sabato 14 gennaio 2012

Anniversari tragici


1) di mare e navigazione non so niente
2) mai fatto una crociera
3) non oso immaginare la paura e lo shock di chi stanotte si è trovato a bordo della nave e, mentre stava seduto al tavolo della cena, con il vestito bello e leggero, improvvisamente sente il tonfo e si trova al buio mentre intorno piatti, bicchieri, tavoli e persone, finiscono a terra.
4) fuori sui ponti è freddo, è notte, la nave si sta già inclinando e, nel buio, sente assordanti fischietti di cui non capisce il senso
5) il personale di bordo invita alla calma o (perfino) a tornare in cabina (la nave si sta già inabissando su un lato)
6) il comandante dice che non c'è nulla da temere: si tratta di un guasto alle macchine
7) tutto diventa surreale: la nave si inabissa e chi li dovrebbe salvare li stordisce con i fischietti e insieme dice loro che non sta succedendo nulla di grave
8) pare che qualcuno si sia buttato in mare, in preda a un comprensibile panico

9) dopo 1 ora, suona l'allarme

A capire cosa serve subito ai naufraghi sono gli isolani: coperte, abiti caldi, alimenti caldi, un riparo in casa.

Ogni tragedia evidenzia un dato preoccupante: le persone comuni sono molto meglio equipaggiate per gestire le emergenze di quanto lo siano quelli che le emergenze dovrebbero gestirle per professione

Questa tragedia sembra il paradigma del paese: mentre la nave affonda, il comandante minimizza la realtà. Mentre davanti ai loro occhi si dispiega in tutto il suo terrore la possibilità di fare la stessa fine dei passeggeri del Titanic, lui si attiene al manuale delle Giovani Marmotte per seguire la procedura

Non so niente di mare o di navigazione, quindi mi chiedo: il Titanic può nuovamente affondare nel Tirreno, esattamente 100 anni dopo (14 e il 15 aprile 1912 - 13 e 14 gennaio 2012)?

Sempre di notte, sempre freddo, sempre la nave che si incaglia su qualcosa di imprevisto (ma ora, non hanno le sonde radar? non hanno i sonar che rilevano possibili ostacoli sui fondali?)
Sempre un comandante e un personale di bordo che invitano alla calma (o a tornare in cabina) mentre la nave si adagia sull'acqua nera della notte

Pare anche una riedizione di quel Titanic metaforico richiamato con altro post tempo fa.
Attendiamo le indagini, ma non mi stupirei se contro gli scogli (o qualsiasi altra cosa) la nave si fosse incagliata per un guasto alla sonda radar

Non so niente di mare o navigazione, ma è la tragedia più incomprensibile di cui abbia notizia da 100 anni a questa parte.
Ricordo, grazie a Marco Scaini che a sua volta ce l'ha ricordato, che 151 anni fa affondava nel Tirreno l'Ercole, il vascello a vapore e a vela su cui era imbarcato Ippolito Nievo.
Dopo pochi giorni, il 17 marzo 1861, nasceva il Regno d'Italia, data festeggiata lo scorso 2011 (impropriamente, secondo me) come 150°anniversario dalla nascita dell'Italia.
Insomma, sempre più paradigma del Paese, questo affondamento della Costa Concordia.

Dal sito L'Isola web, che pubblica anche un interessante resoconto del fatto e le successive ricerche del relitto da parte del nipote di Ippolito Nievo, Stanislao Nievo:

"Il 4 marzo 1861 era lunedì. Su Palermo splendeva il sole. Nel porto, lungo il molo Arsenale, erano ormeggiati undici battelli, di cui quattro a vapore. La stazza delle imbarcazioni era di circa 450 tonnellate, la meta era la stessa: Napoli. Sarebbero partite ognuna a distanza di tre ore.
Il nome del primo vascello era "Ercole". Nave a vapore e a vela, con grandi ruote laterali come quelle che attraversavano il Mississippi, l'"Ercole" era di costruzione inglese, con una lunga storia di trasporti civili e militari nel Tirreno. Il secondo battello era il "Pompei". A bordo dell'"Ercole" c'era Ippolito Nievo, patriota, letterato e attento cronista della spedizione di Garibaldi, con un gruppo di funzionari appartenenti all'amministrazione militare che aveva gestito le finanze della spedizione dei Mille nel 1860, l'anno prima: custodivano due casse con mezzo milione di piastre e varie fatture. L'amministrazione dei Mille, pulita per quanto disordinata, era finita sotto inchiesta con calunnie di ogni genere, volte a screditare la più libera e fortunata avventura del Risorgimento. Sotto l'inchiesta si intuiva una manovra politica della destra conservatrice e le carte imbarcate sull'"Ercole" dovevano essere una prova schiacciante contro queste manovre: i conti della Spedizione, infatti, dovevano essere sottoposti al Parlamento piemontese."

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