Due cose ci hanno insegnato la scienza e Agatha Christie:
1. che ogni individuo ha impronte digitali uniche
2. che ogni individuo ha un proprio volto, unico
Fino a ieri, foto a volto scoperto e impronte digitali erano infatti strumenti di individuazione certa dell'assassino, perfino il Dna non è affidabile per il riconoscimento quanto le impronte digitali.
Insomma, identificarsi e lasciarsi identificare era la condizione per la nostra illusoria libera circolazione.
Oggi la maschera non solo è consentita, è obbligatoria.
E lo sono anche i guanti.
Non importa se abbiano senso rispetto allo scopo dichiarato di proteggere e proteggersi dal contagio.
L'obbligo azzera ogni ragionamento.
Si fa perché si è obbligati a farlo.
Quindi maschera e pinne.
La minaccia di doverci abituare a questa "nuova normalità", così definita da un Ministro del nulla, qualche riflessione la meriterebbe però, quanto meno per la suggestiva valenza simbolica (e storica) dei due aggeggi.
Qui sotto ne propongo una: ad alcuni schiavi viene (ancora oggi, sì) tappata la bocca in quanto non hanno alcun diritto di parola.
Lo schiavo ubbidisce, non interloquisce.
E se grugnisce, si multa.
Di uno schiavo servono braccia, gambe e schiena, non le impronte digitali: a chi appartiene si sa, di solito viene infatti marchiato.
Per ora abbiamo l'obbligo di indossare "solo" i guanti; più avanti Gates (Bill) ci promette un chip il quale, monitorandoci per salvarci sostituirà, migliorandole, le nostre obsolete impronte digitali uniche.
Non ci serviranno più, si saprà perfettamente chi siamo, cosa facciamo, dove andiamo, con chi e pure quando siamo stati l'ultima volta dal barbiere/parrucchiere.
Il chip andrà però protetto, quindi...abituiamoci ai guanti.
Mi viene in mente che fino ai primi anni del '900 i documenti di identità con foto non esistevano: il passaporto è del 1901 mentre la carta di identità pare sia divenuta obbligatoria nel 1926 al solo scopo di identificare le "persone pericolose". In ogni caso, i documenti con foto erano comunque rari e destinati solo a particolari categorie di persone (militari, soldati, viaggiatori, ecc), almeno fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Antichi.
Ancora un po' e noi non avremo nemmeno più bisogno di esibire le attuali modernissime schede di plastica con foto: scaricata la App e partita l'attivazione del 5G (ci siamo quasi), basteranno dei poliziotti pre-crimine chiusi in stanze tecnologiche per sapere sempre che cosa stiamo per fare, dove stiamo andando e a fare che cosa, con chi e con quali intenzioni.
E non "in tempo reale", ma prima che lo sappiamo noi stessi.
La scienza unita alla tecnologia ci rende prevedibili, fine del seccante e trapassato genio italico.
Le nostre facce e le nostre impronte non interesseranno più a nessuno, perciò dovranno essere occultate entrambe, così che ci scordiamo di queste banalità ottocentesche.
Nella nostra prossima "nuova normalità" saremo tutti uguali, tutti anonimamente mascherati e con i polpastrelli chippati e guantati, ma salvi da ogni virus.
Salvati anche da noi stessi, dalle nostre ambasce per il look e la manicure: a noi penserà zio Bill.
Quel Billy The Killer che prima s'é inventato le finestre e ora, grazie a molti servi volontari, vuole chiudere i cancelli.
Chi è dentro è dentro, e chi è fuori starà fuori, condannato all'antico umano destino.
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mercoledì 29 aprile 2020
domenica 19 maggio 2019
E ci mancava, la lettera dell'ONU
Il titolo su IlFQ online di stamattina, domenica 19 maggio 2019:
Migranti, lettera dell’Onu all’Italia: “Ritirare direttive anti-ong e stop a dl Sicurezza bis. Violano diritti umani”
In sintesi, la lettera:
Quindi, alla fine, domenica si deciderà solo se sia più più fascista questa Milano
o questa
Voi importate e aspettatevi di dover sottostare alla legge islamica, poi potrete appellarvi all'Onu, quando saranno abbastanza da imporre la legge del taglione al posto del decreto sicurezza.
Aprite i porti, lasciateli entrare, contenti oggi dell'esotismo di mettervi il velo e inginocchiarvi a 90° per finta, mentre parlate di rispetto dei diritti umani di chi lapida le loro donne dopo averle stuprate e taglia le mani a chi ruba.
Quando saranno abbastanza, e non manca molto, venitemi poi ancora a parlare del fascismo di Salvini che chiude i porti e pensa a un decreto sicurezza bis.
Che non ho votato il 4 marzo 2018 ma che forse mi convincerò a votare domenica prossima.
Perché ho una sola regola sull'accoglienza: bussate alla mia porta e vi sarà aperto.
Ma la regola generale ne sottintende una serie di altre: una volta che siete in casa mia valgono le mie leggi, la mia laicità è sovrana, la mia tolleranza per i comportamenti bizzarri finisce nel momento in cui scopro sul mio tappeto uomini inginocchiati con le chiappe al vento.
Ci si inginocchia per sottomettersi, e gli schiavi volontari li disprezzo profondamente da sempre.
Migranti, lettera dell’Onu all’Italia: “Ritirare direttive anti-ong e stop a dl Sicurezza bis. Violano diritti umani”
In sintesi, la lettera:
"...chiede al governo di ritirare le circolari di Salvini contro la Mare Jonio e di bloccare il provvedimento che multa le ong che effettuino soccorsi in mare. Il decreto sicurezza bis, a giudizio degli esperti delle Nazioni Unite, “è potenzialmente in grado di compromettere i diritti umani dei migranti, inclusi richiedenti asilo e le vittime o potenziali vittime di detenzione arbitraria, tortura, traffico di esseri umani e altre gravi violazioni dei diritti umani”.Se il Salvini che chiude i porti "viola i diritti umani", non mi pare esempio di democraticità e rispetto dei diritti umani l'Islam che l'ONU ci sollecita a importare.
Quindi, alla fine, domenica si deciderà solo se sia più più fascista questa Milano
o questa
Voi importate e aspettatevi di dover sottostare alla legge islamica, poi potrete appellarvi all'Onu, quando saranno abbastanza da imporre la legge del taglione al posto del decreto sicurezza.
Aprite i porti, lasciateli entrare, contenti oggi dell'esotismo di mettervi il velo e inginocchiarvi a 90° per finta, mentre parlate di rispetto dei diritti umani di chi lapida le loro donne dopo averle stuprate e taglia le mani a chi ruba.
Quando saranno abbastanza, e non manca molto, venitemi poi ancora a parlare del fascismo di Salvini che chiude i porti e pensa a un decreto sicurezza bis.
Che non ho votato il 4 marzo 2018 ma che forse mi convincerò a votare domenica prossima.
Perché ho una sola regola sull'accoglienza: bussate alla mia porta e vi sarà aperto.
Ma la regola generale ne sottintende una serie di altre: una volta che siete in casa mia valgono le mie leggi, la mia laicità è sovrana, la mia tolleranza per i comportamenti bizzarri finisce nel momento in cui scopro sul mio tappeto uomini inginocchiati con le chiappe al vento.
Ci si inginocchia per sottomettersi, e gli schiavi volontari li disprezzo profondamente da sempre.
venerdì 8 febbraio 2019
Di tutti i futuri possibili, questo...
Ho passato (quasi) la notte a vedermi il video di una conferenza che si è tenuta a Firenze lo scorso maggio 2018.
Relatori: Fritjof Capra (Il Tao della fisica) e Stefano Mancuso (Plant Revolution).
Titolo: Futuro vegetale.
La sera prima avevo scoperto (nel senso che non la conoscevo) Erica Poli, Psichiatra, Psicologa e Counselor, particolarmente ferrata e brava nel parlare di neuroscienze e neuropsicobiologia, riuscendo a essere semplice e comprensibile a chiunque.
Nel video, a un Tedx a Reggio Emilia, parla di Codice Umano: dalla Genetica all'Amore (il video dura circa 16', vedetelo, vi farà sentire bene).
Poco dopo stavo pensando: come si concilia la bellezza di tutto questo con quest'altro?
O con questo?
O con questo?
Se è certo che l'evoluzione è un fatto personale, e se è vero che questa evoluzione è frutto anche di ambiente e contesto in cui vivi, è purtroppo altrettanto certo che chi vive immerso in un mondo culturalmente fermo alla legge del taglione e della savana, proprio per quei fattori ambientali/culturali, se portato a vivere nel mondo occidentale di Fritjof Capra e Stefano Mancuso, avrà serissime difficoltà ad ambientarsi. Con esiti drammatici per lui e per quelli che gli devono forzatamente convivere insieme senza comprendere il suo totale disadattamento.
Penso spesso che certi drammatci fatti di cronaca, che vedono sempre più spesso autori di efferati delitti dei migranti senza legge e allo sbando totale, siano la misura di questo profondo disallineamento fra la cultura dalla quale provengono e quella nella quale sono arrivati a vivere senza poterla comprendere fino in fondo.
Sono due mondi in rotta di collisione forzata.
Arrivano a comprendere la moda, i mezzi tecnologici, i soldi, cioè la superficie del mondo occidentale che li abbaglia e, sempre più spesso, inganna ormai gli occidentali.
Non comprendono il processo storico e culturale che a questo mondo dei lustrini occidentali fa da fondamenta, fondamenta invisibili ma ben delineate e sempre più spesso sconosciute appunto anche agli stessi occidentali, i quali però le hanno comunque nei loro invisibili mattoncini del Dna e nel profondo della loro memoria ancestrale.
Così succede che, non potendo comprendere ciò con cui devono confrontarsi, fanno affidamento alla cultura di provenienza: lo stupro (dicono certi magistrati che li assolvono) non è da loro considerato un reato. Il considerare le donne esseri inferiori, che vanno negate coprendole come sacchi della spazzatura a tutela dei loro stessi peccaminosi pensieri. E la cosa difficilmente trattabile è questo negarle, questo coprirle per difendersene, che è da loro considerato una questione religiosa, quindi insindacabile.
La legge del taglione, la decapitazione, la lapidazione sulla pubblica piazza sono pratiche di legge accettate e condivise anche da chi le subisce, così come possiamo immaginare che questi mondi arrivino nell'ipocrita occidente cambiando valori che nella loro mente considerano leggi divine?
Non c'è modo.
Poi c'è appunto quest'altro: che un occidente europeo pavido e ipocrita, un occidente che nega l'evidenza dell'impossibilità di far convivere due mondi che si stanno agli estremi opposti, ricamandoci sopra questioni di diritti e opportunità senza nemmeno farsi sfiorare dalla questione delle questioni, valida sempre: se è vero che tutti hanno diritto ad evolversi, e che tale opportunità di una migliore qualità di vita va data a chiunque, è altrettanto vero che per portare chi arriva dritto dalle caverne al mondo che esplorano Capra e Mancuso, sarà gioco forza portare per un po' nelle caverne l'evoluto occidente che con le caverne del taglione, delle donne nel sacco e delle mannaie in metropolitana sono sempre più obbligate a convivere.
Il dramma in atto è che mentre una parte del mondo ci lascia intravvedere la possibilità di una vita pieni di senso e di bellezza che grazie a filoni di ricerca sempre più ci avvicina alla profondità del nostro essere in potenza microscopiche cellule di luce divina, nella nostra quotidianità, in quello stesso mondo, ci sentiamo minacciati da un regresso all'ignoranza più truce al punto che finiamo impietriti a difenderci da minacce fisiche e culturali che risvegliano in noi terrori per la sopravvivenza di ciò che siamo. Paure che pensavamo di aver relegate nella memoria più profonda e invece le sentiamo risalire alla coscienza e paralizzare in noi ogni spinta in avanti, verso quell'esistenza piena di bellezza e senso che sappiamo possibile.
Negarla, quella memoria che risale alla coscienza, è già una regressione e un'apertura alle possibili cataratte di una nuova violenta lotta per la sopravvivenza del più forte.
Cioè del meglio armato contro il meno preparato a vedere i germi di quella violenza che già gli aleggiano intorno.
Eppure, una cosa dovremmo averla imparata, noi che ci dilettiamo di Yin e Yang, di Consapevolezza e Yoga, di leggi dell'attrazione e fantasmatiche virtù purificanti di diete vegane o respiriane, noi che ce la spassiamo a tentare di comprendere cosa sia arrivare alla ricomposizione dell'equilibrio in un Uno che Tutto comprenda: se ammettiamo l'esistenza del Bene, che vogliamo tutti raggiungere al più presto, necessariamente e implicitamente ammettiamo l'esistenza del Male, che è l'altro lato della stessa medaglia.
Negare che il Male esista è già un piccolo indizio che qualcosa nella nostra logica non funziona tanto bene.
I Capra, i Mancuso, le Poli sono i miei fari nella notte buia che stiamo vivendo.
Ma sono appunto fari nella notte.
Poi arriva il giorno, e non so negare ciò che vedo e sento e provo, leggendo di poliziotti presi a mattonate in faccia da immigrati, di donne stuprate da migranti assolti da magistrati che riconoscono loro la legge del tribale selvaggio il quale non sa, non può sapere, che le donne non si stuprano.
Leggo di pensionati aggrediti per strada e minacciati con coltello alla gola per rubargli un telefono o pochi euro, e mi prende lo sconforto sapendo che chissà, un altro magistrato assolverà pure quel delinquente perché, povero, lui non sa che qui non si fa.
O come quello che ha assolto lo spacciatore perché non ha altre fonti di reddito (ma se a spacciare è un italiano pensionato nessuna pietà, chè per lui la legge è più uguale che per il selvaggio).
O quando leggo di cristiani massacrati in giro per il mondo e di un Papa che si vergogna della croce che mimetizza in un logo astruso per andare a parlare di colloqui interreligiosi con capi di paesi islamici che infibulano le loro donne e le rinchiudono sotto palandrane nere per evitarsi tentazioni, come se Dio le avesse fatte davvero inferiori e peccatrici, così mi chiedo che razza di dialoghi interreligiosi vada a fare uno che per primo nega perfino il simbolo della sua stessa religione della cui chiesa è poi il capo supremo.
Cose brutte, che ti fanno chiedere perché mai di tanti possibili futuri sognati ci si debba oggi arrabattare per tenere insieme questo e temendone uno perfino peggiore di qui a non molto.
Nonostante vi siano oggettive e concrete possibilità di altri diversi presenti e futuri, nonostante vi siano viventi e attivi fra noi magnifici sognatori di mondi e futuri bellissimi che sono già qui...
Relatori: Fritjof Capra (Il Tao della fisica) e Stefano Mancuso (Plant Revolution).
Titolo: Futuro vegetale.
La sera prima avevo scoperto (nel senso che non la conoscevo) Erica Poli, Psichiatra, Psicologa e Counselor, particolarmente ferrata e brava nel parlare di neuroscienze e neuropsicobiologia, riuscendo a essere semplice e comprensibile a chiunque.
Nel video, a un Tedx a Reggio Emilia, parla di Codice Umano: dalla Genetica all'Amore (il video dura circa 16', vedetelo, vi farà sentire bene).
Poco dopo stavo pensando: come si concilia la bellezza di tutto questo con quest'altro?
O con questo?
O con questo?
Se è certo che l'evoluzione è un fatto personale, e se è vero che questa evoluzione è frutto anche di ambiente e contesto in cui vivi, è purtroppo altrettanto certo che chi vive immerso in un mondo culturalmente fermo alla legge del taglione e della savana, proprio per quei fattori ambientali/culturali, se portato a vivere nel mondo occidentale di Fritjof Capra e Stefano Mancuso, avrà serissime difficoltà ad ambientarsi. Con esiti drammatici per lui e per quelli che gli devono forzatamente convivere insieme senza comprendere il suo totale disadattamento.
Penso spesso che certi drammatci fatti di cronaca, che vedono sempre più spesso autori di efferati delitti dei migranti senza legge e allo sbando totale, siano la misura di questo profondo disallineamento fra la cultura dalla quale provengono e quella nella quale sono arrivati a vivere senza poterla comprendere fino in fondo.
Sono due mondi in rotta di collisione forzata.
Arrivano a comprendere la moda, i mezzi tecnologici, i soldi, cioè la superficie del mondo occidentale che li abbaglia e, sempre più spesso, inganna ormai gli occidentali.
Non comprendono il processo storico e culturale che a questo mondo dei lustrini occidentali fa da fondamenta, fondamenta invisibili ma ben delineate e sempre più spesso sconosciute appunto anche agli stessi occidentali, i quali però le hanno comunque nei loro invisibili mattoncini del Dna e nel profondo della loro memoria ancestrale.
Così succede che, non potendo comprendere ciò con cui devono confrontarsi, fanno affidamento alla cultura di provenienza: lo stupro (dicono certi magistrati che li assolvono) non è da loro considerato un reato. Il considerare le donne esseri inferiori, che vanno negate coprendole come sacchi della spazzatura a tutela dei loro stessi peccaminosi pensieri. E la cosa difficilmente trattabile è questo negarle, questo coprirle per difendersene, che è da loro considerato una questione religiosa, quindi insindacabile.
La legge del taglione, la decapitazione, la lapidazione sulla pubblica piazza sono pratiche di legge accettate e condivise anche da chi le subisce, così come possiamo immaginare che questi mondi arrivino nell'ipocrita occidente cambiando valori che nella loro mente considerano leggi divine?
Non c'è modo.
Poi c'è appunto quest'altro: che un occidente europeo pavido e ipocrita, un occidente che nega l'evidenza dell'impossibilità di far convivere due mondi che si stanno agli estremi opposti, ricamandoci sopra questioni di diritti e opportunità senza nemmeno farsi sfiorare dalla questione delle questioni, valida sempre: se è vero che tutti hanno diritto ad evolversi, e che tale opportunità di una migliore qualità di vita va data a chiunque, è altrettanto vero che per portare chi arriva dritto dalle caverne al mondo che esplorano Capra e Mancuso, sarà gioco forza portare per un po' nelle caverne l'evoluto occidente che con le caverne del taglione, delle donne nel sacco e delle mannaie in metropolitana sono sempre più obbligate a convivere.
Il dramma in atto è che mentre una parte del mondo ci lascia intravvedere la possibilità di una vita pieni di senso e di bellezza che grazie a filoni di ricerca sempre più ci avvicina alla profondità del nostro essere in potenza microscopiche cellule di luce divina, nella nostra quotidianità, in quello stesso mondo, ci sentiamo minacciati da un regresso all'ignoranza più truce al punto che finiamo impietriti a difenderci da minacce fisiche e culturali che risvegliano in noi terrori per la sopravvivenza di ciò che siamo. Paure che pensavamo di aver relegate nella memoria più profonda e invece le sentiamo risalire alla coscienza e paralizzare in noi ogni spinta in avanti, verso quell'esistenza piena di bellezza e senso che sappiamo possibile.
Negarla, quella memoria che risale alla coscienza, è già una regressione e un'apertura alle possibili cataratte di una nuova violenta lotta per la sopravvivenza del più forte.
Cioè del meglio armato contro il meno preparato a vedere i germi di quella violenza che già gli aleggiano intorno.
Eppure, una cosa dovremmo averla imparata, noi che ci dilettiamo di Yin e Yang, di Consapevolezza e Yoga, di leggi dell'attrazione e fantasmatiche virtù purificanti di diete vegane o respiriane, noi che ce la spassiamo a tentare di comprendere cosa sia arrivare alla ricomposizione dell'equilibrio in un Uno che Tutto comprenda: se ammettiamo l'esistenza del Bene, che vogliamo tutti raggiungere al più presto, necessariamente e implicitamente ammettiamo l'esistenza del Male, che è l'altro lato della stessa medaglia.
Negare che il Male esista è già un piccolo indizio che qualcosa nella nostra logica non funziona tanto bene.
I Capra, i Mancuso, le Poli sono i miei fari nella notte buia che stiamo vivendo.
Ma sono appunto fari nella notte.
Poi arriva il giorno, e non so negare ciò che vedo e sento e provo, leggendo di poliziotti presi a mattonate in faccia da immigrati, di donne stuprate da migranti assolti da magistrati che riconoscono loro la legge del tribale selvaggio il quale non sa, non può sapere, che le donne non si stuprano.
Leggo di pensionati aggrediti per strada e minacciati con coltello alla gola per rubargli un telefono o pochi euro, e mi prende lo sconforto sapendo che chissà, un altro magistrato assolverà pure quel delinquente perché, povero, lui non sa che qui non si fa.
O come quello che ha assolto lo spacciatore perché non ha altre fonti di reddito (ma se a spacciare è un italiano pensionato nessuna pietà, chè per lui la legge è più uguale che per il selvaggio).
O quando leggo di cristiani massacrati in giro per il mondo e di un Papa che si vergogna della croce che mimetizza in un logo astruso per andare a parlare di colloqui interreligiosi con capi di paesi islamici che infibulano le loro donne e le rinchiudono sotto palandrane nere per evitarsi tentazioni, come se Dio le avesse fatte davvero inferiori e peccatrici, così mi chiedo che razza di dialoghi interreligiosi vada a fare uno che per primo nega perfino il simbolo della sua stessa religione della cui chiesa è poi il capo supremo.
Cose brutte, che ti fanno chiedere perché mai di tanti possibili futuri sognati ci si debba oggi arrabattare per tenere insieme questo e temendone uno perfino peggiore di qui a non molto.
Nonostante vi siano oggettive e concrete possibilità di altri diversi presenti e futuri, nonostante vi siano viventi e attivi fra noi magnifici sognatori di mondi e futuri bellissimi che sono già qui...
sabato 8 dicembre 2018
Cretini ovunque
Qualcuno diceva, non a torto, che i poveri fanno le rivoluzioni non perché aspirano alla giustizia sociale, non per il rispetto della propria dignità e della propria vita comunque sia, ma solo per poter avere le case e gli oggetti che hanno i ricchi.
Insomma, vien da pensare che la famosa "invidia sociale" non sia tanto lontana dalla verità, vedendo questi gilet jaune che, nel bel mezzo di un'imponente manifestazione dove parecchi oggi sono stati feriti e pare un ragazzo sia morto, non trovano di meglio che andare a svaligiare l'Apple store.
Se vai a contestare il sistema che ti esclude, l'iPhone nel negozio lo sfracelli, non lo rubi.
Per me questi sono esempi di come non sia possibile migliorare l'esistenza di nessuno, con le manifestazioni in piazza.
Non perché non servano, servono però solo se chi vi partecipa ha chiaro il perché è lì a prendere legnate e freddo.
E se oggi fossi stata a Bordeaux, e avessi visto questi rubare iPhone, avrei incitato i poliziotti a sparare pallottole di gomma contro questi cretini: sono un insulto a tutta la gente che in Francia è scesa in piazza per delle nobilissime e condivisibilissime ragioni.
Che non hanno nulla a che fare con i furti: i ladri sono quelli che ti rubano la vita e dovresti contestare, non imitare.
Purtroppo però, quando scendi in piazza non puoi sapere chi ti segue, e i cretini si sa, sono ovunque e sono ingovernabili.
O meglio, li governi benissimo: basta dargli appunto un iPhone, oggetti e abiti firmati e magari aprirgli un negozio di caffè americano sotto casa: i cretini si metteranno prontamente in fila come pecore per ore solo per sentirsi appagati quel tanto che basta a farsi un selfie da pubblicare subito sui social.
Poi sono pronti per essere usati e spremuti come limoni a vita, altro che giustizia sociale.
E non sono cretini di nuovo conio, eh? Così ce ne sono sempre stati, tipo quelli che un tempo andavano alle manifestazioni con le Clarks e lo scaldino per le mani, tanto le legnate le prendevano per loro gli operai con le scarpacce sfatte e i calzini di lana con i buchi.
P.S. h. 13.56 del 9.12.18
Qualcuno su Twitter mi informa che...
Insomma, vien da pensare che la famosa "invidia sociale" non sia tanto lontana dalla verità, vedendo questi gilet jaune che, nel bel mezzo di un'imponente manifestazione dove parecchi oggi sono stati feriti e pare un ragazzo sia morto, non trovano di meglio che andare a svaligiare l'Apple store.
Se vai a contestare il sistema che ti esclude, l'iPhone nel negozio lo sfracelli, non lo rubi.
Per me questi sono esempi di come non sia possibile migliorare l'esistenza di nessuno, con le manifestazioni in piazza.
Non perché non servano, servono però solo se chi vi partecipa ha chiaro il perché è lì a prendere legnate e freddo.
E se oggi fossi stata a Bordeaux, e avessi visto questi rubare iPhone, avrei incitato i poliziotti a sparare pallottole di gomma contro questi cretini: sono un insulto a tutta la gente che in Francia è scesa in piazza per delle nobilissime e condivisibilissime ragioni.
Che non hanno nulla a che fare con i furti: i ladri sono quelli che ti rubano la vita e dovresti contestare, non imitare.
Purtroppo però, quando scendi in piazza non puoi sapere chi ti segue, e i cretini si sa, sono ovunque e sono ingovernabili.
O meglio, li governi benissimo: basta dargli appunto un iPhone, oggetti e abiti firmati e magari aprirgli un negozio di caffè americano sotto casa: i cretini si metteranno prontamente in fila come pecore per ore solo per sentirsi appagati quel tanto che basta a farsi un selfie da pubblicare subito sui social.
Poi sono pronti per essere usati e spremuti come limoni a vita, altro che giustizia sociale.
E non sono cretini di nuovo conio, eh? Così ce ne sono sempre stati, tipo quelli che un tempo andavano alle manifestazioni con le Clarks e lo scaldino per le mani, tanto le legnate le prendevano per loro gli operai con le scarpacce sfatte e i calzini di lana con i buchi.
P.S. h. 13.56 del 9.12.18
Qualcuno su Twitter mi informa che...
P.P.S. Per dovere di cronaca, ecco il puntualizzatore a commento del tweet precedente (insomma, come si fa a dire che erano arabi, mica gli si vede il volto...e volendo ha pure ragione):Ce sont des Arabes des banlieues ghetto, pas des Gilets Jaunes.— Akseli9963 (@akseli_9) 9 dicembre 2018
Ah bon ? C’est vrai que t’arrives à voir leurs visages pour affirmer ça fils de pute— $T€ (@steph93z10) 9 dicembre 2018
venerdì 21 settembre 2018
Povere destre, con questi sinistri...
M'intriga la notizia della richiesta da parte del Tribunale de Grande Instance de Nanterre (Francia) di sottoporre il leader del Front National, Marine Le Pen, a una perizia psichiatrica.
La ragione di tale richiesta è che Marine Le Pen ha pubblicato su Twitter, il 16 dicembre del 2015, le terribili immagini delle esecuzioni da parte dell'Isis (Stato Islamico) di 3 prigionieri, James Foley (ostaggio americano, decapitato), Moaz Al-Kazabeh (pilota giordano, bruciato vivo dentro una gabbia) e Fadi Ammar Zidan (soldato siriano, schiacciato vivo sotto le ruote dentate di un carro armato), foto che il Tribunale ha ritenuto essere così violente da essere la loro sola visione dannosa per la dignità umana.
Chiarisco subito che la penso come il Tribunale di Nanterre, sulla visione di immagini violente: vedere immagini di violenza ritengo sia davvero dannoso, se non per la dignità umana (la dignità umana è offesa con il solo fatto che tali orrori siano ancora commessi e oggi pure allegramente divulgati), certo sono dannosi per la salute mentale (vedere l'orrore ci abitua e ci educa all'accettazione dell'orrore: non ritengo affatto che, come qualcuno sostiene, assistere all'orrore ci immunizzi da questo).
Trattandosi però, nel caso delle immagini postate da Marine Le Pen, di immagini che all'epoca giravano (con mio ribrezzo) sul web, non riuscivo a comprendere bene la ragione per cui il Tribunale francese chiede solo per lei una perizia psichiatrica: immagino che le abbia trovate sul web, dove come dicevo giravano in quei giorni a ciclo continuo, e immagino che molti altri francesi le abbiano viste ben prima che le postasse la leader del FN.
Però, giustamente, lei è una leader politica, gli scatta il maggior obbligo di vigilanza sulla propria comunicazione. Forse dovrebbe bastare. Forse.
Scopro invece, leggendo copia dell'atto del Tribunale di Nanterre (anche questo gira tranquillamente su Twitter e immagino su altri social), che in Francia pubblicare immagini violente che possono turbare la dignità umana è vietato dal Codice Penale (articoli 227-24, 227-29 et 227-31 del CP).
Cerco di ricostruire la storia.
Quel giorno Marine Le Pen aveva pubblicato le immagini in risposta a quanto sostenuto in un'intervista di Jean-Jacques Bourdin su RMC allo "scienziato" politico Gilles Kepel, nel corso della quale si comparava la pericolosità dell'ascesa del Fronte Nazionale in Francia a quella dell'ascesa dello Stato Islamico - Daesh.
Marine Le Pen aveva già ribattuto alla scorretta comparazione che «Le parallèle fait ce matin par Jean-Jacques Bourdin entre Daech et le FN est un dérapage inacceptable. Il doit retirer ses propos immondes.» (Il parallelo fatto questa mattina da Jean-Jacques Bourdin tra Daech e FN è uno slittamento inaccettabile. Deve ritirare le sue parolacce).
E poco dopo postava le immagini di cui sopra con il commento «C’est ça Daech».
Uno scivolone anche il suo, però umanamente comprensibile e forse perfino giustificabile, se inserito nel contesto della provocazione subita pubblicamente poche ore prima.
Scivolone cui aveva rimediato rimuovendo dopo poco sia il tweet che le immagini, ma che non le ha risparmiato le dure conseguenze politiche e personali che da lì sono partite:
- l'apertura di una procedura d'inchiesta aperta nel 2016 dal Tribunale di Nanterre per la divulgazione delle immagini (pur se prontamente rimosse)
- la presentazione alla Commissione per gli Affari Giuridici del Parlamento Europeo, il 5 ottobre del 2016, da parte del Ministro della Giustizia francese, di togliere per lo stesso fatto l'immunità al parlamentare europeo Marine Le Pen (richiesta accolta nel febbraio 2017)
- la richiesta di pochi giorni fa, sempre del Tribunale di Nanterre, di sottoporla alla perizia psichiatrica per determinare sia sana di mente per aver postato quelle immagini (immagini pubbliche, viste da milioni di altre persone e postate da qualche altro migliaio di persone)
L'abbiamo capito? Solo i "democratici" pro UE sono veri democratici, e quindi unici giudici della vera democraticità e per questo unici autorizzati a fare le affermazioni più scorrette contro chi manifesta idee diverse dalle proprie.
Marine Le Pen che pubblica immagini (reali, presenti massicciamente in rete) è sospetta di turbe psichiatriche; chi invece ha paragonato il suo partito ai barbari esecutori di morte dell'Isis, non viene nemmeno sfiorato (a quel che ne so) da una denuncia per diffamazione né si sogna di scusarsi per l'indegnità dell'affermazione fatta.
Chi si oppone all'UE è di default un anti-democratico, e di più: è un fascista, razzista, nazista, populista, ecc;
Il fatto di essere contro l'UE è talmente incomprensibile ai pro-UE da rendere chiunque non la pensi come loro sospetto di turbe psichiatriche o almeno di fascismo, meglio se di nazismo, ancora meglio se di razzismo con un po' di populismo.
E' la democrazia alla UE, bellezza!
Come non pensare poi alla denuncia del Procuratore di Agrigento Patronaggio a Salvini, il Matteo reo di aver tardato a far sbarcare dalla Diciotti dei poveri migranti affaticati provenienti da guerre e fame e pieni di scabbia (lo dice lo stesso Patronaggio dopo aver fatto visita ai migranti ancora "sequestrati" sulla Diciotti) i quali, pochi giorni dopo essere stati degnamente alloggiati e rifocillati dalla Caritas a Rocca di Papa (non si sa se già scabbiati o meno), si sono clandestinamente dileguati nella notte senza manco ringraziare.
In attesa delle prossime elezioni europee pare di capire che la "minaccia" dell'ascesa vertiginosa delle destre europee, mobiliti alcuni magistrati europei per tentare almeno di mettere fuori combattimento i più importanti leader politici delle destre europee.
Salvini costretto a sborsare denaro per 80 anni per ripagare furti non è chiaro ancora commessi da chi; l'incauta Marine Le Pen costretta a una perizia psichiatrica per aver postato immagini che allegramente spopolavano sul web; Orban ci manca poco che si ritrovi i carri armati sovietici in piazza...
No, ok, scusate, quella è un'altra storia. Lì era il 1956 e l'Ungheria recalcitrava a entrare sotto la protezione dell'Unione Sovietica. Così è stato necessario aiutarla a decidere per il suo bene, con carri armati sì, ma demo...socialisti o comunisti...Di compagni, diciamo...
Però, però, però: non è strano che sempre più spesso venga spontaneo fare parallellismi più con l'ex Unione delle Repubbliche Sovietiche di stanliniana memoria che con quel fascismo mussoliniano che tanto piace citare ai sinistri nostrani i quali, senza aver ancora fatto i conti con il fascismo così da sfrondarlo dalla montagna di retorica sul fascismo, se lo attaccano al petto come medaglia per interposto nonno, zio, cuggino, magari fascista pure lui pur, come molti, contro la propria volontà?
Nel dubbio, per quanto riguarda l'Unione Europea in corso d'opera, consiglio la visione del video qui sotto:
La ragione di tale richiesta è che Marine Le Pen ha pubblicato su Twitter, il 16 dicembre del 2015, le terribili immagini delle esecuzioni da parte dell'Isis (Stato Islamico) di 3 prigionieri, James Foley (ostaggio americano, decapitato), Moaz Al-Kazabeh (pilota giordano, bruciato vivo dentro una gabbia) e Fadi Ammar Zidan (soldato siriano, schiacciato vivo sotto le ruote dentate di un carro armato), foto che il Tribunale ha ritenuto essere così violente da essere la loro sola visione dannosa per la dignità umana.
Chiarisco subito che la penso come il Tribunale di Nanterre, sulla visione di immagini violente: vedere immagini di violenza ritengo sia davvero dannoso, se non per la dignità umana (la dignità umana è offesa con il solo fatto che tali orrori siano ancora commessi e oggi pure allegramente divulgati), certo sono dannosi per la salute mentale (vedere l'orrore ci abitua e ci educa all'accettazione dell'orrore: non ritengo affatto che, come qualcuno sostiene, assistere all'orrore ci immunizzi da questo).
Trattandosi però, nel caso delle immagini postate da Marine Le Pen, di immagini che all'epoca giravano (con mio ribrezzo) sul web, non riuscivo a comprendere bene la ragione per cui il Tribunale francese chiede solo per lei una perizia psichiatrica: immagino che le abbia trovate sul web, dove come dicevo giravano in quei giorni a ciclo continuo, e immagino che molti altri francesi le abbiano viste ben prima che le postasse la leader del FN.
Però, giustamente, lei è una leader politica, gli scatta il maggior obbligo di vigilanza sulla propria comunicazione. Forse dovrebbe bastare. Forse.
Scopro invece, leggendo copia dell'atto del Tribunale di Nanterre (anche questo gira tranquillamente su Twitter e immagino su altri social), che in Francia pubblicare immagini violente che possono turbare la dignità umana è vietato dal Codice Penale (articoli 227-24, 227-29 et 227-31 del CP).
Cerco di ricostruire la storia.
Quel giorno Marine Le Pen aveva pubblicato le immagini in risposta a quanto sostenuto in un'intervista di Jean-Jacques Bourdin su RMC allo "scienziato" politico Gilles Kepel, nel corso della quale si comparava la pericolosità dell'ascesa del Fronte Nazionale in Francia a quella dell'ascesa dello Stato Islamico - Daesh.
Marine Le Pen aveva già ribattuto alla scorretta comparazione che «Le parallèle fait ce matin par Jean-Jacques Bourdin entre Daech et le FN est un dérapage inacceptable. Il doit retirer ses propos immondes.» (Il parallelo fatto questa mattina da Jean-Jacques Bourdin tra Daech e FN è uno slittamento inaccettabile. Deve ritirare le sue parolacce).
E poco dopo postava le immagini di cui sopra con il commento «C’est ça Daech».
Uno scivolone anche il suo, però umanamente comprensibile e forse perfino giustificabile, se inserito nel contesto della provocazione subita pubblicamente poche ore prima.
Scivolone cui aveva rimediato rimuovendo dopo poco sia il tweet che le immagini, ma che non le ha risparmiato le dure conseguenze politiche e personali che da lì sono partite:
- l'apertura di una procedura d'inchiesta aperta nel 2016 dal Tribunale di Nanterre per la divulgazione delle immagini (pur se prontamente rimosse)
- la presentazione alla Commissione per gli Affari Giuridici del Parlamento Europeo, il 5 ottobre del 2016, da parte del Ministro della Giustizia francese, di togliere per lo stesso fatto l'immunità al parlamentare europeo Marine Le Pen (richiesta accolta nel febbraio 2017)
- la richiesta di pochi giorni fa, sempre del Tribunale di Nanterre, di sottoporla alla perizia psichiatrica per determinare sia sana di mente per aver postato quelle immagini (immagini pubbliche, viste da milioni di altre persone e postate da qualche altro migliaio di persone)
L'abbiamo capito? Solo i "democratici" pro UE sono veri democratici, e quindi unici giudici della vera democraticità e per questo unici autorizzati a fare le affermazioni più scorrette contro chi manifesta idee diverse dalle proprie.
Marine Le Pen che pubblica immagini (reali, presenti massicciamente in rete) è sospetta di turbe psichiatriche; chi invece ha paragonato il suo partito ai barbari esecutori di morte dell'Isis, non viene nemmeno sfiorato (a quel che ne so) da una denuncia per diffamazione né si sogna di scusarsi per l'indegnità dell'affermazione fatta.
Chi si oppone all'UE è di default un anti-democratico, e di più: è un fascista, razzista, nazista, populista, ecc;
Il fatto di essere contro l'UE è talmente incomprensibile ai pro-UE da rendere chiunque non la pensi come loro sospetto di turbe psichiatriche o almeno di fascismo, meglio se di nazismo, ancora meglio se di razzismo con un po' di populismo.
E' la democrazia alla UE, bellezza!
Come non pensare poi alla denuncia del Procuratore di Agrigento Patronaggio a Salvini, il Matteo reo di aver tardato a far sbarcare dalla Diciotti dei poveri migranti affaticati provenienti da guerre e fame e pieni di scabbia (lo dice lo stesso Patronaggio dopo aver fatto visita ai migranti ancora "sequestrati" sulla Diciotti) i quali, pochi giorni dopo essere stati degnamente alloggiati e rifocillati dalla Caritas a Rocca di Papa (non si sa se già scabbiati o meno), si sono clandestinamente dileguati nella notte senza manco ringraziare.
In attesa delle prossime elezioni europee pare di capire che la "minaccia" dell'ascesa vertiginosa delle destre europee, mobiliti alcuni magistrati europei per tentare almeno di mettere fuori combattimento i più importanti leader politici delle destre europee.
Salvini costretto a sborsare denaro per 80 anni per ripagare furti non è chiaro ancora commessi da chi; l'incauta Marine Le Pen costretta a una perizia psichiatrica per aver postato immagini che allegramente spopolavano sul web; Orban ci manca poco che si ritrovi i carri armati sovietici in piazza...
No, ok, scusate, quella è un'altra storia. Lì era il 1956 e l'Ungheria recalcitrava a entrare sotto la protezione dell'Unione Sovietica. Così è stato necessario aiutarla a decidere per il suo bene, con carri armati sì, ma demo...socialisti o comunisti...Di compagni, diciamo...
Però, però, però: non è strano che sempre più spesso venga spontaneo fare parallellismi più con l'ex Unione delle Repubbliche Sovietiche di stanliniana memoria che con quel fascismo mussoliniano che tanto piace citare ai sinistri nostrani i quali, senza aver ancora fatto i conti con il fascismo così da sfrondarlo dalla montagna di retorica sul fascismo, se lo attaccano al petto come medaglia per interposto nonno, zio, cuggino, magari fascista pure lui pur, come molti, contro la propria volontà?
Nel dubbio, per quanto riguarda l'Unione Europea in corso d'opera, consiglio la visione del video qui sotto:
domenica 16 settembre 2018
Dis-integrarsi
"L'Italia è un contributore attivo dell'Unione. Ma mi sono sempre rifiutato di considerare questi rapporti sul piano del dare e avere, anche perché i benefici dell'integrazione non sono quasi mai monetizzabili interamente. Non è attraverso il calcolo contabile che si definisce il vantaggio che l'Unione assicura a tutti i suoi componenti" - PdR Sergio Mattarella al vertice di Arraiolos, per discutere il futuro dell'Ue con i 13 presidenti dei paesi europei. (Fonte)Se non è questione di vile denaro, ma di benefici quasi mai monetizzabili interamente, provi per una volta a elencarci almeno questi.
Poi, giusto per fare la micragnosa, pure sui benefici dell'integrazione avrei da dire la mia.
Una su tutte: la parola "integrazione" mi inizia a sembrare a senso unico: noi italiani pare ormai siamo costretti a integrare tutto e tutti.
E c'è un problema di misura, nell'integrare qualcosa con un'altra.
Quando ciò che si vuol integrare supera il livello di saturazione, si hanno due possibili effetti: o le due cose si trasformano in una terza che non ha più nulla a che vedere con le prime due, o il composto "impazzisce", sbrocca, non è più né la prima né la seconda, solo un ammasso informe di materia disgregata che neanche con la colla si riesce più a compattare.
E tocca buttare via tutto.
Per me, quel punto è assai vicino, stiamo impazzendo, e lì si vedranno le reali intenzioni di chi continua a criminalizzarci per l'istintiva ostilità di chi di integrare integrare integrare proprio non ne vuol più sapere.
sabato 21 luglio 2018
Josepha
La stanno recuperando dopo 48h nel Mediterraneo aggrappata a una tavola. 48h di freddo, acqua salata, sole e niente cibo.
E' in salvo su un gommone che la sta portando a bordo della Open Arms. Osservate attentamente le dita delle mani.
E' a bordo della Open Arms che la sta portando a Palma de Mallorca. Cambio abiti asciutti e una sciarpa a scaldarle la testa. Tornate a osservare le dita delle mani.
Un lato del volto di Josepha.
L'altro lato del volto di Josepha.
Mi faccio un sacco di domande e rimango con un sacco di dubbi.
Una: ma fra il momento della seconda foto e il momento della terza, quanti giorni saranno passati? E fra le molte cose che immagino siano state necessarie per il suo recupero psico-fisico, lo smalto è un presidio terapeutico? E chi gliel'ha messo?
Due: fra la quarta e la quinta foto c'é un cambio di luce o un miglior lavoro sul contrasto?
Tre: fra la prima e l'ultima foto le sopraciglia si sono accorciate?
Quattro: fra la quarta e l'ultima gli occhi hanno un diverso colore (più scuri nell'ultima, più brillanti e chiari nella penultima). Effetto di una diversa luce?
Boh?
Sto sempre a cercare il pelo nell'uovo.
Torno a leggere, le news mi inquietano.
P.S.
Dimenticavo questa, appena recuperata, dove il suo volto è in primo piano. E mi pare importante conoscere il suo volto al momento del recupero in mare dopo 48h in mezzo al Mediterraneo. Pochi ce l'avrebbero fatta. Lei sì. Osservatela bene, bocca, ciglia, occhi, naso, mani. La Open Arms fa cose incredibili.
Ho trovato poi una notiziola che cercavo per capire come sia potuta sopravvivere 48h aggrappata a una tavola nel Mediterraneo. Cosa che mi rimane un mistero.
Gnente, son cose difficili per me da capire: cerco di farlo compulsando siti di esperti marinai e tutti, dico tutti, sostengono che è praticamente impossibile sopravvivere senza acqua e senza ripari di sorta anche per un esperto di mare preparato fisicamente.
Un miracolo, ecco.
E' in salvo su un gommone che la sta portando a bordo della Open Arms. Osservate attentamente le dita delle mani.
E' a bordo della Open Arms che la sta portando a Palma de Mallorca. Cambio abiti asciutti e una sciarpa a scaldarle la testa. Tornate a osservare le dita delle mani.
Un lato del volto di Josepha.
L'altro lato del volto di Josepha.
Mi faccio un sacco di domande e rimango con un sacco di dubbi.
Una: ma fra il momento della seconda foto e il momento della terza, quanti giorni saranno passati? E fra le molte cose che immagino siano state necessarie per il suo recupero psico-fisico, lo smalto è un presidio terapeutico? E chi gliel'ha messo?
Due: fra la quarta e la quinta foto c'é un cambio di luce o un miglior lavoro sul contrasto?
Tre: fra la prima e l'ultima foto le sopraciglia si sono accorciate?
Quattro: fra la quarta e l'ultima gli occhi hanno un diverso colore (più scuri nell'ultima, più brillanti e chiari nella penultima). Effetto di una diversa luce?
Boh?
Sto sempre a cercare il pelo nell'uovo.
Torno a leggere, le news mi inquietano.
P.S.
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Ho trovato poi una notiziola che cercavo per capire come sia potuta sopravvivere 48h aggrappata a una tavola nel Mediterraneo. Cosa che mi rimane un mistero.
"Durante il periodo estivo, in Mediterraneo, considerando le temperature medie stagionali, l'ipotermia sopraggiunge dopo un periodo compreso tra 2 e 12 ore. Durante l'inverno i tempi si riducono ad un intervallo compreso tra 2 a 120 minuti."Così ora ho un'altra domanda: come ha fatto a resistere 48h senza perdere i sensi per l'ipotermia?
Gnente, son cose difficili per me da capire: cerco di farlo compulsando siti di esperti marinai e tutti, dico tutti, sostengono che è praticamente impossibile sopravvivere senza acqua e senza ripari di sorta anche per un esperto di mare preparato fisicamente.
Un miracolo, ecco.
domenica 8 luglio 2018
Fossili di nuovo conio
Scrive in un tweet Mr. Saviano:
Provate.
Quando va bene se ne trovano di vestiti così, cioè con abiti di tutti i colori e se mai di preferenza scuri:
Forse l'idea della maglietta rossa serviva a giustificare altre foto, probabilmente dei fake, tipo queste:
A parte che dall'uso strumentale dei bambini per suscitare un'emotività ladra non si salva nessuno, 'sta roba delle magliette rosse pare più un segno di chiamata a raccolta nazionale de' noantri, tipo: "Chi la pensa come noi esibisca la maglietta rossa".
Insomma, a forza di chiamare il fascismo devono essersi ricordati dell'importanza dell'abito che fa il monaco e, per distinguersi dalle vecchie camicie nere fasciste, eccoli infatti tutti in rosso sovietico:
Pare che più che al nuovo globalismo arcobaleno, che ormai va bene solo per gay e uteri affittati, aspirino per ridarsi una credibilità al ritorno di quello vecchio bicolore, quello dove i nemici neri li combattevi con le bandiere rosse.
Vecchi dentro secondo me, gente che ha un panorama mentale pieno di fossili, ma luccicanti di nuovo conio.
Quattro gatti in crisi d'identità che, non riuscendo a uscire dai propri schemi mentali, rifanno il vecchio raccontandosi che è roba nuovissima.
Ora, per confortare la mia memoria visiva, ho cercato su Google immagini foto di immigrati sui barconi in maglietta rossa.Aderisco all'appello di Libera e indosso una #magliettarossa contro l’emorragia di umanità. I migranti indossano magliette rosse sperando di essere visibili in caso di naufragio. Sperano nel colore acceso per non essere abbandonati. Oggi mettiamoci nei loro panni. #apriteiporti
Provate.
Quando va bene se ne trovano di vestiti così, cioè con abiti di tutti i colori e se mai di preferenza scuri:
Forse l'idea della maglietta rossa serviva a giustificare altre foto, probabilmente dei fake, tipo queste:
A parte che dall'uso strumentale dei bambini per suscitare un'emotività ladra non si salva nessuno, 'sta roba delle magliette rosse pare più un segno di chiamata a raccolta nazionale de' noantri, tipo: "Chi la pensa come noi esibisca la maglietta rossa".
Insomma, a forza di chiamare il fascismo devono essersi ricordati dell'importanza dell'abito che fa il monaco e, per distinguersi dalle vecchie camicie nere fasciste, eccoli infatti tutti in rosso sovietico:
Pare che più che al nuovo globalismo arcobaleno, che ormai va bene solo per gay e uteri affittati, aspirino per ridarsi una credibilità al ritorno di quello vecchio bicolore, quello dove i nemici neri li combattevi con le bandiere rosse.
Vecchi dentro secondo me, gente che ha un panorama mentale pieno di fossili, ma luccicanti di nuovo conio.
Quattro gatti in crisi d'identità che, non riuscendo a uscire dai propri schemi mentali, rifanno il vecchio raccontandosi che è roba nuovissima.
domenica 24 giugno 2018
Il Rifugiato
Più in là, dall'altra parte del Canale, c'è un rifugiato bianco che diventa sempre più bianco, sempre più malaticcio e però niente, è un rifugiato che non ha diritto nemmeno all'ora d'aria concessa in Italia anche al 41/bis dell'Asinara.
E non c'é una Ong che sia una disposta a caricarselo in spalla né una scorta che avanzi che gli consenta di farsi due passi all'aria aperta senza rischiare una pallottola a tradimento.
E non c'é una Ong che sia una disposta a caricarselo in spalla né una scorta che avanzi che gli consenta di farsi due passi all'aria aperta senza rischiare una pallottola a tradimento.
lunedì 28 maggio 2018
La Grecia è vicina...
La situazione odierna mi ricorda il momento in cui Tsipras e Varoufakis, forti di un Referendum, andarono decisi e preparati a trattare con la troika, uscendone il primo piegato a 90* e il secondo incazzato ma a cavallo della sua moto.
Salvini e Di Maio hanno preparato un programma di Governo, lavorando con un'impegno e trasparenza mai viste in questo Paese da che ho memoria; si sono presentati al Presidente della Repubblica con la lista dei ministri e pronti a governare, e quello li rimanda a casa perché il Ministro per l'Economia da loro indicato non va bene alla troika.
In sostanza, quello è...
Mica c'entra il nome, non sarebbe andato bene nessuno, si sapeva fin da prima delle elezioni che M5S, e peggio la Lega, non sono graditi ai "mercati".
Nel giro di pochi minuti però, il Presidente della Repubblica, chiusa la porta in faccia al possibile governo uscito dalle urne, incarica chi?
Cottarelli, cioè uno che ha dato le dimissioni dall'Fmi giusto per essere pronto a fare il lavoro richiesto dai "mercati".
Cottarelli nel 2015 era nel board della troika, in forza al Fmi, quando questa si presentò in Grecia per finire quel lavoro di "successo" tanto apprezzato dall'altro capo di Governo "neutrale", quello del 2011.
Com'é messa la Grecia oggi basta cercare notizie in rete: mangiata viva e risputata moribonda e svenduta a pezzi al miglior offerente.
Non le elezioni, non i referendum: i mercati. I schèi. La robba da rubare.
Questo, nient'altro...
Bene hanno fatto quindi Di Maio e Salvini a non volere un Governo se non a condizione di poter rispettare le promesse fatte in campagna elettorale.
Potevano fare qualunque nome, sarebbe finita uguale.
Quand'anche avessero proposto un nome gratido alla troika, arrivati a Bruxelles per riparlare dei "trattati", sarebbe finita come al duo Tsipras-Varoufakis: ormai è o troika o morte.
Cioè, morte in ogni caso, a meno di essere "i mercati" o "i risparmi degli italiani".
E se non hai risparmi, nn hai che la presa per i fondelli dell'andare a votare democraticamente.
Insomma, questa è l'Unione Europea e questa è l'Italia: il Paese cui si fanno solo offerte che non può rifiutare.
Buon Cottarelli a tutti!
Titolo su Il FQ (con "i risparmi degli italiani" che lo spread si continua a mangiare nonostante Cottarelli garante Fmi/troika):
Salvini e Di Maio hanno preparato un programma di Governo, lavorando con un'impegno e trasparenza mai viste in questo Paese da che ho memoria; si sono presentati al Presidente della Repubblica con la lista dei ministri e pronti a governare, e quello li rimanda a casa perché il Ministro per l'Economia da loro indicato non va bene alla troika.
In sostanza, quello è...
Mica c'entra il nome, non sarebbe andato bene nessuno, si sapeva fin da prima delle elezioni che M5S, e peggio la Lega, non sono graditi ai "mercati".
Nel giro di pochi minuti però, il Presidente della Repubblica, chiusa la porta in faccia al possibile governo uscito dalle urne, incarica chi?
Cottarelli, cioè uno che ha dato le dimissioni dall'Fmi giusto per essere pronto a fare il lavoro richiesto dai "mercati".
Cottarelli nel 2015 era nel board della troika, in forza al Fmi, quando questa si presentò in Grecia per finire quel lavoro di "successo" tanto apprezzato dall'altro capo di Governo "neutrale", quello del 2011.
Com'é messa la Grecia oggi basta cercare notizie in rete: mangiata viva e risputata moribonda e svenduta a pezzi al miglior offerente.
Non le elezioni, non i referendum: i mercati. I schèi. La robba da rubare.
Questo, nient'altro...
Bene hanno fatto quindi Di Maio e Salvini a non volere un Governo se non a condizione di poter rispettare le promesse fatte in campagna elettorale.
Potevano fare qualunque nome, sarebbe finita uguale.
Quand'anche avessero proposto un nome gratido alla troika, arrivati a Bruxelles per riparlare dei "trattati", sarebbe finita come al duo Tsipras-Varoufakis: ormai è o troika o morte.
Cioè, morte in ogni caso, a meno di essere "i mercati" o "i risparmi degli italiani".
E se non hai risparmi, nn hai che la presa per i fondelli dell'andare a votare democraticamente.
Insomma, questa è l'Unione Europea e questa è l'Italia: il Paese cui si fanno solo offerte che non può rifiutare.
Buon Cottarelli a tutti!
Titolo su Il FQ (con "i risparmi degli italiani" che lo spread si continua a mangiare nonostante Cottarelli garante Fmi/troika):
"...Ci accordammo..." è il promemoria delle "offerte che nessuno può rifiutare" che aiutano la troika che piega ogni resistenza grazie all'effetto Stanza 101Governo, i leader Ue chiedono stabilità. Merkel: “Anche con la Grecia di Tsipras fu difficile, poi ci accordammo”
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venerdì 23 marzo 2018
Frullato misto
Radio Rai Tre, in mattinata:
1. si da avviso che fra fine marzo e inizio aprile in Italia potrebbero caderci in testa detriti spaziali.
2. si parla di sprechi di risorse (alimentari e materiali) con tanto di discorso bergogliano che invita a condividere con gli altri per limitare sprechi e così star bene tutti salvando pure il Pianeta
3. si da notizia e si commenta (con Lesperto in studio che a domanda se non vi siano altre soluzioni risponde con un T.I.N.A. standard) che l'ex Ministro Calenda provvederà a giorni alla pubblicazione dei siti idonei per lo stoccaggio di scorie nucleari
4. a chiusura del programma si informa e si invita tutti a una giornata di informazione e screening gratuiti (non ricordo dove) per la lotta contro il cancro
Trovo che vi sia una certa qual coerenza tematica fra la caduta di detriti spaziali, la moralizzazione papale sugli sprechi alimentari (date ai poveri i vostri avanzi, così vi diminuiscono anche i costi della differenziata mentre vi santificate usando i poveri come bocche da compostaggio domestico), lo stoccaggio di scorie nucleari (che una volta fatto, il sito "nazionale", poi ci si possono infilare anche le scorie francesi, così da ottimizzare i costi di gestione del sito garantito ben 500 anni da chi a malapena ne camperà un'ottantina e i cocci saranno tutti per i vostri figli e nipoti) e gli screening per la prevenzione del cancro (casomai ti mettessero il sito con le scorie nucleari sotto casa, almeno hai un punto di inizio del cancro che sicuramente ti verrà, e se non a te, ai tuoi figli, nipoti, ecc).
Una catena di Sant'Antonio dell'odierna demenza umana.
A volte penso di vivere in un mondo di gente con i neuroni ormai frullati che fatica a mettere in fila i puntini fra ciò che gli si impone oggi per decreto con le conseguenze che questo gli porterà domani.
Tanto, che gl'importa? Chi ce l'ha più un domani?
E comunque, se lo dice Lascienza, chi sono io per dubitare?
Poi mi capita di leggere ciò che dice questo qui sotto, e mi viene il sospetto che ci manchi il semplice buon senso.
Ovviamente non so dove la Russia abbia i propri siti di stoccaggio per le scorie nucleari, e nemmeno so dove cadano i loro detriti spaziali ma so, dopo la schizofrenica mattinata di news e commenti di Radio Rai Tre, perché a volte vorrei chiedere asilo politico in Crimea (no, la Siberia in effetti non mi attira).
1. si da avviso che fra fine marzo e inizio aprile in Italia potrebbero caderci in testa detriti spaziali.
2. si parla di sprechi di risorse (alimentari e materiali) con tanto di discorso bergogliano che invita a condividere con gli altri per limitare sprechi e così star bene tutti salvando pure il Pianeta
3. si da notizia e si commenta (con Lesperto in studio che a domanda se non vi siano altre soluzioni risponde con un T.I.N.A. standard) che l'ex Ministro Calenda provvederà a giorni alla pubblicazione dei siti idonei per lo stoccaggio di scorie nucleari
4. a chiusura del programma si informa e si invita tutti a una giornata di informazione e screening gratuiti (non ricordo dove) per la lotta contro il cancro
Trovo che vi sia una certa qual coerenza tematica fra la caduta di detriti spaziali, la moralizzazione papale sugli sprechi alimentari (date ai poveri i vostri avanzi, così vi diminuiscono anche i costi della differenziata mentre vi santificate usando i poveri come bocche da compostaggio domestico), lo stoccaggio di scorie nucleari (che una volta fatto, il sito "nazionale", poi ci si possono infilare anche le scorie francesi, così da ottimizzare i costi di gestione del sito garantito ben 500 anni da chi a malapena ne camperà un'ottantina e i cocci saranno tutti per i vostri figli e nipoti) e gli screening per la prevenzione del cancro (casomai ti mettessero il sito con le scorie nucleari sotto casa, almeno hai un punto di inizio del cancro che sicuramente ti verrà, e se non a te, ai tuoi figli, nipoti, ecc).
Una catena di Sant'Antonio dell'odierna demenza umana.
A volte penso di vivere in un mondo di gente con i neuroni ormai frullati che fatica a mettere in fila i puntini fra ciò che gli si impone oggi per decreto con le conseguenze che questo gli porterà domani.
Tanto, che gl'importa? Chi ce l'ha più un domani?
E comunque, se lo dice Lascienza, chi sono io per dubitare?
Poi mi capita di leggere ciò che dice questo qui sotto, e mi viene il sospetto che ci manchi il semplice buon senso.
Ovviamente non so dove la Russia abbia i propri siti di stoccaggio per le scorie nucleari, e nemmeno so dove cadano i loro detriti spaziali ma so, dopo la schizofrenica mattinata di news e commenti di Radio Rai Tre, perché a volte vorrei chiedere asilo politico in Crimea (no, la Siberia in effetti non mi attira).
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martedì 20 marzo 2018
Un pro-memoria
Due cose scrive a proposito di pro-vax e no-vax Maurizio Blondet nel suo ultimo post sui vaccini:.
- La prima: che è utile "...ricordare con Pamio che l’imposizione obbligatoria dei vaccini a genitori e neonati “sta violando il Codice di Norimberga del 1947 – enunciato contro le sperimentazioni naziste su cavie umane – che proclama in modo solenne che “il consenso volontario del soggetto è assolutamente necessario”
Non si tratta quindi (solo) di essere pro o contro i vaccini, quanto di essere consapevoli che ogni imposizione che riguardi l'inviolabilità del diritto a decidere sul proprio corpo è quanto di più nazista sia mai stato certificato, nel più spietato e concreto senso del termine.
- La seconda che: "Si ha un bell’aver avvertito, sulla scorta di Marco Della Luna (Marco Della Luna, Oltre l’agonia – Come fallirà il dominio tecnocratico dei potere finanziari, Arianna Editrice, 9,8 euro.), che la sedicente “democrazia” occidentale s’è mutata in “governo zootecnico” di popoli che il potere considerano ormai “superflui”. Quando ci si trova di fronte a queste prove anti-umano dominio su masse cieche e irresponsabili (anzi “favorevoli ai vaccini”)...si esita, anche perché si sa che a denunciarci alle autorità, e spararci addosso, avremmo non il Potere, ma i nostri simili “favorevoli ai vaccini” ossia al governo zootecnico mondiale.
P.S.
Come in uso nella zootecnia, infatti, oggi cedi al vaccino obbligatorio (e nazista), domani sottoponi tuo figlio all'impianto obbligatorio di un microchip come fosse un cane o un pollo da allevamento.
L'ossessione per la salute ci fa ingoiare qualunque bestialità, nonostante si sappia da millenni che di qualcosa bisognerà pur morire.
Ma gggnente, la prevenzione sta diventandoci fatale.
- La prima: che è utile "...ricordare con Pamio che l’imposizione obbligatoria dei vaccini a genitori e neonati “sta violando il Codice di Norimberga del 1947 – enunciato contro le sperimentazioni naziste su cavie umane – che proclama in modo solenne che “il consenso volontario del soggetto è assolutamente necessario”
Non si tratta quindi (solo) di essere pro o contro i vaccini, quanto di essere consapevoli che ogni imposizione che riguardi l'inviolabilità del diritto a decidere sul proprio corpo è quanto di più nazista sia mai stato certificato, nel più spietato e concreto senso del termine.
- La seconda che: "Si ha un bell’aver avvertito, sulla scorta di Marco Della Luna (Marco Della Luna, Oltre l’agonia – Come fallirà il dominio tecnocratico dei potere finanziari, Arianna Editrice, 9,8 euro.), che la sedicente “democrazia” occidentale s’è mutata in “governo zootecnico” di popoli che il potere considerano ormai “superflui”. Quando ci si trova di fronte a queste prove anti-umano dominio su masse cieche e irresponsabili (anzi “favorevoli ai vaccini”)...si esita, anche perché si sa che a denunciarci alle autorità, e spararci addosso, avremmo non il Potere, ma i nostri simili “favorevoli ai vaccini” ossia al governo zootecnico mondiale.
P.S.
Come in uso nella zootecnia, infatti, oggi cedi al vaccino obbligatorio (e nazista), domani sottoponi tuo figlio all'impianto obbligatorio di un microchip come fosse un cane o un pollo da allevamento.
L'ossessione per la salute ci fa ingoiare qualunque bestialità, nonostante si sappia da millenni che di qualcosa bisognerà pur morire.
Ma gggnente, la prevenzione sta diventandoci fatale.
giovedì 4 gennaio 2018
Napoli: fregature&soluzioni
I guanti sono gratis. O’ napulitan se fa’ sicc ma nunn mor! 😂😂 pic.twitter.com/3eca3ati1H— Marco Russo (@markorusso69) 4 gennaio 2018
Se non ci fossero, bisognerebbe inventarli...i napoletani.
lunedì 11 settembre 2017
16 anni dopo, Shiva il Danzatore
"Hanno buttato giù le Torri del World Trade Center di New York. Non l'hai saputo?".
Solo in quel momento, catturata più dal tono della voce che dalla notizia, mi fermo e chiedo di cosa stesse parlando, il collega.
Non avendo idea se parlasse di qualche film andato in onda alla tv poco prima di arrivare al lavoro, o cosa...
Mi spiega che no, alla tv facevano vedere gli impatti degli aerei sulle Torri Gemelle, che queste venivano giù come fossero castelli di sabbia, che dentro le Torri c'erano migliaia di persone, che venendo giù le Torri come polvere investivano di detriti anche quelli che sotto scappavano in uno scenario apocalittico.
La sera alle 8 avevo una lezione di yoga:" Non guardate quelle immagini, non fatevi condizionare da ciò che vedete. Ho parlato nel pomeriggio con un maestro indiano che vive negli Stati Uniti: dice che ciò che è accaduto, ciò che sta accadendo, è una bugia, un incantamento delle coscienze che non corrisponde alla verità, che è necessario attendere a mente lucida per conoscere un giorno la verità".
Cinica e pacifista a modo mio, ho faticato a capire il senso di ciò che mi stava dicendo, la mia insegnante-guru.
Ho pensato anzi:" Sì, ok, ora ci raccontiamo che è Māyā, il mondo delle illusioni, che tutto ciò che nasce è destinato a morire e pertanto nulla deve turbarci perché è Lila, il gioco dell'Universo, e tanto vale staccarsi dall'illusione del contingente e rilassarsi con una bella seduta di yoga".
Insomma, nulla di tutto ciò è reale, quindi distraiamoci.
Ancora non avevo visto una sola immagine alla tv e già qualcuno mi metteva in difficoltà su cosa avrei dovuto pensarne quando le avessi viste: da una parte l'autentico scossone emotivo del papà di un bambino, alla segreteria del centro sportivo dove allora lavoravo, che per primo mi aveva comunicato un fatto di cui non comprendevo il senso, e poi l'agitazione preoccupata del responsabile impianto, che in qualche modo aveva scosso la mia imperturbabile concentrazione sul lavoro più per come ne parlava che per ciò che mi andava dicendo.
Dall'altra, la mia guru spirituale che mi premoniva di non credere a ciò che avrei visto, qualcosa che un guru ancora più lontano e avvolto in un'aura di fantomatico misticismo aveva detto a lei, mi provavano a convincere che nulla era come sembrava, così che avrei dovuto interpretare la cosa come una sorta di magheggio il cui scopo era precipitare il mondo in uno stato di illusione fantasmagorica.
Solo il giorno dopo vidi per la prima volta le immagini in tv, e poi per giorni non riuscii a staccarmene, rapita da un senso di irrealtà che mi precipitava emotivamente in uno dei peggiori incubi che la mia mente avesse potuto fin lì concepire (e ne so concepire di tremendi).
Dei consigli della mia guru francamente non ne avevo più mempria già dopo un quarto d'ora di tv, tanta era la "fame" di capire davvero che stavo incollata lì, immobile e stordita, a cercare qualcosa che non potevo capire davvero.
Negli anni, da allora, ho visto quintali di filmati, lette migliaia di parole, scavato nella rete ogni qual volta emergeva un nuovo dettaglio, una nuova ipotesi, l'opinione di qualche esperto, di qualche studioso, di qualche giornalista fuori dal gioco e che per anni ha continuato a scavare e ad analizzare fotogramma per fotogramma quelle immagini, per provare a dare un senso all'assurdo.
Oggi, 16 anni dopo, l'idea che me ne sono fatta è perfettamente aderente allo strampalato consiglio arrivatomi dopo poche ore via guru americano: nulla di ciò che avevo visto alla tv era ciò che sembrava, tranne i morti.
Quelli, come poi ho imparato a capire, sono sempre veri.
Vere sono spesso anche le scenografie, i "fondali", la composizione teatrale della rappresentazione.
Falsi come il demonio i racconti ufficiali sui fatti, veri quanto può esserlo una commedia, falso quanto può esserlo ogni opera di fantasia a teatro.
Tutto, ora mi è più chiaro di sempre, è davvero māyā: parole, pensieri, racconti, immagini, distraggono la mente dalla realtà oggettiva, al punto che questa arriva a confondersi, oscurata com'è da tutto ciò che non sono i fatti osservati senza frastornarli di pensieri o giudizi.
Illusionismo, inganno, māyā.
Ciò che consola è la certezza che nel gioco di Lila danza Shiva, il creatore e il distruttore di ogni cosa.
Come ben ne descrive la simbologia Heinrich Zimmer in Myth and Symbols in Indian Art and Civilation:
Solo in quel momento, catturata più dal tono della voce che dalla notizia, mi fermo e chiedo di cosa stesse parlando, il collega.
Non avendo idea se parlasse di qualche film andato in onda alla tv poco prima di arrivare al lavoro, o cosa...
Mi spiega che no, alla tv facevano vedere gli impatti degli aerei sulle Torri Gemelle, che queste venivano giù come fossero castelli di sabbia, che dentro le Torri c'erano migliaia di persone, che venendo giù le Torri come polvere investivano di detriti anche quelli che sotto scappavano in uno scenario apocalittico.
La sera alle 8 avevo una lezione di yoga:" Non guardate quelle immagini, non fatevi condizionare da ciò che vedete. Ho parlato nel pomeriggio con un maestro indiano che vive negli Stati Uniti: dice che ciò che è accaduto, ciò che sta accadendo, è una bugia, un incantamento delle coscienze che non corrisponde alla verità, che è necessario attendere a mente lucida per conoscere un giorno la verità".
Cinica e pacifista a modo mio, ho faticato a capire il senso di ciò che mi stava dicendo, la mia insegnante-guru.
Ho pensato anzi:" Sì, ok, ora ci raccontiamo che è Māyā, il mondo delle illusioni, che tutto ciò che nasce è destinato a morire e pertanto nulla deve turbarci perché è Lila, il gioco dell'Universo, e tanto vale staccarsi dall'illusione del contingente e rilassarsi con una bella seduta di yoga".
Insomma, nulla di tutto ciò è reale, quindi distraiamoci.
Ancora non avevo visto una sola immagine alla tv e già qualcuno mi metteva in difficoltà su cosa avrei dovuto pensarne quando le avessi viste: da una parte l'autentico scossone emotivo del papà di un bambino, alla segreteria del centro sportivo dove allora lavoravo, che per primo mi aveva comunicato un fatto di cui non comprendevo il senso, e poi l'agitazione preoccupata del responsabile impianto, che in qualche modo aveva scosso la mia imperturbabile concentrazione sul lavoro più per come ne parlava che per ciò che mi andava dicendo.
Dall'altra, la mia guru spirituale che mi premoniva di non credere a ciò che avrei visto, qualcosa che un guru ancora più lontano e avvolto in un'aura di fantomatico misticismo aveva detto a lei, mi provavano a convincere che nulla era come sembrava, così che avrei dovuto interpretare la cosa come una sorta di magheggio il cui scopo era precipitare il mondo in uno stato di illusione fantasmagorica.
Solo il giorno dopo vidi per la prima volta le immagini in tv, e poi per giorni non riuscii a staccarmene, rapita da un senso di irrealtà che mi precipitava emotivamente in uno dei peggiori incubi che la mia mente avesse potuto fin lì concepire (e ne so concepire di tremendi).
Dei consigli della mia guru francamente non ne avevo più mempria già dopo un quarto d'ora di tv, tanta era la "fame" di capire davvero che stavo incollata lì, immobile e stordita, a cercare qualcosa che non potevo capire davvero.
Negli anni, da allora, ho visto quintali di filmati, lette migliaia di parole, scavato nella rete ogni qual volta emergeva un nuovo dettaglio, una nuova ipotesi, l'opinione di qualche esperto, di qualche studioso, di qualche giornalista fuori dal gioco e che per anni ha continuato a scavare e ad analizzare fotogramma per fotogramma quelle immagini, per provare a dare un senso all'assurdo.
Oggi, 16 anni dopo, l'idea che me ne sono fatta è perfettamente aderente allo strampalato consiglio arrivatomi dopo poche ore via guru americano: nulla di ciò che avevo visto alla tv era ciò che sembrava, tranne i morti.
Quelli, come poi ho imparato a capire, sono sempre veri.
Vere sono spesso anche le scenografie, i "fondali", la composizione teatrale della rappresentazione.
Falsi come il demonio i racconti ufficiali sui fatti, veri quanto può esserlo una commedia, falso quanto può esserlo ogni opera di fantasia a teatro.
Tutto, ora mi è più chiaro di sempre, è davvero māyā: parole, pensieri, racconti, immagini, distraggono la mente dalla realtà oggettiva, al punto che questa arriva a confondersi, oscurata com'è da tutto ciò che non sono i fatti osservati senza frastornarli di pensieri o giudizi.
Illusionismo, inganno, māyā.
Ciò che consola è la certezza che nel gioco di Lila danza Shiva, il creatore e il distruttore di ogni cosa.
Come ben ne descrive la simbologia Heinrich Zimmer in Myth and Symbols in Indian Art and Civilation:
"I suoi gesti sfrenati e pieni di grazia evidenziano l'illusione cosmica; l'aleggiare delle sue braccia e delle sue gambe e l'ondeggiare del suo tronco producono - anzi sono - la continua creazione -distruzione dell'universo, dove la morte è in perfetto equilibrio con la nascita, l'annichilamento è l'esito del venire in essere"Sulla simbologia della danza di Shiva, Coomaraswamy scrive più preciso in The dance oh Shiva:
"I vari significati della sua danza sono espressi dai particolari di questa figura complessa e vivida. La mano destra superiore della divinità tiene un tamburo per simboleggiare il suono primordiale della creazione, la mano sinistra superiore regge una fiamma, l'elemento della distruzione. L'equilibrio delle due mani rappresenta l'equilibrio dinamico di creazione e distruzione nel mondo, reso ancora più evidente dalla calma e dalla serenità del volto del Danzatore, al centro tra le due mani, in cui la polarità di creazione e distruzione è dissolta e trascesa. La seconda mano destra è alzata nel segno del "non temere", e simboleggia la conservazione, la protezione e la pace, mentre l'altra mano sinistra è rivolta in basso verso il piede sollevato che simboleggia la liberazione dall'incantesimo della māyā. Il dio è rappresentato mentre danza sul corpo di un demone, il simbolo dell'ignoranza umana che dev'essere sconfitta prima che possa raggiungere la liberazione.
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sabato 19 agosto 2017
Imagine all the people 🎶...
Sto leggendo Montenegro, autobiografia di Bato Tomašević.
La storia della sua vita è strettamente intrecciata a quella del Montenegro e alla nascita e fine dell'ex Jugoslavia.
Impara la storia del suo paese dai racconti del padre e del nonno, già bambino sa perché degli albanesi non ci si può fidare e quali gesta eroiche hanno compiuto i tanti personaggi Montenegrini onorati da statue e luoghi, quali epiche battaglie siano state perse o vinte contro i turchi.
Il padre gli insegna fin da bambino, così come lo insegna anche alla giovane moglie, il concetto di autodifesa: saper sparare, in caso di necessità, può fare tutta la differenza fra vivere e morire.
Gli insegna che convivere con turchi, kosovari e albanesi, tutti con una buona ragione per odiare i Montenegrini, è questione di reciproche convenienze e quotidiane trattative. Ma anche che nessuno può garantire nessuno, perché le antiche ingiustizie covano silenziose solo fino al giorno in cui basterà un niente, per farle riesplodere in nuove sanguinose guerre.
Il padre gli insegna sì, l'arte della mediazione, il potere della legge, la maggiore convenienza per tutti della pace.
Ma insieme gli insegna la storia.
E a saper sparare.
Perché non basta volere la pace e la giustizia, bisogna tener conto della guerra e della più insignificante personale ingiustizia che può scatenarla.
Poi sbircio in questi giorni le notizie da Barcellona, e noto gli ormai abituali dettagli: il furgone sulla folla (variante del camion), i documenti lasciati nel furgone (puntuali come un orologio svizzero), tutti gli attentatori uccisi tranne uno, il solito che riesce sempre a scappare.
Mai chiedersi la ragione per cui non vengono mai presi vivi, a parte il fesso del Bataclan, preso (non che sia troppo certa di nulla, eh?) e fatto sparire in un carcere calando su di lui il silenzio del segreto di Stato. E anche questa del segreto di Stato su un pirla che va a fare il bombarolo islamico con un passato da checca nei locali gay pieno di canne e alcool da da pensare...
Mai chiedersi poi perché gli attentatori non assaltino mai luoghi istituzionali, perché se la prendano solo con inermi civili e mai con i potenti cui devono la loro spesso grama sorte.
Su tutto, a sembrarmi assurda è la reazione "mondiale": candeline, gessetti, "non riusciranno a cambiare il nostro stile di vita", tweet con gattini innocenti e frasette stupefacenti tipo "I terroristi non rimarranno impuniti" (detta quando sono già morti).
Sembra di assistere alla replica sempre dello stesso film, quasi fossero anche le reazioni alla tragedia preordinate, pilotate: nessuno può essere cattivo, tutti dobbiamo essere buoni, invito a non pubblicare foto della tragedia sui social (metti che ci spaventino...).
Di fronte alle tragedie dei morti per terrorismo (islamico?), l'unica reazione possibile concessa è quella di un tweet con lacrima e una piazza con lumini e fiori.
Insomma, reazioni da cartoni animati.
Racconta Bato Tomaševićdi quando in Montenegro arrivarono i tedeschi e poi gli italiani, nel 1941.
In paese erano tutti pronti a reagire contro l'occupazione, ma il padre di Bato, che all'epoca era capo di una polizia montenegrina ancora in fasce (e che tentava di stabilire una legge di civiltà che impedisse a tutti di reagire nell'atavica idea di giustizia dell'occhio per occhio e dente per dente), consiglia tutti di aspettare, di attendere di vedere come si sarebbero messe le cose, prima di caricare le canne dei fucili.
E per un po' le cose vanno bene, gli italiani organizzano perfino feste da ballo e sono gentili. Anzi, al padre poliziotto di Bato propongono una collaborazione allo scopo di fare andare tutto per il meglio.
Va bene, ovviamente, fino a che non va male.
Quando chiedono la requisizione delle armi che tutti hanno in casa, qualcuno non ci sta.
Quindi gli italiani chiedono maggiore collaborazione: vogliono le liste di chi non ha consegnato le armi e anche di chi ha simpatie comuniste. E i delatori, si sa, sono sempre presenti con le migliori intenzioni, basta poco per far di un cittadino un traditore quando c'é di mezzo un pezzo di pane in più o una promozione da contadino a cecchino con paga sicura, in tempi di occupazione.
Bato ha 11/12 anni, quando si trova a entrare per caso fra le fila dei partigiani: la sorella è già a combattere, e il padre in prigione per non aver tradito i suoi principi di lealtà verso i suoi concittadini.
So che è azzardato fare paragoni fra la complicatissima storia dei paesi dell'ex Jugoslavia e la Barcellona dell'altro ieri o il Bataclan di qualche tempo fa, però non riesco a non chiedermi se queste candeline, questi tweet commossi e pii, se queste reazioni educate e piene di buoni sentimenti non siano parte del processo rieducativo che gli attentati procurano di insegnarci: noi, di fronte all'aggressore, non dobbiamo reagire.
Candeline e canzoncine ci stanno inculcando l'idea che il nemico è imprendibile, che nemmeno eserciti e polizie possono prevederne le mosse, quindi è inutile reagire, meglio piangere e twittare.
Stanno cancellando dalla nostra memoria l'idea, vecchia ma eterna nel suo valore, che di fronte ai morti ammazzati dal nemico fantasmatico l'unica cosa da fare è ricambiare il favore.
Noi possiamo piangere e portare candeline ma non, mai, chiedere un'immediata chiusura dei porti, un rimpatrio immediato senza se e senza ma di tutti gli immigrati, clandestini e non, e una militarizzazione delle aree ormai occupate e autonomamente gestite da immigrati di seconda e terza generazione, dove ormai nemmeno la polizia entra più.
Non sono tutti uguali gli immigrati, lo so bene.
Non tutti gli islamici sono kamikaze e non tutti gli immigrati prendono a botte i controllori degli autobus che chiedono di esibire il biglietto, lo so: sono cresciuta con i vù cumprà sulla spiaggia e alla porta, e so che nessun vù cumprà prendeva a botte i controllori né andava a falciare gente sulle ramblas.
Ma credo che, ammesso che appunto non si tratti di "processi rieducativi" di cui siamo destinatari (idea di cui mi vado convincendo), quando il nemico ti spara (o ti passa sopra con un camion o un furgone), ritenere tutti gli altri suoi compaesani dei potenziali nemici sia l'unica normale reazione di ragionevole autodifesa.
Se invece mi imponi candeline e gattini (o gessetti), il mio primo nemico sei tu, che disinneschi ogni mia normale reazione cambiandola ogni volta nel segno opposto, che il potenziale nemico lo vai a prendere direttamente a casa sua, che al potenziale nemico fornisci assistenza, servizi e sanità che sottrai di volta in volta ai tuoi concittadini.
Poi c'é questo fatto: le abitudini tendono nel tempo a cambiare la nostra percezione del pericolo. Avanti così, a morti ammazzati pianti senza reazione e con candeline, e finiremo per amareun giorno i nostri boia e per ringraziarli quando, un giorno non lontano, condanneranno alla stanza 101 qualcuno per essersi rifiutato di commuoversi con un tweet o un gattino.
La civiltà occidentale odierna è frutto di passate guerre e pistole.
Candeline e gattini sono la sedazione necessaria alla completa realizzazione della soft-dittatura odierna, quella che stiamo già vivendo.
Ma che a fatica vediamo, sommersi ogni giorno e su tutto, da valanghe di negazioni della realtà che pur abbiamo sotto ai nostri occhi, dei quali però non osiamo fidarci più (i nostri occhi producono solo fake news, ci insegnano; la verità è solo quella offerta dal GF cui siamo chiamati a credere).
La storia della sua vita è strettamente intrecciata a quella del Montenegro e alla nascita e fine dell'ex Jugoslavia.
Impara la storia del suo paese dai racconti del padre e del nonno, già bambino sa perché degli albanesi non ci si può fidare e quali gesta eroiche hanno compiuto i tanti personaggi Montenegrini onorati da statue e luoghi, quali epiche battaglie siano state perse o vinte contro i turchi.
Il padre gli insegna fin da bambino, così come lo insegna anche alla giovane moglie, il concetto di autodifesa: saper sparare, in caso di necessità, può fare tutta la differenza fra vivere e morire.
Gli insegna che convivere con turchi, kosovari e albanesi, tutti con una buona ragione per odiare i Montenegrini, è questione di reciproche convenienze e quotidiane trattative. Ma anche che nessuno può garantire nessuno, perché le antiche ingiustizie covano silenziose solo fino al giorno in cui basterà un niente, per farle riesplodere in nuove sanguinose guerre.
Il padre gli insegna sì, l'arte della mediazione, il potere della legge, la maggiore convenienza per tutti della pace.
Ma insieme gli insegna la storia.
E a saper sparare.
Perché non basta volere la pace e la giustizia, bisogna tener conto della guerra e della più insignificante personale ingiustizia che può scatenarla.
Poi sbircio in questi giorni le notizie da Barcellona, e noto gli ormai abituali dettagli: il furgone sulla folla (variante del camion), i documenti lasciati nel furgone (puntuali come un orologio svizzero), tutti gli attentatori uccisi tranne uno, il solito che riesce sempre a scappare.
Mai chiedersi la ragione per cui non vengono mai presi vivi, a parte il fesso del Bataclan, preso (non che sia troppo certa di nulla, eh?) e fatto sparire in un carcere calando su di lui il silenzio del segreto di Stato. E anche questa del segreto di Stato su un pirla che va a fare il bombarolo islamico con un passato da checca nei locali gay pieno di canne e alcool da da pensare...
Mai chiedersi poi perché gli attentatori non assaltino mai luoghi istituzionali, perché se la prendano solo con inermi civili e mai con i potenti cui devono la loro spesso grama sorte.
Su tutto, a sembrarmi assurda è la reazione "mondiale": candeline, gessetti, "non riusciranno a cambiare il nostro stile di vita", tweet con gattini innocenti e frasette stupefacenti tipo "I terroristi non rimarranno impuniti" (detta quando sono già morti).
Sembra di assistere alla replica sempre dello stesso film, quasi fossero anche le reazioni alla tragedia preordinate, pilotate: nessuno può essere cattivo, tutti dobbiamo essere buoni, invito a non pubblicare foto della tragedia sui social (metti che ci spaventino...).
Di fronte alle tragedie dei morti per terrorismo (islamico?), l'unica reazione possibile concessa è quella di un tweet con lacrima e una piazza con lumini e fiori.
Insomma, reazioni da cartoni animati.
Racconta Bato Tomaševićdi quando in Montenegro arrivarono i tedeschi e poi gli italiani, nel 1941.
In paese erano tutti pronti a reagire contro l'occupazione, ma il padre di Bato, che all'epoca era capo di una polizia montenegrina ancora in fasce (e che tentava di stabilire una legge di civiltà che impedisse a tutti di reagire nell'atavica idea di giustizia dell'occhio per occhio e dente per dente), consiglia tutti di aspettare, di attendere di vedere come si sarebbero messe le cose, prima di caricare le canne dei fucili.
E per un po' le cose vanno bene, gli italiani organizzano perfino feste da ballo e sono gentili. Anzi, al padre poliziotto di Bato propongono una collaborazione allo scopo di fare andare tutto per il meglio.
Va bene, ovviamente, fino a che non va male.
Quando chiedono la requisizione delle armi che tutti hanno in casa, qualcuno non ci sta.
Quindi gli italiani chiedono maggiore collaborazione: vogliono le liste di chi non ha consegnato le armi e anche di chi ha simpatie comuniste. E i delatori, si sa, sono sempre presenti con le migliori intenzioni, basta poco per far di un cittadino un traditore quando c'é di mezzo un pezzo di pane in più o una promozione da contadino a cecchino con paga sicura, in tempi di occupazione.
Bato ha 11/12 anni, quando si trova a entrare per caso fra le fila dei partigiani: la sorella è già a combattere, e il padre in prigione per non aver tradito i suoi principi di lealtà verso i suoi concittadini.
So che è azzardato fare paragoni fra la complicatissima storia dei paesi dell'ex Jugoslavia e la Barcellona dell'altro ieri o il Bataclan di qualche tempo fa, però non riesco a non chiedermi se queste candeline, questi tweet commossi e pii, se queste reazioni educate e piene di buoni sentimenti non siano parte del processo rieducativo che gli attentati procurano di insegnarci: noi, di fronte all'aggressore, non dobbiamo reagire.
Candeline e canzoncine ci stanno inculcando l'idea che il nemico è imprendibile, che nemmeno eserciti e polizie possono prevederne le mosse, quindi è inutile reagire, meglio piangere e twittare.
Stanno cancellando dalla nostra memoria l'idea, vecchia ma eterna nel suo valore, che di fronte ai morti ammazzati dal nemico fantasmatico l'unica cosa da fare è ricambiare il favore.
Noi possiamo piangere e portare candeline ma non, mai, chiedere un'immediata chiusura dei porti, un rimpatrio immediato senza se e senza ma di tutti gli immigrati, clandestini e non, e una militarizzazione delle aree ormai occupate e autonomamente gestite da immigrati di seconda e terza generazione, dove ormai nemmeno la polizia entra più.
Non sono tutti uguali gli immigrati, lo so bene.
Non tutti gli islamici sono kamikaze e non tutti gli immigrati prendono a botte i controllori degli autobus che chiedono di esibire il biglietto, lo so: sono cresciuta con i vù cumprà sulla spiaggia e alla porta, e so che nessun vù cumprà prendeva a botte i controllori né andava a falciare gente sulle ramblas.
Ma credo che, ammesso che appunto non si tratti di "processi rieducativi" di cui siamo destinatari (idea di cui mi vado convincendo), quando il nemico ti spara (o ti passa sopra con un camion o un furgone), ritenere tutti gli altri suoi compaesani dei potenziali nemici sia l'unica normale reazione di ragionevole autodifesa.
Se invece mi imponi candeline e gattini (o gessetti), il mio primo nemico sei tu, che disinneschi ogni mia normale reazione cambiandola ogni volta nel segno opposto, che il potenziale nemico lo vai a prendere direttamente a casa sua, che al potenziale nemico fornisci assistenza, servizi e sanità che sottrai di volta in volta ai tuoi concittadini.
Poi c'é questo fatto: le abitudini tendono nel tempo a cambiare la nostra percezione del pericolo. Avanti così, a morti ammazzati pianti senza reazione e con candeline, e finiremo per amareun giorno i nostri boia e per ringraziarli quando, un giorno non lontano, condanneranno alla stanza 101 qualcuno per essersi rifiutato di commuoversi con un tweet o un gattino.
La civiltà occidentale odierna è frutto di passate guerre e pistole.
Candeline e gattini sono la sedazione necessaria alla completa realizzazione della soft-dittatura odierna, quella che stiamo già vivendo.
Ma che a fatica vediamo, sommersi ogni giorno e su tutto, da valanghe di negazioni della realtà che pur abbiamo sotto ai nostri occhi, dei quali però non osiamo fidarci più (i nostri occhi producono solo fake news, ci insegnano; la verità è solo quella offerta dal GF cui siamo chiamati a credere).
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