", che da questa si prese spunto per scrive quella italiana. Con l'Unità riuscirono a spuntare, dopo trattative che furono tutte tradite, di mantenere l'autonomia (ci rimettevano quindi non solo il patrimonio ricchissimo del Banco delle Due Sicilie, ma pure una propria Costituzione e delle proprie leggi, in cambio di una promessa (falsa) di un'indipendenza su alcune materie).

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    8. @Marilù
      Non bastasse, dopo aver il Regno d'Italia incamerato la ricchezza nazionale siciliana, al resto ci pensç il Vaticano: vennero incamerati come patrimonio vaticano tutti gli ori (gioielli preziosi, corone d'oro delle Madonne, ecc), che addobbavano le chiese e le cattedrali isolane.
      Insomma, l'Unità ha impoverito la Sicilia, non la Sicilia l'Italia. Fin lì, per quanto parliamo di povertà da una parte e ricchi proprietari terrieri dall'altra, la Sicilia era ricca di miniere, di commerci esteri, di terre che producevano ricchezza.
      Quando oggi sento dire che il Meridione e i siciliani mangiano a sbafo sulle ricchezze del Nord, mi piace pensare che nei siciliani ancora risieda come un bisogno di riscatto e pareggiamento di conti per tutti i tradimenti subiti che nessuno ha più voglia di ricordare.
      Figuriamoci poi in tempi di globalizzazione, quando la stessa sorte è inflitta a qualunque paese osi essere appena recalcitrante all'idea che globalizzati è meglio.
      Pensa agli States: in assenza di guerre mondiali col cavolo che sviluppavano le industrie belliche, erano alla fame negli anni '30, e alla loro economia la guerra ha fatto un gran bene.
      E una volta capito come diventare una potenza con la favoletta dell'amico americano che ti viene a salvare dal dittatorello, hanno ormai colonizzato (quasi) tutto il globo terracqueo.
      Senza le guerre, sarebbero poco più che una landa di bovari con quel perenne senso di inferiorità culturale che li porta, come Gengis Khan, a conquistare militarmente e distruggere culturalmente un'area mediterranea sulla quale sono ignoranti come capre.

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  3. é nell'individualismo la chiave .
    p.s. manca , perché é stata distrutta , perché é morta ,perche é pericolosa , per colpa di chi vuoi , per volere di chi ti pare...l'idea sociale.
    tutto , ma proprio tutto , ha spiegabilissimamente imboccato da tempo la strada della promozione iperforzata dell'individualismo...lo fanno anche le religioni monoteiste, ci sarà un motivo, no ? e tu ad un individualista o ad un gruppo di individualisti ( di per sè un ossimoro )cos'é che chiedi ? eroismo ? allora non HAI CAPITO.
    guarda meglio.


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    1. Mah! Quella che "l'idea del sociale" è stata distrutta mi pare una specie di leggenda metropolitana: quando mai è esistita?
      Non esiste alcuna società in assenza di individui pienamente sviluppati.
      Direi perfino che il mito del "sociale" non è mai stato così in salute, e che non ha mai fatto tanti danni quanti ne sta facendo oggi...

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    2. io così definisco "sociale" : progresso individuale che porta alla presa di coscienza individuale che non può che guardare all'altro diventando coscienza sociale .

      c'entra poco il buonismo , non é di questo che sto scrivendo, sto scrivendo di cose attinenti al sangue , quello che si versa per affermarsi in quanto coscenti.

      certo é che non esiste società , proprio perché non é la coesistenza a determinare il pieno sviluppo individuale , ne se ne può dedurre che siano pienamente sviluppati perché coesistono .

      io vedo comunità inspiegabili come tali perché composte da individualisti a cui viene detto che per certe cose ci sono gli "eroi" , é proprio per quietarne stimoli tutt'altro che individualistici .

      tutto é volto alla promozione dell'individualismo per evitare la possibilità che gli individui cerchino quel progresso che deriverebbe dalla coscienza di sé , sarebbe distruttivo.
      si vuole il gregge non si allevano lupi.






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  4. Qualcosa non torna.Lavoro in una scuola elementare dove svolgo la funzione di collaboratore scolastico,posso garantirvi che ogni volta che nella scuola c'è un avvenimento che che può far partecipare più persone,ci si mette lì a studiare se il posto è adatto,le possibili vie di fuga e di chi sono le responsabilità se andasse storto qualcosa.La gerarchia serve a questo.Solo dopo che si è stabilito questo la manifestazione si può fare con il beneplacito della preside.Mi domando, ma sappiamo chi è il preside di Torino in queste circostanze?Chi aveva studiato le vie di fuga?Era un posto adatto per la sicurezza dei cittadini?Quando stai insieme a centinaia di persone,nella scuola,c'è da tremare.E migliaia? Grazie.Claudio.

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  5. Mai articolo è stato più vero, a causa della globalizzazione imposta dall'elite oligarchica, delocalizzando tutto e tutti e trasformando le genti in schiavi al pari di merci senza valore, si sono perse le proprie origini, l'amore per la propria terra e la coesione di opposrsi.
    Emerge così un individualismo raccapricciante dove ognuno pensa a se stesso, proprio quello che i fautori di questo crimine contro l'umanità vogliono e si aspettano, per attuare il loro piano di distruzione e saccheggio dei paesi del sud europa.
    Con questa gente ormai priva di valori non posso che ammettere la sconfitta dell'italia come paese sovrano, ridotto oramai a un colabrodo senza valori e socialità.
    E per concludere dico che aldilà di tutto vedere tutti quei coglioni riunirsi per una partita di calcio come fosse la cosa più importante della loro vita mentre gli portano via diritti e risparmi fa venire solo una gran tristezza, per colpa loro ci rimettono anche i veri eroi che ogni giorno si battono rischiando in prima linea per restituire dignità e libertà a tutti.

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    1. ...ognuno pensa a se stesso, proprio quello che i fautori di questo crimine contro l'umanità vogliono e si aspettano, per attuare il loro piano di distruzione e saccheggio dei paesi del sud europa

      Certo, ma riescono in questo non perché ormai "oramai a un colabrodo senza valori e socialità", ma perché ridotti a non dare più alcun valore a noi stessi in quanto individui pensanti.
      La spinta alla "socialità" è una creazione fittizia, ormai viene criminalizzata ogni solitudine marchiandola di default come patologica. Ma è solo il pieno sviluppo della propria individualità che può dare come somma una società culturalmente preparata ad affrontare la manipolazione del panorama sociale.
      Nulla contro le folle dei concerti o quelle degli stadi (non è che mi debbano piacere le motivazioni degli altri per accettare che amino cose che io non amo fare), ma se la folla, il gruppo, la "socializzazione" arriva a socializzare solo corpi senza consapevolezza del proprio individuale valore, sono solo masse di carne che si muovono e agiscono come i topi da laboratorio, senza volontà né giudizio o reattività propria.
      Per me, credo che non ci sia che un modo di combattere contro "l'assenza di valori e socialità": diventare consapevoli e orgogliosi del proprio valore individuale, personale. Cercare ognuno in sé la forza delle proprie idee e dei porpri dubbi, confrontarsi con i dubbi altrui senza abbracciare verità di gruppo prima di averle filtrate e valutate in autonomia.
      Nessuna grande idea viene fuori dal "sociale", solo dall'individuo.
      E a muovere il "sociale", oggi, sono appunto le teorie di alcuni individui finanziati da altri individui che hanno tutto l'interesse a trattarci come acefalo popolo bue.
      Non lo siamo,.
      E se io lo sono, cosa possibilissima, lo sono per me stessa, e me ne farò una ragione, prima o poi...

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    2. la socialità non è coesistenza .
      dovresti scrivere " la spinta alla coesistenza " e non "la spinta alla socialità " perché se scrivi "spinta alla socialità" e poi dici che è fittizia, stai banalizzando la socialità e non la convivenza .
      le parole hanno un senso e formano il pensiero ...credo che dovresti rivedere il tuo concetto di socialità confrontandolo con l'idea di socialità espressa da chi gli ha dedicato interi trattati.
      non è possibile sviluppare pensiero autonomo degno , a meno che non ci si creda dei geni in grado di rivaleggiare , autonomamente , con i geni affermatisi come tali in tutti i campi dello scibile "sociale" .
      il grande difetto di moltissimi è " credere di sapere e/o di poter fare a meno di chi sà " , io definisco questo comportamento stupido perché nasconde ( malamente ) un'inspiegabile arroganza peraltro non supportata dai fatti , quei lampi di genio che giustificherebbero l'idea che sia possibile lo "sviluppo individuale in solitaria " che è , praticamente , un'espressione dell'individualismo .
      se non si è neanche in grado di riconoscere il "proprio male " come credi tu possa venirne a capo da sola ? la domanda è retorica.

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    3. ...dovresti scrivere " la spinta alla coesistenza " e non "la spinta alla socialità " perché se scrivi "spinta alla socialità" e poi dici che è fittizia, stai banalizzando la socialità e non la convivenza .

      Non io la banalizzo, ma le istituzioni. Quelle che spingono appunto alla "socialità" come unica via percorribile per la sopravvivenza del singolo.
      E' un disocrso che andrebbe forse sviluppato meglio, diciamo che la parola "sociale" è non a caso una fra le più abusate attualmente dalla politica e dal sentire comune.
      E ciò che questo "sociale" sottintende, è l'impossibilità per il singolo di far fronte alla sopravvivenza da solo dopo che sono state via via eliminate dal panorama sociale quelle "creatività" individuali che consentivano a chiunque di provvedere in qualche modo a se stesso.
      E' sbagliato?
      Sbaglio io a diffidare della parola "sociale" ne clima attuale?
      Può essere, ma non confondo socialità e coesistenza. Sono due cose diverse, o almeno fin qui lo sono state. Oggi ho spesso la sensazione che le due vengano artificiosamente fatte coincidere e, che ci vuoi fare?, diffido di chiunque minacci la mia fiducia in me stessa e con quella la mia ostinazione a rivendicare il diritto a un'individualità fin qui rivelatasi fonte di indipendenza e autonomia.

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    4. ...se non si è neanche in grado di riconoscere il "proprio male " come credi tu possa venirne a capo da sola ? la domanda è retorica.

      Retoricamente, chi ritieni dovrebbe certificare quel riconoscimento del "proprio male"?
      La società? L'individuo? Chi?
      Se non ti dai tempo e solitudine per capire chi sei per te stesso, non c'é nulla di particolarmente utile che tu possa offrire all'arricchimento della società. Non sarai che aria rifritta della stessa melassa indistinta nella quale nascondi i tuoi vuoti limitandoti a dare le tue energie in pasto alla creazione di quel sistema acefalo tanto utile al sistema che ti vuole educato, gentile, assertivo, collaborativo, pronto a eseguire senza capire...

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    5. credo che l'anonimo/a intendesse riferirsi proprio a te che sostieni l'autoapprendimento .
      sta dicendo , se non ho capito male , che nessuno , meno che meno te , a meno che tu non sia capace di dimostrare la validità di quello che sostieni con i "fatti" , che il tuo pensiero in "solitaria" ha ben poca importanza se slegato dagli insegnamenti di chi ha dimostrato di avere pensieri degni di essere considerati "un progresso individuale per se e per gli altri "
      ha inoltre detto , sempre che io non abbia frainteso , s'intende , che la tua , é l'esatta maniera di fare dell'individualista , e che non sei neppure in grado di riconoscere il tuo limite.



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    6. @Anonimo 12.59
      ...nessuno , meno che meno te , a meno che tu non sia capace di dimostrare la validità di quello che sostieni con i "fatti"

      Diciamo che posso dimostrare con i fatti ciò che sostengo. La mia intera vita è a sostegno di ciò che sostengo. Nulla di teorico in ciò che scrivo...

      ...il tuo pensiero in "solitaria" ha ben poca importanza se slegato dagli insegnamenti di chi ha dimostrato di avere pensieri degni di essere considerati "un progresso individuale per se e per gli altri "

      Ogni pensiero è in "solitaria" e ha senso innanzitutto per chi lo pensa.
      Che poi questo solitario pensiero possa divenire "insegnamento" e "progresso per sé e per gli altri", è talmente soggetto a variabili, incognite e mode del tempo che non vale davvero la pena di fare considerazioni sul senso di ciò che scrivi.
      Ognuno ha i suoi "maestri", i suoi pensatori preferiti, e tutti sono perlopiù pensatori "degni" per aver contribuito con il loro pensiero al "progresso individuale (???) per sé e per gli altri".
      Vuol dire qualcosa? No.
      I tedeschi vantano per se stessi la grandezza di Goethe, ma quanto del pensiero di Goethe ha contribuito a fare dei tedeschi in generale, come società nel suo complesso, ciò che sono? Indibbiamente ci sono molti tedeschi che hanno ricavato da Goethe un insegnamento che ha improntato la loro personale filosofia di vita, i loro personali valori e progressi, ma francamente trovo che il più delle volte i pensatori "degni" servano come coperta con la quale nascondere e mimetizzare le più sconcertanti schifezze.
      Parliamo di Gandhi? Maestro più grande e degno non potrei trovare, ma i suoi insegnamenti risuonano forse nella vita e nei valori, nel progresso della società indiana attuale? Sospetto che Modi si prenda spesso la briga di citarlo per adornarsene, ma le sue politiche sono prova della sepoltura definitiva di qualunque cosa abbia detto e scritto Gandhi.
      Significa che Gandhi non ha insegnato niente a messuno?
      Tutt'altro, è stato di grande ispirazione e insegnamento a molti, ma mai dopo di lui qualche società ha nemmeno provato a mettere in pratica i suoi insegnamenti. Mentre parecchi sono quelli che ne hanno fatto un loro personale maestro.
      Il tutto per dire:
      1. grazie, non ho bisogno di interpreti che mi spieghino il senso di un commento: se non è chiaro il commento, il problema è di chi lo scrive non di chi lo legg
      2. mai supporre l'ignoranza o l'incapacità di capire nell'interlocutore: mette in luce solo la propria di limitatezza. Se si hanno dubbi sul senso di ciò che scrivo, su fatto che sia teoria o vita vissuta, pratica o insegnamento fatto proprio e praticato, si possono chiedere chiarimenti, spiegazioni, delucidazioni. Ma supporre l'interlocutore incapace di riconoscere i propri limiti, senza peraltro saperne nulla, è misura della propria arroganza, non dei limiti altrui

      3. ...empre che io non abbia frainteso

      Ecco, se non è nemmeno certo di aver compreso lei, come le viene in mente di supporre che non abbia capito io, che abbia bisogno di un interprete dei pensieri altrui, che, alla fine, i miei limiti siano tali da esser lei autorizzato a provvedermi di lezioncine che non ha ancora lei stesso imparato?

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  6. ...dimenticavo di aggiungere
    l'anonimo/a ti ha anche invitato a considerare sbagliata la tua idea di socialità chiedendoti un'opportuna , oltre che più appropriata sostituzione del termine con "coesistenza" che, alla luce degli attributi che tu attribuisci ( perdona il gioco di parole ) al termine socialità ,e cioè: educato gentile assertivo collaborativo ...credo non abbia torto.


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    1. Dillo a lui, sono certa gli farà piacere avere almeno un sostenitore...

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