mercoledì 13 dicembre 2017

L'inutilità e la gratuità

"Una volta mi è venuta l'idea che se si volesse annientare, schiacciare, castigare un uomo in modo così implacabile da far tremare in anticipo dalla paura il peggior bandito, basterebbe dare al suo lavoro un carattere di perfetta assurdità, di inutilità assoluta" (Memorie del sottosuolo - Fëdor Dostoevskij - 1864)
Quasi tutto ciò che faccio per guadagnarmi da vivere è contrassegnato da questa inutilità, giacché tutto ciò che non mi interessa in modo assoluto mi appare di una gratuità che rasenta il supplizio." -
(E. Cioran - Quaderni - 24 febbraio 1958) 
Chissà che ne direbbero i due (Dostoevskij e Cioran) della gratuità che rasenta il supplizio degli attuali lavori di perfetta assurdità, dell' inutilità assoluta di molti lavoretti della gig economy: pedali come un matto, ad esempio, per consegnare cibo a cialtroni che faticano a staccarsi dall'indigestione di serie tv per andarsi a mangiare una pizza. 
Pizza che comunque, fino alla tragedia dell'invenzione delle app che fatturano milioni facendo pedalare gente alla fame per 5€/h lordi, quando va bene, venivano comunque consegnate a domicilio da ragazzi retribuiti meglio dalle pizzerie vicino casa.

Il lavoro inutile che serve solo ad annientare, schiacciare, castigare un uomo in modo così implacabile da far tremare in anticipo dalla paura il peggior bandito.

Infatti, i banditi (quasi sempre impuniti) proliferano ovunque, in ogni città o paesello italiano dove ormai svaligiano case setacciandole per quartiere e/o spaccano vetri alle auto in sosta sottocasa di notte per rubare cruscotti e accessori costati stipendi per rivenderli in paesi dove al costo di un cruscotto italiano ci campa una famiglia.

Vien da pensare che più che pedalare, oggi converrebbe rubare: si fanno più soldi correndo meno rischi e sostenendo meno spese per la manutenzione della bicicletta.

P.S. La considerazione a chiusura è: rubare è ancora un lavoro riconosciuto come tale perfino dai tribunali, che infatti liquidano risarcimenti adeguati all'aspettativa di vita del ladro sparato dalla vittima dei furti. 
Quindi è lavoro utile.
Pedalare invece no, non è considerato un lavoro nemmeno dai tribunali, solo una sorta di passatempo per ragazzini in età scolare da fare a ore perse e che potrebbe fruttare un paio di euro e forse nemmeno quelli. 
Pedalare è un lavoro di una tale perfetta assurdità che farebbe impazzire qualunque bandito.
Che avendo voglia di lavorare sul serio, ruba. E fa qualcosa che da l'avvio una catena produttiva che va dal ricomprare ciò che ti rubano (e son soldi che girano), ai carabinieri che raccolgono inutili denunce di furti, ai ricettatori che si industriano a smerciare ad altri che a loro volta trafficano sulla merce rubata, ai carcerieri, ai giudici, agli avvocati, alle segretarie degli avvocati, alle cartolerie, alle rivendite di bolli per atti giudiziari, ecc ecc fino all'immancabile catering che fornisce pasti su misura per carcerati di ogni razza, etnia, credo religioso.
Rubare fa bene a molti, pedalare solo ai gestori delle app di cibo a domicilio in bicicletta.
Pedalare meno, rubare di più, per risolvere la crisi occupazionale giovanile.
Ecco.

3 commenti:

  1. Ecco, adesso la tua genialità nel congiungere l'impossibile all'impensato rasenta il trip: e dire che non ho mosso manco un muscolo.. -- dei piedi, intendo.

    Fortuna che né la Boldrini né la DIA riusciranno mai ad accorgersene.

    Ciao, fantastiross!
    marilù

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    Risposte
    1. Ops! Mi sa che ho dimenticato di chiudere il post quindi lo faccio ora (leggendo il tuo commento, va a capire perché, mi sono accorta della mia moncaggine (sbadataggine che produce post monchi:dici che la Crusca mi concede il neologismo? Dopo il petaloso produrre neologismi inutili e bislacchi mi sta diventando una passione...)

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    2. Guarda che se insisti, la prossima volta ti chiamo Presidenta, senza neanche il "ross" alla fine; ma sempre e comunque con la "a" finale e la Crusca può anche ritornare spiga, se spera che io cambi dizione.

      Ah, dimenticavo anch'io: condoglianze per il cruscotto. Quello mi sa che non ritorna, proprio.

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