domenica 16 settembre 2018

Dis-integrarsi

"L'Italia è un contributore attivo dell'Unione. Ma mi sono sempre rifiutato di considerare questi rapporti sul piano del dare e avere, anche perché i benefici dell'integrazione non sono quasi mai monetizzabili interamente. Non è attraverso il calcolo contabile che si definisce il vantaggio che l'Unione assicura a tutti i suoi componenti" - PdR Sergio Mattarella al vertice di Arraiolos, per discutere il futuro dell'Ue con i 13 presidenti dei paesi europei. (Fonte)
Se non è questione di vile denaro, ma di benefici quasi mai monetizzabili interamente, provi per una volta a elencarci almeno questi.

Poi, giusto per fare la micragnosa, pure sui benefici dell'integrazione avrei da dire la mia.
Una su tutte: la parola "integrazione" mi inizia a sembrare a senso unico: noi italiani pare ormai siamo costretti a integrare tutto e tutti.

E c'è un problema di misura, nell'integrare qualcosa con un'altra. 
Quando ciò che si vuol integrare supera il livello di saturazione, si hanno due possibili effetti: o le due cose si trasformano in una terza che non ha più nulla a che vedere con le prime due, o il composto "impazzisce", sbrocca, non è più né la prima né la seconda, solo un ammasso informe di materia disgregata che neanche con la colla si riesce più a compattare.

E tocca buttare via tutto.

Per me, quel punto è assai vicino, stiamo impazzendo, e lì si vedranno le reali intenzioni di chi continua a criminalizzarci per l'istintiva ostilità di chi di integrare integrare integrare proprio non ne vuol più sapere.

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